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Perché abbiamo smesso di scaricare le app?

Negli Usa Facebook, Whatsapp, Instagram e le altre hanno perso il 20% dei download rispetto al 2015. Crescono solo Uber e Snapchat, mentre Google e Apple studiano nuovi modelli di distribuzione

18/06/2016  di dario marchetti
 

L’epoca d’oro delle app è al capolinea, e per rendersene conto non servono i risultati di qualche ricerca: basta osservare la schermata principale del proprio smartphone. A parte qualche rara eccezione, Facebook e Google occupano quasi tutto lo schermo con le loro applicazioni, lasciando che il resto delle icone rimanga lì a prendere polvere digitale. Dati empirici a parte, però, anche i numeri sostengono la stessa tesi: come riportato da Quartz, infatti, più della metà degli utenti negli Stati Uniti oggi scarica zero app al mese. Una bella battuta d’arresto rispetto ai fasti del 2008, quando l’App Store di Apple diede vita a un fenomeno che, a giugno di quest’anno, ha toccato quota 130 miliardi di download complessivi. 

 

Ma perché non scarichiamo più? La risposta più semplice è anche quella più ovvia, e cioè che grazie a poche app abbiamo già tutto ciò che ci serve in termini di funzionalità e servizi. Motivo per cui anche le regine degli store, come Facebook, Whatsapp, Instagram, YouTube e così via, in un anno hanno perso il 20 per cento dei download, con l’eccezione di Uber e Snapchat, che invece continuano a crescere senza problemi: dal 2015 al 2016, entrambe hanno fatto registrare un tasso di crescita superiore al 100 per cento. 

 

In ogni caso, secondo i dati registrati da SensorTower, l’un per cento degli sviluppatori che pubblicano su App Store rappresentano il 94 per cento dei ricavi della piattaforma. Un dislivello che Apple vuole tentare di colmare con un nuovo modello di distribuzione dei ricavi, basato su un sistema che non prevede più il pagamento una tantum delle app, ma un abbonamento. Un modo come un altro per spingere gli utenti a continuare ad utilizzare il software nel lungo periodo, visto che, secondo Localytics, dopo il primo utilizzo la maggior parte di noi abbandona l’applicazione a se stessa, per poi non aprirla mai più. 

 

E non è un caso che Google, durante l’ultima conferenza per sviluppatori I/O, abbia confermato il suo impegno verso l’approccio delle Instant Apps, cioè applicazioni distribuite in tempo reale attraverso il web, senza più necessità di scaricarle preventivamente ma utilizzabili al volo, ogni volta che se ne ha il bisogno. L’app allora, è proprio il caso di dirlo, è servita: il download è morto, viva il download. 

 

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