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Fiore all’occhiello delle iniziative organizzate dalle 7 Parrocchie per la Festa Patronale 2014, con il Patrocinio del Comune di San Giuliano Milanese, è stato senza alcun dubbio la Mostra “Il Vangelo secondo Giotto”, fedele riproduzione di ¼ della Cappella degli Scrovegni di Padova, allestita nella Sala Esposizioni Tapia Radic, in Piazza della Vittoria.

Ha aperto i battenti venerdì 3 ottobre, alla presenza dell’Assessore alla Cultura Maria Morena Lucà, che fin dal suo insediamento 3 anni fa, insiste sull’importanza che hanno le iniziative culturali per la crescita della persona. La presenza del curatore della Mostra, il Professor Roberto Filippetti, ha attirato un numeroso pubblico attento e interessato, al punto da doverlo dividere in due gruppi per la visita, guidate entrambe dallo stesso Professor Filippetti. E per i più appassionati, ha replicato la sera nella Chiesa di San Giuliano Martire, dove la spiegazione di quadro per quadro della Cappella, proiettati sul grande muro bianco dietro l’altare, è stata arricchita da canti sacri eseguiti dal Coro Milano. Un‘ora e mezza di cibo per l’Anima!
Visitatore d’eccezione della Mostra, il Direttore di Palazzo Reale Milano Domenico Piraina, che ha scritto per noi di RecSando qualcosa di più su questo gioiello Giottesco.

“Nella mirabile e secolare storia della Cappella degli Scrovegni, non sempre viene raccontato che l’Umanità ha rischiato di perdere per sempre questo capolavoro.
Nella prima metà dell’Ottocento, i nobili Gradenigo , ultimi eredi degli Scrovegni, avevano intenzione di strappare gli affreschi di Giotto e venderli al Victoria and Albert Museum di Londra.
Il terribile proposito non andò in porto per la ferma opposizione del Comune di Padova e dei suoi cittadini : nel 1880 l’edificio venne fortunatamente comprato dal Comune di Padova. Così venne salvato dalla rovina e dalla dispersione uno dei più grandi capolavori di tutta l’Umanità.
A causa dell’ avidità umana abbiamo rischiato di perdere un’opera miliare della nostra storia culturale, realizzata proprio da colui che aveva restituito all’uomo il ruolo di protagonista della pittura.
Giotto infatti è rivoluzionario sotto molto aspetti: schiere di critici hanno insistito sul recupero del volume, dello spazio e della fisicità del disegno, dopo la piattezza e uniformità bizantina. Tutto vero. Mi sembra però sempre più necessario porre l’attenzione sul fatto che Giotto ha ridato dignità all’uomo, agli oggetti, agli animali, alle piante, agli aspetti umili e nobili della nostra esistenza. Ha ridato dignità alla realtà, alla vita quotidiana, ai sentimenti.
Per capire la portata rivoluzionaria di Giotto occorre confrontare le sue opere con quelle realizzate dai Maestri a lui coevi. Si può vedere chiaramente la differenza abissale: l’umanità di Giotto riacquista un aspetto più normale e terreno, più naturale. San Francesco è si un santo ma anche un uomo, il Cristo è anche un uomo che gioisce e si dispera, che sulla Croce soffre e patisce veramente: non è più una immagine ieratica, imperturbabile.
L’immenso poema sacro rappresentato da Giotto sotto la volta blu della cappella degli Scrovegni abbagliata da più di settecento stelle, si trasforma in un dramma umano in cui tutti i personaggi sono ricondotti nella concretezza della vita quotidiana.
Nei volti dei personaggi possiamo leggere i loro stati d’animo, le loro emozioni, gli affetti: nell’episodio della deposizione di Cristo, le dolenti partecipano del dramma accaduto, si disperano come ogni mamma si dispera per la perdita di un figlio. Si osservi la brutalità con la quale Gioacchino viene cacciato dal tempio a causa della sterilità del suo matrimonio con Anna, la sua espressione triste e infine l’abbraccio affettuoso tra Gioacchino ed Anna, subito dopo aver appreso la notizia della prossima maternità di quest’ultima, madre di Maria.
Tutto questo è vita, realtà, storia che noi tutti, direttamente o indirettamente, viviamo. Ecco perché, nonostante siano passati sette secoli, Giotto vive accanto a noi. Non lo consideriamo indecifrabile; anzi, il suo linguaggio ci parla di noi, egli parla con noi e noi lo capiamo. La sua pittura è contemporanea, attuale appunto perché è un arte senza tempo, un’arte universale, che risponde agli interrogativi eterni, più veri, sinceri e urgenti dell’Uomo.
La sua arte è come un libro del mondo che non finisce mai di stupirci, che non smettiamo mai di interrogare per avere risposte alle nostre domande più importanti. Proprio quello che succede con la Divina Commedia, scritta da Dante quasi contemporaneamente alla realizzazione degli affreschi della Cappella degli Scrovegni.
Duecento anni dopo un altro grande rivoluzionario, Leonardo da Vinci, scriverà: “ Farai le figure in tale atto il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile”. Il Cenacolo sarà la rappresentazione pittorica di questo pensiero: esso è la rappresentazione dei sentimenti provati dagli apostoli nel momento stesso che Gesù dice “uno di voi mi tradirà”.
Qui ha inizio l’arte moderna come la viviamo ancora oggi; Giotto l’aveva già anticipata”. Domenico Piraina.

Redazione RecSando Angela Vitanza – Foto Luigi Sarzi Amadè

La Mostra il Vangelo secondo Giotto sarà visitabile gratuitamente fino a Domenica 19. Volendo, si può prenotare la visita guidata, anch’essa gratuita, telefonando al 3477887017.


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