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Grazie, Shukran, Toda... Buon giorno, as Salam alaykum...Shalom
Ci vorrebbe proprio poco  per iniziare a dialogare in pace tra i credenti delle tre grandi religioni monoteiste:  Cristianesimo - Islam -  Ebraismo.  Basterebbero  due semplici paroline per rompere il ghiaccio : Buon giorno, e poi Grazie.

D'altronde esse hanno lo stesso Dio o Allah o Jahvè. E invece...nel passato, nel presente e,  da come vanno le cose   ai nostri giorni, nel prossimo futuro, la propria Fede fa da alibi alle guerre in corso nel mondo (soprattutto arabo). La parola chiave, è proprio quella:  "alibi", perchè se andiamo a prendere i testi sacri, non si parla di guerra, si parla di Pace.  Si sono affrontati proprio questi temi, all'incontro organizzato sabato 12 dicembre presso lo spazio dell'Arena del Sole, da Muntaha Washesh, giordana, mussulmana,  membro dell'Associazione Araba Sabil, e Don Emanuele Kubler Bisterzo, Vicario della Parrocchia di Zivido, relatore insieme all'imam  dell'Associazione, Mohamed. Il tema era il confronto sul significato della festività natalizia, e delle religioni, a poca distanza dagli ultimi tragici eventi di Parigi, e dal terremoto mediatico, scoppiato intorno al preside che avrebbe fatto dei divieti riguardanti i festeggiamenti del Natale per non urtare la sensibilità dei bambini non cristiani. Intorno al tavolo si sono seduti anche Alessandro Lorenzano - sindaco della Città - Mohamed Al Qudah - portavoce di Sabil - Sinan Al Kudah -traduttore dall'arabo - e "quel preside"  il Professor Marco Parma, che tutta l'Italia ha conosciuto nell'ultimo mese come "il preside che ha vietato il Presepe" nella scuola elementare da lui diretta nel comune di Rozzano. 


Dopo i saluti di Muntaha Washesh,  (proveniente da uno dei paesi più moderati del mondo arabo, dove cristianesimo e islam convivono senza problemi), la quale ha  ribadito  il concetto che la sua religione  parla delle figure  della religione  cristiana  con profondo rispetto, (benedicendo i loro nomi ogni volta che li pronunciano, così come fanno con il loro  profeta sentiremo più avanti) e infine,  madre di quattro figli nati in Italia, non ha mai avuto problemi a partecipare agli eventi natalizi a scuola,  (così come succede in Giordania) in nome di quella integrazione  culturale a cui crede fermamente in quanto arricchisce le culture di entrambi, invece che dividerle.
Guardare a tutto ciò che unisce, come diceva Giovanni XXIII°, esordisce don Emanuele, ricordando che lo stesso aveva avuto un'esperienza nel mondo islamico quando era nunzio apostolico nei balcani e in  Turchia, dunque aveva conosciuto popoli, culture e religioni diverse. E  poi ne aveva sviluppato il pensiero con il Concilio Vaticano II°. Ma anche l'attuale Arcivescovo di Milano, Angelo Scola auspica integrazione e dialogo. Poi  iniziando il discorso sull'importanza del Natale che sta arrivando, e del Presepe   "Esso è un segno di unità, pace e  fraternità Universale".  "E il Signore sa di quanta pace c'è bisogno oggi.." (lo stesso Signore che con il Natale, i cristiani ricordano che si è fatto uomo, e venne ad abitare in mezzo a noi).
La parola chiave potrebbe essere "applicativi"....è  ad  essi che pensa  per spiegare le differenze tra  le due religioni, il portavoce dell'Associazione Sabil sig. Mohamed Al Qudah: In Giordania, per rispetto della minoranza cristiana, Natale è festa nazionale.... Islam in italiano vuol dire pace, per essere mussulmani, bisogna conoscere cristianesimo ed ebraismo. E per essere buoni mussulmani bisogna rispettare Gesù e Maria. Abbiamo il 70/80% di cose che ci uniscono: bisogna farne tesoro. Ricorda poi, tutte le iniziative comuni con i cristiani in città, auspicando che sia sempre più una collaborazione costruttiva: "è la nostra religione che ce lo impone".                
Ovviamente la curiosità era sentire la voce del prof. Parma, con la speranza che finalmente dipanasse il dubbio....sarà vero che non fa fare il presepe a scuola? "Le caricature fatte su di me le consegno alla storia..." Ricordando i suoi trascorsi nell'Istitituto sangiulianese diretto anni fa, ringrazia i concittadini che in questa occasione lo hanno sostenuto e difeso per le sue scelte.
Lui c'era 50 anni fa, all'apertura del Concilio, e  ricorda bene il  discorso di Giovanni 23° che finiva con la carezza del papa da portare a casa ai bambini.. .   Allora non si parlava di dialogo tra le religioni monoteiste, ma il dialogo tra le confessioni  cristiane!  disse San Giovanni 23° "continuiamo a volerci bene così,  trovandoci così nell'incontro, cogliere quello che ci unisce,  lasciar da parte,  se c'è, ciò che potrebbe metterci in difficoltà - fratres sumus".  <Ho sempre tenuto fede a questi criteri. Almeno  quando nelle scuole italiane  la presenza straniera si contava sulle dita di una sola mano. Adesso si contano sulle dita di ogni  mano per ogni classe. Da allora ho imparato che un dirigente scolastico, non è  un califfo, uno che  decide per i fatti suoi.  Egli è circondato da professionisti,   con la quale collaborare e programmare, e portare avanti responsabilmente l'autonomia che compete,  interpretando ciò che accade nella propria comunità.  Avrò avuto un eccesso di laicità, come ha detto il sindaco di Rozzano. Ma ho avuto la solidarietà delle comunità ebraica, musulmana e testimoni di Geova di Rozzano , oltre che dalle insegnanti di religione cattolica  del plesso scolastico e dal coordinatore degli insegnanti di religione cattolica della diocesi di Milano Giovanni Battista Rota. Non perdono  coloro che hanno dato scandalo a dei piccoli studenti,  solo a scopo politico, e spero che non replichino. Poi ora tutti sanno che sono state dette solo falsità, e che non ho abolito niente.>
 L'imam Mohamed, laureato in teologia islamica, tiene i sermoni del venerdì  all'Associazione (e ricordo che prima che venga tenuto, lo stesso viene trasmesso alla pubblica autorità n.d.r). Nota dolente, non parla italiano, per cui ciò che dice viene affidato alla traduzione di Sinan Al Qudah. Il quale riferisce  la prima parte del  suo discorso, che è un inno a Maria, la prediletta di Allah, madre di Gesù, messaggero di Pace.  Maria, in quanto Madre di Gesù,  è la figura femminile  più importante anche nella tradizione islamica. Lui stesso ha chiamato la propria figlia con quel nome. Tutto il seguito è un inno alla pace, tanto nella Torah, quanto nel Vangelo e nel Corano dove si aggiunge: non solo tra gli uomini, ma tra tutti gli esseri viventi. Termina, l'imam, ringraziando coloro che hanno il buon senso di dissentire dal  commettere del male in nome della religione islamica, e recitando la sura che predica dialogo e confronto tra tutti gli esseri umani.
L'ultimo intervento è stato del sindaco Lorenzano, che il portavoce ringrazia per la costante collaborazione dell'Amministrazione. Egli riccambia il <grazie>, per aver manifestato in modo visibile e concreto con cortei e proclami  contro il terrorismo nei due casi terribili delle stragi di Parigi. Parla di confronto tra culture, il primo cittadino, complicato a volte. E richiama anch'egli al discorso di San Giovanni 23° "valorizziamo quanto c'è di positivo"  Ritorna agli... applicativi, che possono essere  tutte le persone di buona volontà che vorrebbero far funzionare tutto bene. Ma poi ci sono i virus degli estremismi , che bisogna combattere.  E un modo per combatterlo è il lavoro, la cultura. E questo è il compito delle istituzioni e della politica. 
Mi ha colpito moltissimo l'intervento finale di un immigrato libanese, residente in città da 40 anni. Si dichiara mussulmano non praticante, il quale, come  molti connazionali,  denuncia che molti ragazzi delle nuove generazioni si sono allontanati  dai luoghi di preghiera. Con forza, ha chiesto all'imam di adoperarsi affinchè siano loro nei sermoni a predicare la pace, onde evitare che  molti si facciano affascinare dal richiamo del fondamentalismo, e si tasformino in seguaci del famigerato ISIS. Altra richiesta, è quella che l'imam parli italiano, perchè molto spesso, i figli di seconda o terza generazione, non capiscono l'arabo, altro motivo di allontanamento dalla loro religione.
Redazione RecSando Angela Vitanza

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