Ricordo hashtag, foto profilo, post infiniti in omaggio all’attentato al quotidiano francese Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015. Ma oggi? Non siete già più Charlie? Probabilmente no. E sono sicuro che tra poco smetterete anche di essere quelli del volo 9525 della Germanwings e delle stragi di bambini in Siria.
Il sito di Hatra preso a colpi di kashnikov dall’ISIS sarà solo un ennesimo pretesto di sdegno momentaneo.


Perché noi siamo la società che si indigna, ma che non ricorda. Siamo la società bombardata di notizie e mai di mezzi per veicolarle realmente a una riflessione più ampia.

Così Charlie Hebdo è morto invano.
La libertà di pensiero e di espressione è morta una seconda volta quando i riflettori del mondo si sono spostati a parlare di altro, di qualcosa di più “interessante”, la notizia fresca, lasciando Parigi a leccarsi le proprie ferite da sola.

Noi siamo la società del dramma servito dai telegiornali a cena, quello che aiuta la digestione, che guardiamo senza comprenderne il reale fine.

Non ci domandiamo mai perché al telegiornale non si sentano notizie positive, siamo assuefatti al negativo.

Ormai è solo la tragedia a essere interessante, a fare ascolti. L’indugiare nelle vite distrutte delle persone è un alimento prelibato per talk show e telespettatori. Accompagna ormai i pomeriggi di un po’ tutti noi, anche di quelli che cercano in tutti i modi di evitare il tritacarne mediatico degli orrori. Erba, Garlasco e Brembate sono solo alcuni dei palcoscenici delle tragedie che i media hanno reso celebri e di cui tutti, chi più e chi meno, sappiamo qualcosa.

E Charlie è tristemente stato davvero solo una casella di quel gioco che porta sempre avanti la pedina di morte che ogni giorno ci propinano?
Assuefatti dall’orrore di un sistema che a odio aggiunge odio e che a morte aggiunge morte abbiamo già dimenticato anche questo sacrificio di sangue?
E’ proprio vero che l’uomo non impara nulla dalla storia?

La libertà di pensiero è morta due volte in tutti coloro che non hanno avuto il coraggio di metabolizzare anche solo qualcosa dalla follia dell’uomo, prima di Charlie e dopo. Sarebbe un obiettivo difficile da perseguire, ma di certo nobile, elevare Charlie a baluardo della resistenza contro il sonno della ragione che genera mostri e della società che ogni giorno ci massifica il pensiero.


Redazione RecSando - Mattia Tortelli

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