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Emergenza maltempo in autunno ed emergenza inquinamento in estate. Sono 2 tra i tanti sintomi di un sistema malato al quale non si somministrano cure, ma palliativi per tamponare l'immediato.

Ma non si può più parlare di emergenza, poichè non è più un evento occasionale: bastano eventi piovosi non straordinari per causare allagamenti e provocare danni rilevanti. Le alluvioni sono fenomeni naturali, tuttavia tra le cause dell’aumento della frequenza ci sono senza dubbio l’elevata antropizzazione, la costruzione in zone a rischio e la diffusa impermeabilizzazione del territorio, che, impedendo una lenta infiltrazione della pioggia nel terreno drenante, aumentano i quantitativi e le velocità dell’acqua che defluisce verso i fiumi.

Per questo la gestione delle acque piovane è uno dei grandi problemi ambientali anche nel nostro territorio, dove il nostro fiume, il Lambro, andrebbe rispettato, ridando al territorio lo spazio necessario per permettere un’esondazione diffusa ma controllata, ricreando e rispettando le “fasce di pertinenza fluviale”, adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo. Il nostro Lambro, che un tempo dopo le esondazioni lasciava fango, ora plastica colorata, assorbenti e sacchetti di immondizia, oltre a un fango immondo che inquina anche le campagne. Che nessuno pulisce, se non qualche sparuto volontario (vedi Bosco di Montorfano a Melegnano e Levadina a San Donato Milanese).
Continuare a consumare suolo libero drenante, costruire strade in zone a rischio, dipinte come necessarie risolutrici di problemi che avrebbero prima di tutto bisogno di ben altre pianificazioni e interventi che la cementificazione selvaggia, a scapito di preziosissimo suolo agricolo, annientano ancora una volta la possibilità di valorizzare e di mettere in sicurezza le nostre campagne. Campagne che rischiano l'abbandono e che sono destinate e successive urbanizzazioni. Non bisogna cercare molto lontano, basta guardare lo sfregio che la strada Cerca_Binasca in costruzione ha inflitto alla campagna tra Rocca Brivio e Cascina Cappuccina, i cui terreni sono finiti in questi giorni sotto un metro d'acqua.
E’ necessario che il concetto di suolo libero e di suolo fertile, beni comuni ed essenziali degli italiani, passi e si imprima nelle coscienze di ognuno di noi, in primis dei nostri amati amministratori, ogni volta capaci di anteporre a questo concetto ogni scusa utile per erodere territorio. In realtà il territorio è il fondamento di tutte le funzioni ecosistemiche che stanno alla base della vita di ognuno, dai quali si ricavano prima di tutto cibo, salute, sicurezza ambientale, paesaggio e bellezza, un immenso patrimonio culturale collettivo e condiviso, di questi tempi la più grande opportunità economica per la Nazione. Una risorsa insostituibile e non rinnovabile, sulla quale si può costruire il futuro del Paese e si possono creare tante opportunità di lavoro per le nuove generazioni.


Giuliana Piccolo e Giorgio Bianchini - Legambiente Arcobaleno
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Redazione RecSando

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