Psoriasi, una campagna social per cancellare le discriminazioni.
Oggi tutti possono avere una pelle da mostrare in pubblico grazie alle nuove terapie biologiche. Ma per raggiungere l’obiettivo e i risultati è meglio affidarsi a dermatologi esperti.

Non abbiate più paura di andare in piscina, giocare a calcetto o indossare un vestito scollato perché avete il corpo cosparso di pustole. La psoriasi, oggi, si può curare purchè seguiate i consigli del dermatologo e vi atteniate strettamente alla terapia. In realtà, con farmaci e soluzioni diverse, la psoriasi era curabile anche in passato, ma troppo spesso chi era colpito da questa forma si rifugiava in se stesso, evitava il contatto con gli altri, diventava eremita perché nell’immaginario complessivo la psoriasi era ritenuta una forma inguaribile. Lo dimostra un sondaggio di Novartis, una casa farmaceutica impegnata sul fronte dei farmaci innovativi, dal quale emerge che l’84% degli 8.300 malati di psoriasi intervistati in Europa ha riferito di essere vittima di umiliazioni e discriminazioni, che il 43% si sente osservato in pubblico e che il 41% che la malattia è contagiosa.

Gli intervistati italiani, poi, hanno riferito per il 40% di sentirsi in imbarazzo, che un paziente su 3 si vede poco attraente e si vergogna della propria pelle, ma soprattutto che il 45 % ritiene che la pelle libera da lesioni è un obiettivo impossibile da raggiungere.
Per sfatare tutti questi pregiudizi, Novartis ha lanciato una campagna, in collaborazione con l’Associazione dei pazienti, ADIPSO, i dermatologi ospedalieri (ADOI) e la Società italiana di dermatologia (SIDeMaST) per indurre i pazienti a non accontentarsi di cure palliative, ma di rivolgersi al dermatologo che oggi è in grado di dare nuove risposte alla soluzione del problema. La campagna “Chiedi al tuo dermatologo” avrà un supporto on line con il sito www.lapelleconta.it e sarà diffusa attraverso i canale facebook e Instagram oltre che attraverso le radio. “Una clear skin (pelle libera) è un obiettivo raggiungibile – ha detto Giampiero Girolomoni, professore di dermatologia all’università di Verona – perché i progressi compiuti dalla ricerca clinica consentono un miglioramento della qualità di vita dei pazienti chiamati a convivere con questa malattia”. Gli fa eco Mara Maccarone, presidente di ADIPSO, l’associazione per la difesa dei psoriasici, che si batte perché le persone colpite dalla psoriasi non rimangano vittime di complicanze come artrite e problemi cardiometabolici.
A questo proposito il dermatologo deve essere riconosciuto come l’unico specialista di riferimento per la psoriasi – aggiunge Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente di SIDeMaST -  “perché la psoriasi non è un problema estetico ma una patologia cronica e invalidante. Ne soffre un milione e mezzo di persone che riportano lesini cutanee che causano prurito, rossore, desquamazione cui si associano dolori articolari e alterazioni metaboliche con pesanti conseguenze sulla qualità di vita e sui rapporti sociali e familiari”. “Importante è infatti il clima di fiducia tra medico e paziente – ribadisce Antonio Cristaudo, presidente ADOI – per condividere speranze e aspettative”.
La cura della psoriasi non porta a una guarigione, ma a una remissione spesso per molti anni della malattia che, a seconda della gravità, prevede interventi o di tipo topico (pomate), farmaci per bocca o iniettivi e per i casi più gravi oggi anche farmaci biologici inieattivi, controindicati soltanto per chi associa gravi malattie come tumori o sindrome metabolica. A tutte queste forme può essere affiancata la fototerapia, un sistema che cattura soltanto i raggi benefici dell’irraggiamento solare. Tutte le terapie, che forse non sono tutte così disponibili sul territorio nazionale, sono prescrivibili dal Servizio sanitario nazionale. In questo vi può aiutare il sito www.lapelleconta.it dove potete trovare tutte le informazioni e le indicazioni per avere una pelle libera da lesioni da mostrare al mare, in piscina o in palestra. Oppure chiedi al dermatologo.
Edoardo Stucchi

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