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Musica e Poesia

Raised By Wolves - U2


La canzone è ispirata a un episodio vissuto da un Bono quattordicenne in un quartiere di Dublino dove un autobomba è esplosa nel 1974.

Faccia a terra su una strada distrutta

C'è un uomo all'angolo in una pozzanghera di miseria

Io sono in un camioncino bianco quando un mare rosso copre la terra

Schianto metallico non so dire cosa sia

Ma do un'occhiata e ancora mi dispiace di averlo fatto

5.30 di un venerdì sera 33 brave persone abbattute


Io non credo più

Non credo più

,  Faccia a terra su di un cuscino di vergogna.  
Ci sono delle ragazze con un ago che cercano di scrivere il mio nome. 
Il mio corpo non è una tela
. Il mio corpo ora è il muro di un cesso. 

Io non credo più
. Non credo più. Cresciuti dai lupi
. Più forti della paura
. Cresciuti dai lupi
. Siamo stati cresciuti dai lupi
. Cresciuti dai lupi
 . Più forti della paura
. Se apro gli occhi, 
tu scompari

. Io non credo più
. Non credo più. Il ragazzo vede suo padre schiacciato dal peso. 
Di una croce in una passione dove la passione è odio
. Ford blu metallizzata, la farò scoppiare e sei morto
. Sangue in casa
. Sangue per strada
 . Le peggiori cose del mondo sono giustificate dalla fede
. Targa 1385-WZ

. Io non credo più
. Non credo più

. Cresciuti dai lupi
. Più forti della paura
. Cresciuti dai lupi
. Siamo stati cresciuti dai lupi
. Cresciuti dai lupi
. Più forti della paura
. Se apro gli occhi,
 Tu scompari.

 

Intervista di Joe Coscarelli
Repubblica, 6/12/2015
Durante la serata Bono ha intonato...Ne me quitte pas dedicato alle vittime

"Questa sera siamo tutti parigini.
Se amate la libertà questa è la vostra casa".

Raised by Wolves commemora le autobombe del 1974 a Dublino, marcando la fine dell'innocenza nel tour ‘’Innocence and Experience’’.
"Alcune delle nostre canzoni degli Anni '80, su quello che succedeva in Irlanda, improvvisamente assumono un significato nuovo e un legame con questi terribili fatti di Parigi", dice The Edge, il chitarrista degli U2, aggiungendo che la band sta "pensando a qualche ospite speciale" per rendere omaggio alle vittime.
Al telefono da New York, Bono, il cantante, si mostra ottimista sul ritorno a Parigi, mostrando gioia e coraggio di fronte al terrore. Ecco alcuni passaggi della conversazione.
Dov'eravate quando avete saputo quello che era successo?
"Ero sul palco e stavamo provando a Bercy.
Ci hanno fatto evacuare dall'edificio. Speravamo che le notizie non fossero vere. Era una situazione caotica".
Siete andati al Bataclan a rendere omaggio alle vittime?
"Lo abbiamo fatto prima di andare all'aeroporto. Siamo partiti la sera dopo, avevamo un aereo che abbiamo messo a disposizione degli Eagles of Death Metal, se lo volevano. La cosa migliore che abbiamo potuto fare per i nostri colleghi musicisti è stato comprargli dei telefoni".

Quando è venuto il momento, era importante per voi tornare a Parigi il prima possibile?
"Assolutamente. Il terrorismo vuole terrorizzare, e noi non intendiamo farci terrorizzare. Abbiamo pensato che l'unico vero contributo che potevamo dare in un momento come questo era rendere omaggio ai parigini, che ci hanno regalato il concetto di libertà, uguaglianza e fratellanza. L'Is e questo tipo di estremisti sono un culto della morte. Noi siamo un culto della vita. Il rock'n'roll è una forza vitale, è gioia come atto di sfida.
È questa l'essenza della nostra band. Ed è l'essenza del nostro pubblico, tanto più in questo caso. Posso già sentire il frastuono della folla francese, ci sommergerà. Ed è una cosa potentissima".
Avete seguito le reazioni politiche agli attentati?
"C'è una frase che ripeto, ed è che noi irlandesi sappiamo che non bisogna diventare un mostro per sconfiggere un mostro. Non sono solo le 130 vite che sono state rubate. Hanno cercato di rubarci anche l'uguaglianza e la giusti-zia.
E a giudicare da certe reazioni scom-poste, per esempio le proposte di accogliere solo profughi cristiani, si può dire che abbiano fatto centro. Se riusciranno a cambiarci, saranno riusciti nel loro intento".

Voi siete cresciuti con la minaccia incombente del terrorismo. Come influisce questo sulla vostra visione dei recenti fatti di Parigi, Beirut e altre parti del mondo?
" Raised by Wolves: un qualunque altro venerdì io mi sarei trovato in mezzo a una delle autobombe fatte esplodere a Dublino. Trentatré persone morirono quel venerdì. Io mi salvai.
C'era sciopero degli autobus quel giorno, e io ero andato a scuola in bici. In quella specie di auto-interrogatorio che mi faccio per capire perché scrivo come scrivo mi è venuto da chiedermi perché scrivo sempre canzoni che parlano di giustizia sociale. Mi sono reso conto che questo episodio, quando avevo 14 anni, deve avermi influenzato moltissimo, anche se la scampai".

Dopo quello che è successo, ci sono parti dello spettacolo che correggerete? Quelle sulle autobombe, con le esplosioni?
"Se qualcuno dovesse scrivere un copione per Parigi, e suonassero gli U2, verrebbe fuori uno spettacolo simile a quello che stiamo facendo. Ma non è solo la gioia a essere un atto di sfida. È continuare normalmente con le proprie vite che è un atto di sfida".

Due giorni dopo questa intervista ecco Bono e gli Eagles in concerto a Parigi.

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