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Quasi tutto pronto per il Convegno del prossimo 26 settembre “Rocca Brivio: un bene pubblico da tutelare e valorizzare” che il Comitato, nato agli inizi dell’anno all’indomani del primo bando per l’assegnazione della Rocca in gestione o per la costituzione di una fondazione, andato deserto, ha organizzato per rispondere ai ventilati propositi di vendita del bene monumentale che le proprietà pubbliche (Gruppo Cap Holding al 51%, Comuni di San Giuliano e San Donato con pari quota al 21%, Melegnano al 5%) e l’Associazione Rocca Brivio con il rimanente 2%, vorrebbero intraprendere.

Al Comitato Salviamo Rocca Brivio aderiscono una cinquantina di realtà locali e del territorio che vorrebbero fermamente mantenere pubblica la proprietà pur con l’intervento di qualche società del terzo settore o della cosiddetta imprenditoria di comunità. Hanno chiamato quindi le moltissime realtà economiche e sociali che gestiscono beni analoghi, ville e castelli, oppure fabbriche occupate e rimesse in produzione dai dipendenti, seppure con modalità diverse, masserie tolte alla mafia e rimesse in uso sociale, musei della civiltà contadina, sindaci coraggiosi che non si sono arresi alle difficoltà, insomma una miriade di esperienze diverse che dimostrano come sia possibile gestire un bene con finalità sociali, culturali e ambientali.

Tra mille difficoltà. Lo sanno bene le associazioni che da anni operano sul territorio come il Museo della Civiltà Contadina Luisa Carminati o i Vivai Pro Natura che da anni operano nell’ambito delle essenze e della vegetazione tipica di questo territorio significativo dove confluiscono le acque superficiali di fiumi e sotterranee delle marcite, così sapientemente utilizzate dai monaci e dagli umiliati.

E le tante altre realtà sociali e culturali del territorio che hanno fatto della tutela dei manufatti e della storia la pietra miliare per edificare il futuro, diverso rispetto ai capannoni disseminati lungo le arterie disseccate di fabbriche e supermercati in una lunga serie infinita delimitata dalla campagna o dalla memoria offesa come a Viboldone, a Zivido della Battaglia dei Giganti e a Rocca Brivio appunto. Perciò il Comitato ha coinvolto Enti Pubblici (il Ministero dei Beni Culturali, la Regione Lombardia, la Città Metropolitana di Milano e il Parco Sud) e alcune delle tantissime realtà che operano in Lombardia e altrove che gestiscono beni monumentali e realtà sociali al fine di un confronto e uno scambio per allargare la Rete e definire modalità innovative e compatibili dal punto di vista economico-finanziario e ambientale di gestione di un bene che non necessariamente deve passare in mani private perché sia sostenibile la sua gestione.

Intanto il FAI ha ammesso come luogo del cuore la Rocca sostenuto finora da più di 1700 firme di cittadini speranzosi che la proprietà, soprattutto il Gruppo Cap Holding, maggioritario, possa convertirsi sulla via non di Damasco ma di Rocca Brivio e abbracci la possibilità di una sua gestione autonoma ma pubblica. I preparativi fervono allora e sembra di essere con l’acqua alla gola a sentire gli organizzatori, ma poi, come sempre accade, al momento opportuno, Sabato 26 settembre dalle ore 14,00 alle 19,00 la Rocca da vecchia signora in rosso saprà aprire i suoi battenti per accogliere il popolo della cultura, del sociale e dell’ambiente all’aperto, nel rispetto delle distanze. Per info:
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