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 Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra. Tre parole che possono essere racchiuse in una: mafia. Sono ormai molto lontani i tempi in cui si pensava che la mafia fosse un malaffare confinato al sud Italia. Anzi, la criminalità organizzata è presente più che mai nell’Italia settentrionale, fenomeno che alcuni erroneamente attribuiscono al fatto che molti condannati per mafia siano stati incarcerati al nord. La realtà è che al nord la mafia ha trovato terreno fertile per i suoi affari.

IL REPORT DI LIBERA: LA MAFIA AL NORD
E’ la stessa associazione Libera a fornire i dati della mafia in Lombardia in un interessante report aggiornato lo scorso ottobre 2013: il documento illustra in maniera chiara come la mafia sia riuscita a mettere le sue radici anche in Lombardia e attraverso quali campi. In particolare Milano è stata definita “crocevia europeo del narcotraffico”, primato assicuratole anche dal fatto che nel capoluogo lombardo sono circa 120mila le persone che fanno uso di droghe.

 

Ma non solo nel campo delle sostanze stupefacenti si manifesta il fenomeno mafioso, di seguito un elenco delle principali attività spesso svolte al fine di riciclare il denaro sporco:

  • costruzioni edili attraverso aziende che, avvalendosi della compiacenza di amministratori locali, si infiltrano negli appalti pubblici
  • stoccaggio e smaltimento rifiuti
  • centri commerciali e multisale cinematografiche
  • autorimesse e commercio di automobili
  • bar, panetterie, locali di ristorazione
  • sale videogiochi, sale scommesse e finanziarie
  • discoteche e night club (e tutti i luoghi utili a far circolare la droga)
  • società di trasporti
  • società sportive
  • distributori di carburante
  • servizi alberghieri, di facchinaggio e pulizia
  • sportelli di money-trasfert cosiddetti “Compro Oro”

A tal proposito, le parole del magistrato della Procura milanese Armando Spataro raccontano al meglio cosa significa mafia al nord: <<Mi meraviglio di coloro che ancora si stupiscono della presenza della mafia al nord – ha dichiarato lo scorso dicembre 2012 il  procuratore ospite a Melegnano dell’Osservatorio Mafie Sud Milano -: a distanza di tempo sono cambiate le modalità di azione ma non la presenza della mafia. Mentre prima le mafie producevano più omicidi, ora si concentrano sul movimento terra, sui rifiuti e nell’edilizia: si è instaurata un pericoloso circolo di matrice mafiosa per cui l’imprendit

ore accetta di pagare il pizzo se in cambio la mafia gli garantisce appalti, e la mafia in cambio di voti per i politici ottiene dalle amministrazioni gli appalti per cui è interessata. Non invidio la delicata situazione che si trovano a dover gestire i piccoli amministratori locali: viene richiesto come garanzia il certificato antimafia che di fatto non assicura l’assenza della mafia che potrebbe essere verificata solo con controlli all’interno dei cantieri>>.

AMMINISTRAZIONI IN ODOR DI MAFIA e BENI CONFISCATI
A distanza di un anno dall’arresto del primo cittadino per corruzione e associazione mafiosa, lo scorso ottobre 2013 il Consiglio dei Ministri ha sciolto l’Amministrazione comunale di Sedriano per infiltrazioni mafiose. Si tratta del primo provvedimento di tale natura adottato in Lombardia, ma non di certo il primo in tutto lo Stivale come spiega un articolo de Linkiesta.it. Non sempre la presenza della mafia sul territorio si palesa in questo modo, il più delle volte il fenomeno viene alla luce solo dopo l’intervento della giustizia. A dimostrarlo l’ANBSC (Associazione nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata): il sito internet infatti riporta il numero di beni confiscati alla criminalità per ciascun comune d’Italia. Questi i dati di alcuni comuni del sud Milano:

  • San Donato: 36 beni confiscatisud milano - Copia
  • San Giuliano: 11 beni confiscati
  • Peschiera Borromeo: 11 beni confiscati
  • Mediglia: 5  beni confiscati
  • Melegnano: 1 bene confiscato

PROTOCOLLO DI MERLINO e AVVISO PUBBLICO
Esempi di comuni virtuosi ce ne sono, primo fra tutti il comune lodigiano di Merlino che ha adottato nel 2011 il “Protocollo di Legalità” come strumento per individuare le aziende virtuose che intendono insediarsi nel territorio: le aziende private che aderiscono al protocollo vengono sottoposte ai controlli volti ad accertare la gestione di appalti e flussi finanziari, ricevendo in cambio la possibilità di usufruire di un incremento volumetrico dell’8per cento. Detto in soldoni: le aziende che non hanno nulla da nascondere potranno costruire di più.
Sembrerebbe voler andare nella stessa direzione il Comune di Melegnano che ha istituito lo scorso marzo 2013 il “Tavolo della Legalità” al fine di intraprendere la stessa strada del comune del Lodigiano nel tentativo di contrastare le infiltrazioni criminali all’interno degli appalti privati. Una proposta simile è stata presentata nel Comune di San Giuliano, proposta che però non è andata a buon fine: è stata presentata e ritirata dopo due anni a causa del ritardo nella redazione del parere da parte dell’ufficio tecnico. Così come, sempre a San Giuliano, non è andata in porto nemmeno la realizzazione di un Osservatorio antimafia.
Maggior successo invece ha avuto l’associazione Avviso Pubblico a cui hanno aderito sia San Giuliano che San Donato. L’associazione, previo versamento di una quota annuale diversa per ciascun ente pubblico aderente, ha l’obbiettivo di svolgere attività di sensibilizzazione per contrastare il fenomeno mafioso in collaborazione anche con Libera e Arci.

OSSERVATORIO MAFIE SUD MILANO
Nato nel 2011 e divenuto associazione nel dicembre 2012, lOsservatorio Mafie Sud Milano è una realtà operante nei Comuni di Melegnano, Carpiano, Dresano, Cerro al Lambro, Colturano, Mulazzano e Vizzolo Predabissi con l’obbiettivo di estendere il proprio raggio d’azione anche al Comune di San Giuliano. Oltre ad organizzare eventi di sensibilizzazione e presentazioni di libri riguardanti la tematica della criminalità organizzata, l’Osservatorio attualmente collabora con le forze dell’ordine al fine di fornire un contributo nella lotta contro le mafie.

Quelli esposti sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per arginare l’ormai espanso fenomeno mafioso. Tutti i Comuni sono capaci di far sventolare striscioni con i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come simboli della lotta contro la mafia. Ma quanti amministratori locali sono realmente disposti a proseguire nel cammino intrapreso da coloro che si sono sacrificati per questo Paese?

 

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