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TANTA VOGLIA DI #PRATTETO
Enea vuole “rinverdire” le città coltivando specie autoctone

Ci sono giorni in cui se si guarda in alto, il cielo è più grigio di un film in bianco e nero. Allora si spera che girandosi intorno si trovi un po’ di colore. E invece niente, quelle tonalità si sprecano dai palazzi alla strada. Chi abita in alcune metropoli ha presente questi scorci da cementificazione. Che ci siano margini di miglioramento non è una notizia, e che il verde sia il benvenuto è un dato di fatto. Ma c’è ancora tanto da fare.

E c’è chi ci pensa, come il progetto Anthosart, lanciato da Enea  (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e finanziato dal MIUR – in collaborazione con la Società Botanica Italiana e il Forum Plinianum. Se questo progetto si potesse tradurre in immagine, sarebbe quella di città colorate di verde, in cui non mancherebbero i giardini, viali, palazzi, tetti, perennemente coltivati e ricchi di piante. Che adesso, per come si vive in alcune zone della penisola, sembrerebbe una visione utopica.

Ma mai perdere le speranze.

In cosa consiste? “L’obiettivo principale – si legge nel comunicato di Enea – è quello di collegare e di trasferire l’expertise scientifica di orti botanici e banche del germoplasma – vere e proprie casseforti che custodiscono il nostro patrimonio vegetale – al settore florovivaistico (moltiplicatori, vivaisti, garden center, progettisti) per la progettazione e la gestione a basso impatto ambientale del verde urbano e per la creazione di greeninnovative e sostenibili“.

In pratica, come spiegato da Patrizia Menegoni, responsabile del progetto, verrebbero utilizzate all’interno delle città le specie adatte a quel clima e a quell’ecosistema. Perché sarebbe utile? Innanzitutto “porterebbe alla creazione di polmoni metropolitani, quindi riduzione dell’accumulo di calore, contrasto dell’iquinamento acustico, da Co2 e da polveri sottili, e contribuire al deflusso delle acqua piovane“. E solo questo basterebbe per ricordare che siamo in una situazione in cui il clima ha assunto una certa rilevanza. Inoltre “usare piante coerenti con i territori significa minimizzare la spesa di gestione ordinaria“. Che per certe amministrazioni, credo non sarebbe una cattiva idea.

Vogliamo porre l’attenzione del pubblico, anche di quello specializzato, sul patrimonio della flora spontanea italiana, composta da migliaia di specie. Che vengono parzialmente utilizzate privilegiando un’attitudine legata alla moda del momento“. Quali ostacoli? “C’è bisogno di progettazione che tenga conto oltre che degli aspetti estetici anche delle caratteristiche delle specie e possibilità di vivere in quelle condizioni. Un’esigenza è trovare queste specie nei garden center e vivai. Normalmente contengono specie che pronvengono da territori che non sempre sono compatibili con il clima. La nostra idea è costruire gruppi di aziende vivaistiche, progettisti, ricerche, creare tavoli in cui discutere della messa in atto di questo. Ci sono già aziende che hanno chiesto di collaborare“.

C’è da considerare che in questi anni non mancano i gruppi di cittadini e associazioni che si adoperano per migliorare le città con iniziative che mettono al primo posto il verde . Come dire che le forze non mancano, i progetti pure. Ma credo serva ancora una comunicazione costante sotto questo aspetto, una maggiore presa di coscienza e linee guida in grado di dare respiro a determinate necessità.

Inoltre credo che con la conoscenza delle specie del proprio territorio, aumenterebbe l’interesse di cittadini e aziende verso questo settore e le sue problematiche. “Altra questione – spiega Menegoni – è che ci siamo abituati a un’idea di bellezza molto standardizzata, in cui gli oggetti sono tutti uguali, i fiori devono essere grandi o la pianta è bella solo se fiorita. Vorremmo far capire che la bellezza è la regola della natura. Dobbiamo attivare strumenti in modo che questa bellezza sia funzionale e che permetta agli ecosistemi di vivere nelle città. Questo permetterebbe di vivere meglio a un costo molto più basso“.


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