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La Redazione RecSando insieme agli studenti nel giorno della memoria



di Ornella Bongiorni, Redazione RecSando
“ Sono Michele Samaja, e’ per me una emozione grande essere qui con voi, e vedere i luoghi dove mio padre trascorse alcuni anni della sua vita.
Qui, arrivò nel 1942 dopo le leggi razziali che lo costrinsero a fuggire da Trieste privandolo del suo lavoro in ospedale come medico, la sua unica colpa era quella di essere un ebreo”.

 

Inizia così la giornata della memoria 27 gennaio 2015 all’Istituto Benini di Melegnano davanti ad una platea di studenti dell’Istituto tecnico e del liceo, curiosa ed attenta, in attesa di conoscere la storia di questo medico ebreo arrivato a Melegnano proprio qui nei locali della loro scuola.


Presenti per l’Amministrazione di Melegnano il Sindaco Vito Bellomo e l’Assessora alla cultura Raffaela Caputo, il Preside dell’Istituto Marco De Giorgi e l’insegnante Elena Colombo.

Tutti gli intervenuti hanno sottolineato che la scuola e le istituzioni devono collaborare, perché un popolo che non ha cultura, che non ha memoria, non può pensare di avere un futuro degno della sua storia.

 

Il direttore di Recsando, promotore dell’iniziativa, dopo aver informato i ragazzi dell’esistenza di questa testata giornalistica online, li invita a scrivere le proprie emozioni inviandole alla redazione così , da poterle pubblicare e far circolare le opinioni ed idee.


Commovente il racconto dell’Assessora alla Cultura Raffaela Caputo la quale, mostrando una foto della sua famiglia, con grande emozione racconta quanto successo al padre, deportato in un campo di concentramento e miracolosamente salvato dopo mesi di stenti e la rocambolesca fuga da Gorizia verso la Puglia ,terra d’origine.

Scorrono le immagini della famiglia di Ugo Samaja accompagnate dalle letture dei ragazzi dell’Istituto. Tutti, ascoltiamo in silenzio il racconto di quegli anni difficili e crudeli, scritte da un uomo che fuggiva per non essere preso e portato a morire come tanti altri in quegli anni terribili. “Il libro di Ugo Samaja non è solo la storia di un ebreo che scappa dalle persecuzioni razziali è anche una storia d’amore, l’amore per Lucilla la sua compagna che diventerà sua moglie, la persona giusta al momento giusto e che divise con lui paure e gioie di quegli anni difficili”.

Dice Paolo Rausa il conduttore e animatore della mattinata. “ Ugo, non perderà mai la sua umanità pur nella tragedia, guarderà le cose e gli uomini sempre con gli occhi pieni di fiducia nel futuro, soprattutto dopo aver conosciuto la gente della Val Canale una piccola valle vicino a Bergamo dove si rifugiò per due anni. Di quella gente avrà sempre un grande amore e riconoscimento anche dopo il 1945 anno della liberazione e della fine della guerra”.

La mattinata si conclude sulle note musicale di un musicista ebreo, Moni Ovadia e della sua orchestra.

Gli studenti ascoltano, in silenzio e si avviano verso l’uscita sicuri di aver aggiunto una storia da non dimenticare nello zaino della loro vita.


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