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Detenuti in libera uscita per azioni di volontariato
Continua nel carcere di Bollate il progetto di rieducazione dei reclusi.
Dopo le iniziative sporadiche all’Idroscalo e per l’emergenza profughi ora gli “articoli 21” lavorano all’oratorio di Bruzzano.


Il carcere di Bollate si rivela sempre più un luogo di rieducazione piuttosto che di costrizione. Lo dimostrano le numerose attività alle quali partecipano i detenuti, non soltanto all’interno dell’ospedale, ma anche all’esterno.
A confermare la tendenza di questo carcere modello è stata la visita di uno chef stellato come Carlo Cracco al ristorante gestito dai detenuti che si chiama “In Galera”, che ha conquistato le pagine di giornali di tutto il mondo, oltre a migliaia di commensali che in un anno hanno frequentato e gustato i cibi del ristorante dietro le sbarre.

Ma poiché lo spirito di chi dirigeva prima il carcere (Lucia Castellino) e ora (Massimo Parisi) è di imparare un lavoro dentro per costruirne uno fuori, alcuni detenuti, grazie alla libertà che concede loro l’art. 21, hanno fondato l’Associazione articolo 21 e gestiscono all’esterno attività di solidarietà. I beneficiari sono i parrocchiani della chiesa della Beata Vergine Assunte nel quartiere Bruzzano di Milano. Grazie all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, infatti, i detenuti nel percorso di rieducazione, possono svolgere attività lavorativa fuori dal carcere, in seguito a una verifica dei requisiti da parte del direttore del carcere e del giudice di sorveglianza. E a Bollate questa possibilità è una prassi e ormai i detenuti che ne usufruiscono dicono “sono un articolo 21”.

La scoperta del volontariato l’hanno fatta alcuni detenuti che l’anno scorso sono andati a pulire l’Idroscalo.


Dopo questa esperienza, alcuni di loro si sono chiesti se era possibile fare opera di volontariato con continuità. La risposta è stata affermativa e sostenuti dalla loro educatrice e con il permesso del direttore del carcere, i detenuti hanno fondato l’Associazione articolo 21 che ha permesso loro di conoscere dal 2014 ad oggi alcune realtà della parrocchia di Affori e di Bruzzano in occasione dell’emergenza profughi, opera che è continuata nel 2015 e nel 2016 all’oratorio di Bruzzano, istituzione che si è da subito resa disponibile per accogliere i profughi.

Da queste esperienze sporadiche è nata un’attività di supporto continuativa presso l’oratorio di Bruzzano che ha affidato loro la pulizia dei locali dell’oratorio, del palazzetto dello sport, degli spogliatoi, il taglio dell’erba, l’imbiancatura e la manutenzione muraria di alcuni locali. Nessuno di loro si è tirato indietro quando c’è stato da pulire da masserizie gli scantinati dell’oratorio. Ora due volontari detenuti vanno in oratorio il martedì e il giovedì per 3 ore, mentre al sabato ne arrivano sei e ci stanno tutto il giorno, pranzo compreso con volontari della parrocchia. In qualche caso i detenuti possono incontrare qui i parenti.
Ma chi sono questi detenuti in semi libertà? Sono uomini dai 24 ai 66 anni e per molti di loro è la prima uscita dal carcere dopo 6-7 anni di reclusione.

Alcuni sono schivi nei rapporti con la popolazione, altri sono più espansivi, ma di fatto sono contenti dell’accoglienza che ricevono. Si sentono come a casa e sono nate molte relazioni di amicizia e stima. In un primo tempo la partecipazione a questa iniziativa è stata presa da alcuni di loro come un modo per “evadere” dal carcere, ma poi si sono resi conto dell’aria serena che si respira in oratorio e per loro è diventato un impegno sacrosanto.

Redazione RecSando - Edoardo Stucchi

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