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La notizia sorprende i dipendenti, che speravano di evitare i licenziamenti dopo l’accordo raggiunto lo scorso dicembre

Bindi
 
Nuovi venti di protesta iniziano a soffiare sulla Bindi di Sesto Ulteriano, dopo l’annuncio da parte dell’azienda di voler procedere a 126 licenziamenti.
Il clima tra i reparti della storica azienda dolciaria sangiulianese torna quindi a farsi molto teso, dopo gli scioperi e le manifestazioni dello scorso anno, quando i vertici aziendali avevano messo in preventivo 150 tagli su circa 500 dipendenti. All’epoca, dopo serrate trattative tra la proprietà e le rappresentanze sindacali, all’inizio di dicembre 2013 era stato trovato un accordo che scongiurava i tagli. In base al documento sottoscritto, veniva adottata la cassa integrazione straordinaria per 24 mesi, nel corso dei quali l’azienda si sarebbe impegnata in un piano di investimenti. In aggiunta, Bindi aveva assicurato collaborazione per coloro che avessero optato per la mobilità volontaria o il pensionamento anticipato. A distanza di neppure 1 anno da quella data, però, tutto pare essere stato messo in discussione, con i 126 tagli preannunciati. Secondo quanto avrebbero riferito gli stessi vertici aziendali ad Assolombarda, alla base della “sforbiciata” annunciata ci sarebbe ancora l’inesorabile calo degli ordini, segno che il morso della crisi non abbia accennato ad allentarsi.
La notizia di questi nuovi esuberi è giunta per i dipendenti come il proverbiale fulmine a ciel sereno poiché, nel corso di questi mesi, Bindi avrebbe utilizzato solo parzialmente la cassa integrazione, il che era stato letto come un segnale di ripresa.
Alla luce di queste amare novità, i sindacati hanno già annunciato la ripresa delle proteste, programmando scioperi, presidi e il blocco degli straordinari già per i prossimi giorni.
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