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Non posso che essere contenta, essendo donna, delle parole pronunciate oggi nell’Omelia della celebrazione della festività di San Giuliano Martire, da Don Lino Maggioni, prevosto della Parrocchia fino a settembre scorso.
Andiamo con ordine.

San Giuliano Martire è in calendario il 9 gennaio, e le celebrazioni in suo onore sono cominciate nella Messa delle 18 di quel giorno, con l’esposizione della sua reliquia. Sabato sera invece, durante la messa vigiliare della domenica, è stato benedetto il pane il pane di San Giuliano, donato dai panettieri della Città e le offerte fatte per portarlo a casa sono per le opere parrocchiali.

Ma l’attesa era per la Concelebrazione di questa mattina. Per tradizione, all’inizio della Messa, viene bruciato un pallone, simbolo del martirio, posto all’interno della Chiesa, vicino al fonte Battesimale.

A presiedere la solenne Eucaristia, ed ecco una buona parte del motivo della tanta attesa… oltre della Chiesa affollatissima, il ritorno di don Lino Maggioni, per la prima volta da quando ha lasciato la guida della parrocchia il settembre scorso. Con lui sull’altare Don Luca, don Alessandro e don Alfredo.
Quest’anno tutto è andato per il verso giusto, l’esperienza di averlo già fatto altre volte, ha fatto si che il pallone prendesse fuoco all’avvicinarsi della fiamma. Cosa che non era successa lo scorso anno quando a presiedere era venuto Mons. Erminio De Scalzi, Vescovo Ausiliario di Milano, Abate della Basilica di Sant’Ambrogio: ci erano voluti 10 minuti prima che il pallone iniziasse a bruciare.
Dov’eravamo rimasti? Dice don Lino all’inizio dell’Omelia. Perdonatemi se sarò più lungo del solito, ma l’occasione lo richiede. E dopo aver salutato e ringraziato i convenuti, don Lino passa alla prima lettura che per questa festa è sempre riferita alla vita del Santo Patrono della Città. San Giuliano, Cristiano Martire per la sua Fede ad Alessandria d’Egitto. Un’analogia con i fatti di questi giorni: pensiamo ai nostri fratelli in Siria, Palestina, Iraq, Repubblica Centro Africana, Sud Sudan, Nigeria.
San Giuliano aveva una moglie, Santa Basilissa. Chissà se sarebbe diventato santo senza di lei. E qui iniziano gli elogi alle donne: Valorizziamo le donne. Per ciò che va bene, o che non va bene in una casa “Cherchez la femme”, citando il detective dei libri di Dumas.
Ricordiamoci dell’importanza di una donna per l’organizzazione in una casa, in una parrocchia (se decidessero di scioperare, si potrebbe tirare giù la cler), nella Chiesa, che, citando Papa Francesco, una Chiesa senza donne, è come se gli apostoli non avessero avuto Maria.
Ma ricordiamoci anche di vivere da Cristiani del e nel nostro tempo. Cominciando nella nostra Comunità. Opportunità ce ne sono tante. Importante è volerle e saperle cogliere.
Compiti per casa, li ha definiti Don Luca, ringraziandolo per la sua venuta, e ringraziando le autorità civili, militari, le Associazioni e i fedeli accorsi numerosi per stringere ancora una volta il Prevosto in un abbraccio caloroso.

Redazione RecSando Angela Vitanza – Foto Luigi Sarzi Amadè


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