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Orientarsi al buio. Essere leader nell'incertezza




Tra rischi (alcuni) e opportunità (tante)

La leadership è tra i temi più dibattuti negli ultimi 20 anni a causa dell’enorme cambiamento tecnologico, organizzativo e sociale che si è verificato in questo lasso di tempo. Per leadership noi generalmente intendiamo la capacità di prendere decisioni e guidare e far crescere le persone in un contesto che a sua volta evolve. La leadership assume declinazioni diverse a seconda che si tratti di azienda, sport, politica, medicina e così via ma non cambia nella sua sostanza.

L’emergenza Covid-19 ha introdotto un ingrediente “inedito” a questo contesto ovvero quello dell’incertezza che per noi significa perdere i punti di riferimento tradizionali, avere la sensazione di una mancanza di controllo sulla realtà e non potere fare piani a medio e lungo termine. L’incertezza impatta in maniera radicale anche sulla leadership che per definizione si basa, tra le altre cose, su un’attività di previsione, pianificazione e sulla definizione di una vision sul futuro.

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Coronavirus: Intervista al al Prof. Cassese


Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un'operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

 

Intervista al Prof. Sabino Cassese - Giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa,
nonché professore di “Global governance” al “Master of Public Affairs”
dell’”Institut d’Etudes Politiques” di Parigi





DOMANDA:

 

1 ) Buongiorno  Prof. Cassese, stiamo vivendo un periodo drammatico per la nostra Repubblica e però, a una lettura meno superficiale, non ci sembra errato affermare che si possa traslare questa valutazione percepita sul piano sanitario a quello tout-court delle istituzioni democratiche. Ci stiamo forse accorgendo che, pur se dettati da una specifica evidenza pandemica senza precedenti, i DPCM emanati dal Governo Conte Bis forse potevano essere mitigati o addirittura sostituiti da auspicabili interventi del Ministro della Salute in primis e altresì del Presidente della Repubblica ? 

 

RISPOSTA:

 

La Costituzione riserva alla legge tutti gli interventi limitativi delle libertà personali. É quindi necessaria sempre una legge. Inoltre, la Corte costituzionale ha stabilito altri criteri limitativi: che la legge non deve limitarsi ad attribuire un potere all’esecutivo, ma deve anche disciplinarne l’esercizio (principio di legalità in senso sostanziale); che deve essere identificata l’amministrazione competente; che i limiti possono esser disposti solo per un periodo determinato. Inizialmente il decreto legge numero 6 sfuggiva a molti di questi criteri. Poi la direzione è stata corretta, ma solo parzialmente. Complessivamente, si è seguita una strada oscillante tra la legalità costituzionale e la illegalità, comunque abusando dello strumento amministrativo.

 

DOMANDA:

 

2 ) Fin dall'inizio della decretazione d'urgenza attuata attraverso l'emanazione dei DPCM ( Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ) dal Governo Conte Bis per arginare il dilagare della pandemia da CoronaVirus, Lei si è dimostrato uno strenuo oppositore di tale agire. Logico ritenere che una voce autorevole come la Sua, Giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, nonché professore di “Global governance” al “Master of Public Affairs” dell’”Institut d’Etudes Politiques” di Parigi, non possa essere derubricata come enunciata soltanto da un prestigioso accademico, in quanto durante tutto il Suo percorso nelle istituzioni Lei si è dimostrato un Civil Servant di altissimo lignaggio. 

A Suo dire, cosa davvero può aver rappresentato o forse rappresenta ancora a tutt'oggi un pericolo di tale norma che da circa 3 mesi a questa parte è divenuta prassi ? A Suo avviso, una decretazione con continui rimandi ad altri richiami di legge, ammorba ancora di più il giustificato desiderio anche di chi giurista non è di arrivare a capo di una sana comprensione di tale materia ?

 

RISPOSTA:

 

Inconvenienti ve ne sono stati e sono stati numerosi. Il primo, la incomprensibilità delle disposizioni, piene di rinvii ad altre norme. Il secondo, l’accavallarsi delle disposizioni amministrative. Il terzo, il carattere minuzioso e impreciso dei dpcm: si ambiva a regolare tutto, ma questo ha evidenziato molte lacune. Sarebbe stato meglio definire con atto con forza di legge criteri di carattere generale, fornire chiarimenti in via amministrativa, lasciare più margine di scelta ai privati.

 

DOMANDA:

 

3 ) In quest'ultima domanda vorrei esporLe un mio punto di vista che è divenuto un dubbio che mi tormenta, vale a dire il rapporto Stato - Regioni. Ho sempre ritenuto e creduto che, pur non essendo la nostra una Nazione centralista come può essere pensata sotto tale aspetto la Francia, in nessun modo la possibile riforma costituzionale del 2016 auspicata da Renzi sarebbe stata da considerarsi un plus, pur avendo altresì consapevolezza che la riforma del Titolo V della nostra Costituzione ( quella definita a rigidità debole, entrata in vigore il 24 Ottobre 2001 sotto il Governo Berlusconi bis ) abbia di molto peggiorato le cose in generale. E però, se mi fermo a riflettere sull'ormai mitologica ultima conferenza fiume prima dell'entrata in vigore della tanto agognata Fase 2 e che vedeva in collegamento i presidenti di regione con il Primo Ministro Conte, allora mi viene da dire che è andato in onda un vero e proprio ( mi passi il termine forte ) 'mercato delle vacche' che ha gettato un tale discredito sulla predominanza delle funzioni di centralità del Governo nazionale che non so più affermare con certezza ove finisca un potere e inizi l'altro. Professor Cassese, può aiutarci in tal senso a meglio dipanare l'intricata matassa giuridica testè enunciata ?
 

RISPOSTA:

 

Si è scelta inizialmente la strada sbagliata, perché la profilassi internazionale, secondo la Costituzione, spetta allo Stato e gli interventi sulle epidemie al ministro della salute. Si è invece seguita una strada centralistica con continue interlocuzioni con le regioni, prima consentendo loro di introdurre solo criteri più restrittivi, poi criteri anche ampliativi. Ne è seguita una microconflittualità con accuse reciproche e con incertezze che hanno creato disorientamento.



Redazione N>O>I - Network Organizzazione Innovazione - FM-Staff



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IoP nuova parola di Google: lanciata dal sandonatese Filippo Poletti



Abbiamo già avuto modo di parlare di questo nuovo libro in un articolo apparso sulla Rete Civica di San Donato Milanese e del Sud Est Milano, il 13 maggio scorso, forse tra i primi a parlarne.
RecSando ha portato indubbiamente una grande fortuna al libro di Filippo Poletti, cittadino sandonatese.

Ora vogliamo chiudere il cerchio, orgogliosi di aver contribuito atraverso il nostro portale a far conoscere in Italia, il libro del "cambiamento"

IoP è un acronimo che mi piace molto.  Mi viene in mente il film "L'attimo Fuggente", che senza ombra di dubbio ha lanciato al mondo un nuovo messaggio; "Carpe Diem", cogli l'attimo.
Lo so, non si dice proprio cosi nel film ma a N>O>I, piace storpiare il termine.
IoP è un urlo, un "barbarico urlo al mondo.  ... E risuona il mio barbarico yawp sopra i tetti del mondo.
E' da qui che bisogna ripartire, e chi meglio della Rete Civica, nata per mettere in rete le persone e creare realzioni e scambi di conoscenze e di saperi, non possa essere in linea con il pensiero di Filippo Poletti. 
E' proprio crendo relazioni, scambi di conocenze, creare una rete di persone la chiave per ripartire, cogliere il segnale lanciato da questa epidemia per mettere al centro di tutto le persone.

Le foto presenti in questo articolo sono state scatatte dal fotografo sandonatese Alessandro Tintori, che in accordo con Filippo Poletti, ha rilasciato i diritti per la diffusione.

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Castel Lebenberg tra passato e presente

Castel Lebenberg tra passato e presente
  Uno dei castelli più belli e grandi in Alto Adige visto con gli occhi della sua proprietaria e visitabile da aprile a ottobre, coronavirus permettendo. Il visitatore potrà anche rendersi conto di come si vive in un castello e di quali benefici si possono ottenere in termini di salute e benessere.
 

Non è certamente uno dei castelli più noti dell’Alto Adige, ma senza ombra di dubbio è uno dei più belli e meglio conservatiarredamenti interni compresi. Si trova a Cermes, una località nei dintorni di Lana, nella zona del meranese, troneggia a 505 metri sulla collina morenica da cui prende il nome, “Monte Leone”“Lebenberg” in tedesco. Con le sue mura del colore della terra, l’imponente costruzione si staglia nel verde delle vigne e si riconosce già da lontano grazie al suo torrione alto 24 metri. Castel Lebenberg ha una storia antica che risale al 1200 circa. Nei secoli è passato nelle mani di diversi proprietari, dai signori di Marlengo alla famiglia Fuchs, fino a realizzare il sogno di Adrian van Rossem van Sinoutskerke, un nobile olandese desideroso di stabilirsi nella zona del meranese, territorio molto in voga all’epoca come meta internazionale di villeggiatura per le persone più facoltose, che nel 1925 acquistò il maniero.
 
Adrian van Rossem era il nonno dell’attuale proprietariaAnouschka van Rossem, la nipote che ha deciso di tornare a vivere nel castello quando il suo primo figlio aveva tre anni, dopo essersi laureata a Trento in lingue e letterature straniere. La sua è stata una scelta dettata dall’affetto che Anouschka ha sempre provato per la “casa” in cui è cresciuta, quel luogo insolito in cui abitare che le ha permesso di vivere delle avventure meravigliose, anche con spregiudicatezza alle volte. 

 


 

 

Anouschka ha frequentato la scuola elementare di Cermes, ha invitato gli amichetti al pomeriggio a fare i compiti nella sua “straordinaria” casa, che ha esplorato in ogni suo angolo più recondito. Per Anouschka, infatti, Castel Lebenberg non ha segreti ed è stato il teatro dei suoi giochi infantili, pieni di fantasia e di immaginazione, senza paura, perché “…se vivi in un castello non puoi averne paura, sei abituato al buio e ai rumori di ogni tipo, agli scricchiolii del pavimento di legno, ai versi degli animali fuori, come lo stridere dei falchi che vivono nella torre” afferma Anouschka, quasi sorpresa che si possa pensare il contrario.

 

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Buon Complenno David Byrne


 


BUON COMPLEANNO, DAVID BYRNE




14 Maggio 1952, un grande giorno per la musica. Oggi, 68 anni fa nasceva a Dumbarton, David Byrne, un musicista, cantautore e produttore discografico di origine scozzese, la mente che diede vita e animò uno dei più grandi gruppi new wave i “T∀LKING HE∀DS”.

Già è vero sono i Talking Heads, ma la band soleva scriverlo in questo modo, come a voler dire che già da come veniva scritto il nome si doveva captare  quel suono di “rottura”, qualcosa di contrario alle norma.
È infatti uno tra i gruppi che già dalle prime apparizioni del 1974,  sulla scena musicale newyorkse ha saputo distinguersi miscelando in un giusto equilibrio generi musicali diversi. Si potremmo definire il loro genere “new wave” ma se analizziamo i loro suoni nel dettaglio, in tutte le loro sfaccettature, se le nostre orecchie si soffermano ad ascoltare con attenzione ogni minimo dettaglio, ecco che nella musica dei Talking Heads, possiamo “gustarci” una vasta sonorità di generi miscelati tra di loro con grande maestria che spazia dal pop rock all’avanguardia, alla sperimentazione pura, amalgamando con grande intelligenza musica bianca e musica nera, dando vita ad una proposta musicale che non era mai riuscita a prendere forma prima della loro nascita. La loro musica è arte pura. Eclettici ed estrosi, i Talking Heads, grazie al loro front man esprimono la loro più congeniale espressione durante le esibizioni dal vivo, dove la forte carica emotiva, il vibrare del corpo di David Byrne, come se fosse un tutt’uno con la sua chitarra, riescono ad emanare tra il pubblico delle “speciali sensazioni”, come se onde cicliche stracolme di energia cosmica aleggiassero nell’aria.

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Coronavirus: Intervista al al Prof. Federico Testa, Presidente dell’ENEA



Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un'operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

 


Intervista al Prof. Federico Testa, Presidente dell’ENEA





DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Testa, Lei è il Presidente dell'ENEA, un ente pubblico di ricerca italiano che opera nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile, vigilato dal Ministero dello sviluppo economico. Come sistema paese, causa CoronaVirus, tutti noi stiamo vivendo un periodo buio, per non dire tragico, sia dal punto di vista medico che sociale. Da un ente come l'ENEA non potevamo che aspettarci un contributo scientificamente robusto alla lotta contro la malattia di Covid-19 e puntualmente è arrivato: si tratta infatti dell’infrastruttura CRESCO6, operativa presso il Centro ENEA di Portici, vicino Napoli, un supercomputer in grado di effettuare fino a 1,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo ( 1.4 PetaFlops: Flops, in informatica, indica il numero di operazioni in virgola mobile eseguite in un secondo dalla CPU, quindi in questo caso parliamo di 1015 ). Presidente Testa, a questo riguardo può aiutarci a meglio comprendere come HPC CRESCO possa dare un contributo vitale in questo momento così cruciale per il nostro Paese per la ricerca di farmaci, vaccini e l’elaborazione di dati ?

RISPOSTA:

Per contribuire alla lotta contro il coronavirus, abbiamo messo a disposizione della ricerca scientifica italiana il supercomputer “CRESCO6”,   in grado di effettuare fino a 1,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo. In questo momento così cruciale abbiamo voluto dare un contributo per la ricerca di farmaci, vaccini e l’elaborazione di dati. HPC CRESCO6 - questo è il suo nome tecnico - è la seconda infrastruttura di calcolo per ordine di importanza in ambito pubblico in Italia, dopo quella di CINECA e sta svolgendo un ruolo chiave per testare l’efficacia dei composti sotto indagine, fornendo in poche ore una previsione affidabile della efficacia inibitoria di tali composti, basata su simulazioni a dettaglio atomistico effettuate su migliaia di processori in parallelo.
Finora abbiamo attivato una collaborazione con un team di ricercatori dell’Università di Firenze, coordinato dal professor Piero Procacci, che sta lavorando a un processo per bloccare alla radice il meccanismo di replicazione del COVID-19 e, quindi, lo sviluppo del virus. In pochi giorni di test con questo  gruppo di ricerca sono stati individuati almeno due composti con caratteristiche promettenti, uno dei quali disponibile commercialmente. Inoltre CRESCO verrà utilizzato per cercare di individuare la struttura molecolare ottimale per un possibile farmaco antivirale specifico per il COVID-19. Ma c’è di più. Abbiamo deciso di fare squadra con le altre infrastrutture di calcolo italiane, ossia CINECA (Consorzio Interuniversitario per il Calcolo Automatico), CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e INFN-CNAF (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). L’iniziativa è promossa dall’Associazione Big Data, che raccoglie il 70% della capacità di calcolo e big data in Italia, in collaborazione con la neocostituita Fondazione internazionale Big Data and Artificial Intelligence for Human Development. Tramite un bando a accesso veloce, i ricercatori impegnati in progetti sul contenimento dell’epidemia COVID-19 potranno accedere alle risorse dei principali enti di supercalcolo in Italia. L’obiettivo è sostenere gruppi di ricerca, pubblici e privati, impegnati in progetti contro il COVID-19 con oltre 8 milioni di ore di calcolo.

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È tempo di IoP, persone al centro della ripartenza, di Filippo Poletti


Filippo Poletti: «È tempo di IoP, persone al centro della ripartenza»

A 50 anni dallo Statuto, il libro sull’importanza della comunicazione sul posto di lavoro

Per ripartire ai tempi del coronavirus occorre mettere al centro le persone attraverso la comunicazione interna aziendale. È “tempo di IoP”, di comunicazione che parli alle persone e delle persone. È questa la chiave di lettura proposta nel libro “Tempo di Iop: Intranet of people” (Dario Flaccovio Editore): scritto dal giornalista professionista e comunicatore Filippo Poletti, ex consigliere dell’Ordine nazionale, dal 12 maggio è disponibile su Amazon e dal 28 maggio in formato cartaceo nelle librerie.

«Il nuovo coronavirus Covid-19 – scrive Poletti – ha imposto il distanziamento fisico. Improvvisamente, nel mondo del lavoro, i professionisti si sono trovati da soli, lontani dai colleghi e dalla routine. Per questa ragione occorre ricreare e rafforzare, attraverso la comunicazione interna, quel comune sentire che fa di un’azienda un organismo coeso».

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Florian Schneider è morto il primo Robot, dopo il 7 aprile 2020



Florian Schneider è forse morto oggi ? We Are The Robots

6 maggio 2020


Florian Schneider nato il 7 aprile del 1947 ci ha lasciato il 6 maggio 2020, dopo il 7 aprile.





È il co-fondatore dei Kraftwerk , gruppo musicale tedesco che si formò a Düsseldorf nel 1970.

Dico è il cofondatore e non dico certo è stato, perché chi può dire con assoluta certezza che il predicatore, il visionario, lui che insieme ai suoi compagni fondatori ….. hanno sempre guardato al futuro, non sia già di nuovo qui con NOI, in un’altra dimensione.

Tra poco ci sarà a Milano, il 25 Maggio 2020, il concerto Kraftwerk 3D, o forse no, non ci sarà per via di questo anno 2020, nato con un sistema operativo infettato da un virus potentissimo.

I Kraftwerk da sempre in una dimensione surreale, proiettati nel futuro, hanno dato voce, suoni alle cose. Le cose con loro si sono animate e continueranno ad animarsi grazie al loro talento.
Senza di loro non avremmo dato anima ad oggetti.

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Coronavirus: Intervista al Prof. Villani Alberto


Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un'operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.


INTERVISTA al Prof. Villani Alberto , Responsabile della UOC di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma



DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Villani, stiamo vivendo giorni molto difficili. Se però dovessimo trovare una notizia positiva in questa vera e propria tragedia mondiale e, purtroppo per noi, nazionale, dovremmo senza alcuna ombra di dubbio far riferimento a un aspetto ormai evidente e sotto gli occhi di tutti, vale a dire che la terribile malattia di Covid-19, la quale ha colpito e colpisce senza tregua la popolazione anziana, risparmia invece i bambini. Eppure, a naso, ci verrebbe da dire che anche questa parte della società è molto delicata e infatti fin da subito è stata contenzionata e protetta attraverso la chiusura di scuole e asili nido. Cosa possiamo quindi affermare relativamente a questo apparente discutibile paradosso ?

RISPOSTA:

A oggi in Italia sono meno di 3.000 i casi di infezione documentata da SARS CoV 2 nell'età evolutiva (0-18 anni), di questi meno del 7% hanno richiesto il ricovero ospedaliero e sono 2 i decessi verificatisi, in soggetti con gravi e importanti pregresse patologie. E' stato quindi confermato in Italia il dato iniziale, ricavato dall'esperienza cinese, che i bambini e i ragazzi sono colpiti dal SARS CoV 2, per la stragrande maggioranza dei casi, da forme cliniche meno gravi rispetto a quanto osservato negli adulti e soprattutto negli anziani.  Sono state formulate numerose ipotesi per giustificare quello che sembrerebbe essere un paradosso, ovvero che pur essendo i bambini, soprattutto quelli più piccoli, considerati fragili, contraggano forme meno gravi di COVID 19. Si è pensato che i bambini, già dai primissimi periodi di vita, contraggano infezioni da parte di altri Coronavirus e che questo possa costituire una sorta di generica e aspecifica protezione verso il SARS CoV 2. Altra possibilità presa in considerazione è rappresentata dal fatto che i bambini, grazie alle vaccinazioni a cui sono sottoposti nel rispetto del calendario vaccinale, abbiamo un sistema immunitario stimolato a rispondere alle infezioni in generali, di più e meglio degli adulti. Altra ipotesi è rappresentata da una ridotta di disponibilità di particolari recettori, più abbondanti negli adulti e negli anziani, e quindi minore "accoglienza" da parte dei bambini nei confronti del SARS CoV 2.

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Coronavirus: Intervistiamo il Prof. Gattorno Marco




Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un'operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.


Intervista a RecSando del Prof. Gattorno Marco , reumatologo e pediatra dell'Ospedale Gaslini di Genova







DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Gattorno, durante queste settimane di emergenza i medici del Gaslini hanno potuto mettere a punto un protocollo interno per la gestione dei pazienti pediatrici affetti da Covid-19. Le percentuali dei bambini che hanno contratto il CoronaVirus in tutto il mondo restano bassissime. La pandemia che sta sconvolgendo tutti noi sembra lasciare esente i più piccolini. A 2 mesi dall'inizio di questa vera e propria tragedia nazionale, vi sono già delle specifiche indicazioni medico-scientifiche che possono provare a dare una spiegazione a questa felice casistica la quale può davvero, in un periodo così buio della nostra storia, aprire una seppur piccola breccia di luce ?

RISPOSTA:

Il fatto che i bambini siano solo eccezionalmente colpiti dalla forma più grave di infezione da COVID-19, che è quella polmonare, era già stato notato dai colleghi cinesi e si è confermato in questi mesi di pandemia in Italia. Questa è senz'altro un'ottima notizia. Ancora non sappiamo con esattezza se i bambini sono in realtà protetti dall'infezione o se semplicemente tendono a svilupparla in modo molto lieve e spesso asintomatica. Questo lo capiremo solo quando potremmo contare su test sierologici affidabili e su larga scala. In ogni caso è evidente che esiste qualcosa nella capacità di risposta immunitaria dei bambini che determina questa felice condizione di "protezione" nei confronti dell'infezione da COVID-19. Comprendere i motivi di questo vantaggio immunologico ovviamente si rivelerà molto utile, perché ci permetterà di comprendere quali sono i meccanismi che permettono al nostro sistema immunitario di rispondere efficacemente al virus.

DOMANDA:

2 ) Passiamo ora invece al discorso legato ai vaccini. Come tutti sanno, esiste ormai da un po' di tempo nel nostro paese una severa dialettica tra chi vede in questa pratica medica una conquista moderna e altresì un baluardo ineludibile per la salute delle giovani generazioni e, in contrasto a questa visione, chi invece ritiene sia una inutile e a volte dannosa forzatura attuata per dare seguito a speculazioni più o meno note. Non è questa naturalmente la sede per avallare dei complottismi a volte davvero fuori luogo, a noi interessa conoscere il suo punto di vista su una pratica generazionale fondamentale che, in questo caso, potrebbe aver agito a tutela dei bambini nei confronti del CoronaVirus: Lei ritiene possa davvero essere questa una spiegazione plausibile ?

RISPOSTA:

Al momento non si sa. Esistono solo ipotesi di lavoro. Una di queste è che l'ampia protezione vaccinale effettuata dai bambini costituisca una sorta di allenamento del sistema immunitario all'esposizione a diversi stimoli esterni. Un'altra ipotesi potrebbe essere quella di un effetto protettivo "crociato" di vaccinazioni verso altri patogeni. Veramente ancora non sappiamo. In ogni caso, se ce ne fosse stato bisogno, mai come in questi tempi appare così  chiaro quanto la scoperta dei vaccini e il loro impiego in larga scala sulla popolazione abbia rappresentato uno dei più grandi successi della medicina moderna, e quanto l'ostinata lotta contro gli stessi degli anni passati sia stata tanto anacronistica.

DOMANDA:

3 ) Abbiamo detto che i casi della malattia di Covid-19 nei bambini sono stati fino a ora davvero pochissimi, pur tuttavia non eguali a zero. A tal riguardo, è anche possibile che i casi particolarmente severi e rarissimi generati dal CoronaVirus che hanno colpito alcuni bambini possano essere legati a delle specifiche alterazioni genetiche. Dal 27 aprile è in corso la settimana Telethon, che si concluderà il prossimo 3 maggio, vale a dire il giorno nel quale cesserà la Fase 1 di spegnimento e confinamento anti-pandemia: vogliamo provare a dire quanto è importante sempre ma soprattutto proprio in frangenti come questo la ricerca di base e quindi sottolineare come appoggiare iniziative come quella di Telethon significhi amare la vita ? Per di più adesso che non vi potranno essere banchetti o vendite nelle piazze italiane, spingere tale buona pratica anche online riteniamo essere un prodromo importantissimo per l'inizio della tanto sospirata Fase 2, concorda ?


RISPOSTA:

Non posso che concordare di più, visto che negli anni il nostro gruppo è stato supportato da Telethon con diversi progetti di ricerca su malattie rare caratterizzate da un'aberrante risposta infiammatoria, per la verità molto simile a quanto avviene nella forma severe di polmonite da COVID-19. Proprio lo studio della risposta infiammatoria eseguito in queste forme genetiche rare ci sta permettendo di analizzare nel dettaglio quanto avviene nei pazienti COVID-19 e di cercare di identificare alcuni possibili bersagli terapeutici alternativi e complementari all' interleuchina-6, verso la quale viene utilizzato con apparente successo il farmaco Tocilizumab. Questo è un esempio a mio parere molto calzante di come la ricerca sulle malattie rare non sia solo importantissima per la cura e il trattamento di chi ha la sfortuna di esserne affetto. Sicuramente alcuni difetti genetici congeniti ci danno l'opportunità di indagare con maggiore dettaglio alcuni meccanismi fondamentali di funzionamento e riparazione del nostro organismo altrimenti prima sconosciuti o negletti. Per questo non posso che sostenere con forza ogni supporto a Telethon ed ogni altra iniziativa tesa a supportare la ricerca sulle malattie rare. 


Redazione N>O>I - Network Organizzazione Innovazione - FM-Staff


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Coronavirus: Intervistiamo il Prof. Solimine Giovanni



Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

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Intervista al Prof. Solimine Giovanni , ordinario di “Biblioteconomia” e di “Culture del libro, dell’editoria e della lettura” presso l'Università La Sapienza di Roma




DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Solimine, Lei è ordinario di “Biblioteconomia” e di “Culture del libro, dell’editoria e della lettura” presso l'Università La Sapienza di Roma. Partendo da tali premesse, potrebbe essere scontato pensare che, in un momento di tragedia nazionale come quello che stiamo vivendo tutti noi, almeno un piccolo lume possa rivelarsi quello che, dovendo tutti noi essere forzatamente relegati nelle nostre abitazioni, la lettura di un buon libro, anche fruito digitalmente, ci possa allietare mente e spirito. Altresì, partendo sempre da questa reclusione forzata, si sarebbe potuto pensare che l'equazione più tempo in casa più libri letti divenisse un fattore quasi tautologico. Invece ascoltando alcune sue osservazioni fatte a Radio Rai 3 non è stato proprio così ci è parso di capire, giusto?

RISPOSTA:

Nelle prime settimane di distanziamento sociale ci eravamo illusi che la reclusione forzata avrebbe spinto la gente a leggere di più. Pare che ciò non sia avvenuto, per varie ragioni. In primo luogo, perché la produzione editoriale è stata bloccata e quindi non sono uscite le novità annunciate per la primavera, e poi perché le biblioteche erano chiuse e le saracinesche delle librerie erano abbassate. Quindi, la possibilità di leggere era affidata alla presenza di libri in casa. I dati Istat ci dicono invece che una famiglia su dieci non possiede nemmeno un libro e che, anche nei casi in cui è presente una libreria domestica, il numero di libri disponibili è molto basso: un terzo delle famiglie italiane possiede non più di 25 libri. Ma anche il 20% di chi ha oltre 400 libri in casa dichiara di non averne letto nemmeno uno. Quindi, i libri non sono oggetto familiare per una buona parte dei nostri concittadini, non fanno parte della quotidianità e non potevamo aspettarci che da un momento all’altro comparissero e conquistassero uno spazio nella nostra vita. In questa settimane è cresciuta abbastanza la lettura di libri elettronici, ma anche questa è un’abitudine che non si improvvisa.
Nemmeno il modo diverso di fare scuola ha prodotto effetti positivi sulla lettura: potevamo sperare che l’interruzione dell’attività scolastica potesse rilanciare la lettura, essendo il libro un naturale complemento della lezione frontale e il principale strumento per lo studio individuale. Ma la lettura è assente dalla scuola italiana, almeno in gran parte dei casi: la scuola continua a martellare i ragazzi dicendo che leggere è importante, ma poi non trova il tempo per la lettura all’interno della vita giornaliera delle classi, confinandola ai periodi di vacanze o al lavoro da fare a casa, in aggiunta ai compiti. Una proposta di lettura formulata in questo modo non è credibile: se la lettura è importante bisogna trovarle spazio nell’orario scolastico, come si fa con le diverse discipline, con la religione, con la ginnastica. Anche in questo caso, quindi, se molti insegnanti non prevedono nel loro piano di lavoro la lettura come pratica formativa, non potevano poi tirarla fuori come un coniglio dal cilindro nel momento in cui hanno fatto didattica a distanza.
Il vuoto che si è determinato con il blocco o la riorganizzazione delle attività lavorative e di studio in modalità smartworking è stato riempito in altro modo: è cresciuta di molto la navigazione in rete e la visione dei programmi informativi in tv (i canali televisivi generalisti sono quelli che hanno incrementato maggiormente i contatti). La gente si è dedicata anche ad altre attività, più rilassanti, come la cucina, per esempio.

DOMANDA:

2) Riprendendo il senso della prima domanda che Le abbiamo rivolto, possiamo forse aggiungere di essere stati troppo fiduciosi nel credere in un incremento dei lettori proporzionale al maggior tempo trascorso fra le mura domestiche. Questo forse perché quando cambia il paradigma delle nostre esistenze, allora conseguentemente qualsiasi tipo di offerta, e quindi anche il libro e la lettura, andrebbe totalmente ripensata. Può essere questa una spiegazione plausibile?

RISPOSTA:

Il vero problema è questo, infatti. Tutti abbiamo avvertito in queste settimane un senso di straniamento. La nostra vita è cambiata e non sappiamo neppure descrivere come.
Forse certi cambiamenti sono irreversibili e ce li ritroveremo anche quando si tornerà a una certa normalità: non sarà il ritorno alla situazione precedente, a quella normalità cui eravamo abituati, ma una nuova normalità cui dovremo gradualmente adattarci. Cambieranno le relazioni tra le persone.
I diversi operatori del mondo del libro – autori, editori, librai, bibliotecari, anche insegnanti – e le autorità che a livello nazionale o locale hanno la responsabilità delle politiche pubbliche per la cultura e per la lettura, debbono rendersi conto che tutta l’offerta va riprogettata, alla luce di quelli che saranno gli stili di vita e di apprendimento, l’uso del tempo libero e i comportamenti culturali nei prossimi decenni, nel mondo che sarà pesantemente condizionato dalla pandemia da COVID-19. Dobbiamo cominciare col chiederci quale sarà lo spazio per il libro e per la parola scritta in un mondo che improvvisamente si è trovato scaraventato su un’orbita totalmente digitale.
Vedo che ora le associazioni degli editori e dei librai giustamente chiedono al governo di sedersi a un tavolo per concordare gli interventi necessari a sostenere le imprese e incentivare la domanda di libri, per far ripartire il mercato editoriale ed evitare la chiusura delle piccole case editrici e delle librerie indipendenti che guardano al futuro con grande preoccupazione.
Ma non basta, perché questi provvedimenti potrebbero, nella migliore delle ipotesi, riportare il settore alla situazione di partenza, che già non era esaltante prima del lockdown: il fatturato complessivo del mercato librario nel decennio scorso era sceso da circa 3,5 miliardi di euro a 2,7 e solo da un paio d’anni era tornato sopra i tre miliardi; nell’ultimo quinquennio circa 2300 librerie hanno chiuso i battenti; gli utenti delle biblioteche si sono ridotti di circa il 30% quasi ovunque.
Bisogna approfittare di questa crisi per progettare una nuova proposta e fare un salto di qualità: servono investimenti in tecnologie, sperimentazione di nuovi prodotti editoriali e nuovi circuiti distributivi, formazione degli operatori a nuove funzioni. Serve un aiuto dello Stato ma anche un impegno progettuale da parte dei vari soggetti della filiera del libro, se vogliamo che l’editoria possa essere pronta a giocare la partita della rinascita.  

DOMANDA:

3) Mai come in questo periodo, si è compreso come la scuola italiana presenti grave carenze digitali, unitamente a quelle strutturalmente note. I nostri ragazzi, costretti a casa dal confinamento imposto dalla pandemia in atto, spesso non dispongono individualmente dei dispositivi digitali necessari alla trasmissione del sapere a distanza, e tale presa d'atto del 'digital divide' italiano fotografa una situazione anch'essa talvolta pandemica. Lei ha scritto, assieme al giornalista di Radio Rai Giorgio Zanchini, un libro dal titolo "La cultura orizzontale", pubblicato da Laterza, ove parla di un nuovo che sta prendendo il posto del vecchio. Ma cosa è nello specifico questo Nuovo? E quali effetti sta effettivamente producendo sulla produzione, sulla trasmissione e sul concetto stesso di cultura?

RISPOSTA:

Questo periodo di didattica a distanza ha messo in evidenza tante difficoltà e riproposto i temi del digital divide e della dotazione informatica presente nelle case degli italiani: il 33,8% delle famiglie, rileva l’Istat, non ha computer o tablet in casa; solo per il 22,2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o tablet e si sono presentati problemi rilevanti quando i genitori dovevano lavorare da casa e uno o due figli contemporaneamente dovevano seguire le lezioni. Nel Mezzogiorno la quota delle famiglie senza computer sale al 41,6%, un dato che potrebbe ancora di più scavare un solco nel grado di apprendimento scolastico tra le varie aree del Paese. In questi termini si pone un serio problema di diritto allo studio e, di fronte a una parziale chiusura degli istituti scolastici anche nel prossimo anno scolastico, per il quale si annuncia un regime misto, con una didattica metà a scuola e metà online, non si può non constatare come questa situazione rischi di creare ulteriori disparità. Spesso sono intervenuto su questi temi sul mio blog “La conoscenza rende liberi” (www.giovannisolimine.it).
Ma questi problemi sono arrivati nel bel mezzo di una trasformazione profonda avviata già da alcuni anni, di cui Zanchini ed io abbiamo discusso nel libro che lei ricordava. La produzione e la partecipazione culturale nell’era della rete sono caratterizzate da una comunicazione in linea orizzontale – da qui il titolo del libro – che tende a superare ogni forma di mediazione e a stabilire relazioni dirette. Di positivo, in questo, c’è un avvicinamento tra chi produce cultura e chi ne usufruisce, ma questa ‘orizzontalità’ può anche comportare il rischio di un appiattimento. Certo, siamo più liberi di costruire da soli il nostro palinsesto televisivo, la nostra playlist e, più in generale, di affrancarci da un’offerta preconfezionata. Se quantità, velocità e facilità sono i connotati peculiari del modo in cui si produce e si fruisce cultura in rete, si profila all’orizzonte il pericolo di un impoverimento delle pratiche culturali e di una perdita di complessità che non può che preoccupare. Riteniamo che la cultura debba attivare processi di ‘discernimento’, e ciò significa usare l’intelletto per distinguere, valutare criticamente, riflettere, comprendere, rielaborare attraverso un processo di progressivo confronto e arricchimento. Viceversa, se i comportamenti culturali diventano soltanto un consumo, a volte compulsivo, in cui non c’è spazio e non c’è tempo per accostarsi gradualmente e digerire in modo profondo e intimo l’essenza del contenuto che la rete ci offre, il timore di un impoverimento può essere fondato. È vero che il mondo online alimenta l'intelligenza fluida, agile, immediata, ma noi non possiamo fare a meno di quella cristallizzata, di una memoria a lungo termine che permette contestualizzazione e comprensione degli eventi.  Vecchio e nuovo possono convivere, così come la cultura orizzontale non può fare a meno della cultura verticale.


Redazione N>O>I - Network Organizzazione Innovazione - FM-Staff


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Coronavirus: Intervistiamo il Prof. Perotti Cesare Giuseppe



Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un'operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.


Intervista con il Prof. Perotti Cesare Giuseppe , Direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell'Ospedale San Matteo di Pavia , Direttore IRCCS Fondazione Policlinico S. Matteo




DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Perotti, alcuni malati hanno già ricevuto il plasma di pazienti guariti dal coronavirus e che quindi hanno sviluppato gli anticorpi: è così entrata nel vivo al Policlinico di Pavia la sperimentazione della plasmaterapia. Il protocollo è stato predisposto dal servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell'Ospedale San Matteo, in collaborazione con altre strutture come l'Ats di Mantova. I primi due a donare sono stati i medici di Pieve Porto Morone (Pavia), marito e moglie, primi casi di contagio da Covid-19 in provincia di Pavia. Potrebbe meglio chiarirci la definizione di plasma iperimmune ? Chi possono essere i donatori di plasma ?

RISPOSTA:

Il plasma iperimmune è il plasma che si riesce ad ottenere prelevandolo, grazie all'ausilio di un separatore cellulare di ultima generazione, dai soggetti convalescenti che essendo guariti dall'infezione da covid-19 hanno in circolo gli anticorpi neutralizzanti il virus che hanno permesso loro di superare la malattia.
La donazione avviene in circa 45 minuti, è sicura perchè tutto il processo avviene sotto lo stretto controllo di un software che regola con precisione le fasi di raccolta e reinfusione.
I donatori di plasma iperimmune sono appunto i soggetti guariti che devono fornire la documentazione di disporre di un tampone positivo ( segno di avvenuta infezione) e due tamponi consecutivi negativi (segno di guarigione). Aggiungo che il plasma che noi rilasciamo ha un elevato grado di sicurezza perchè non solo è dotato di tutti gli esami di laboratorio richiesti dal Centro Nazionale Sangue (CNS ) ma ha il plus del titolo degli anticorpi neutralizzanti il virus rilasciato dal prof. Baldanti della virologia del nostro Policlinico, test raffinatissimo che dà l'esatta misura del potere virucida di ciò che andiamo ad infondere.

DOMANDA:

2 ) Il protocollo del San Matteo prevede un sistema di condivisione dei dati che può estendersi anche ad altri ospedali. Il San Matteo, attraverso il suo protocollo, potrà svolgere il ruolo di hub per tutti gli altri ospedali che vogliono aderire. E' questa la dimostrazione di come, durante tale vera e propria tragedia nazionale che stiamo vivendo, si possa sottolineare il fatto che il ruolo della scienza è precipuo ed è rivolto alla possibilità di salvare i malati più gravi e non sempre ricadere nella vexata quaestio degli interessi economici da anteporre alla salute ?

RISPOSTA:

Il protocollo ideato dal Policlinico San Matteo, una volta approvato dal comitato etico e ottenuto il via libera alla raccolta da parte dell'organismo centrale di riferimento ,cioè il Centro Nazionale Sangue,  è stato, come a mio parere si deve fare in momenti come questo, messo a disposizione di tutte le Istituzioni interessate a partecipare, senza alcuna preclusione o interesse di parte. Non solo, è stato messo a disposizione anche, dopo loro richiesta, delle autorità statunitensi che l'hanno adattato alla loro realtà sia giuridica che territoriale e immediatamente reso operativo su tutto il loro territorio. Questo per noi è motivo di orgoglio.
A mio parere la scienza ha il dovere in momenti di alta drammaticità di mettere in campo subito tutte le armi di cui dispone senza badare ad interessi lobbistici ed economici.

DOMANDA:

3 ) Il plasma iperimmune era già stato utilizzato anche in passato, per la cura della Sars e dell’Ebola per esempio. Non è quindi un colpo di genio, bensì si tratta, molto più semplicemente, dell’applicazione di una pratica medica che era già presente e che adesso è ulteriormente migliorata. A tal riguardo però, si potrebbe evincere che tale metodologia di intervento sia orientata soltanto a salvare i pazienti in gravi condizioni. E' corretto questo pensiero oppure, come moltissimi si chiedono e desidererebbero sapere, questa tecnica medica potrebbe essere altresì adottata anche come terapia preventiva alla malattia di Covid-19 ?

RISPOSTA:

Certamente nessun colpo di genio, ma un'idea tutto sommato semplice sviluppata con la tecnologia moderna a disposizione. Mi danno fastidio alcune affermazioni vagamente denigratorie che la definiscono " vecchia", allora anche l'eparina, l'aspirina, la tachipirina sono "vecchi farmaci" ma servono eccome.
Il nostro protocollo è sceso in campo con l'idea di fornire un'arma in più alle terapie già in atto senza alcun intendimento di sostituirsi ad esse o di sovrapporsi ed è diretta ad aiutare i pazienti in condizione severa per evitare prima di tutto che finiscano in rianimazione e se ci sono già di farli uscire prima possibile dalla fase di intubazione.
Negli USA è partito anche un protocollo di utilizzo del plasma iperimmune come tentativo di proteggere, quindi preventivo, gli operatori sanitari esposti al virus. Su questo specifico impiego ho qualche perplessità legata al fatto che non sappiamo ancora quanto l'ipotetica protezione di una trasfusione passiva di anticorpi possa durare nel tempo;in Italia nessun Comitato Etico  approverebbe mai tale ardita pratica.



Redazione N>O>I - Network Organizzazione Innovazione - FM-Staff


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