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“Il futuro della Rocca Brivio ci sta a cuore,
per questo abbiamo chiamato a confronto le realtà più significative nel campo istituzionale, culturale, sociale e ambientale, per capire come sia possibile trovare una strada ecosostenibile per la gestione del palazzo monumentale seicentesco della Rocca, la Signora in rosso come viene definita per via delle facciate ricoperte dai tipici mattoni rosso marrone utilizzati per i nuclei rurali cascinali, inconfondibili.”, così presenta il convegno del prossimo 26 settembre Roberto Tampone, presidente delle Associazioni Culturali sangiulianesi.

Gli stessi mattoni della facciata del vicino Castello di Zivido e della facciata dell’Abbazia degli Umiliati di Viboldone, XIII sec.

E delle miriadi di cascine che pullulano in questo vasto e florido territorio agricolo del Basso Milanese, protetto con ritardo dal Parco Agricolo Sud Milano, intersecato dalle acque di fiumi, canali e rogge e dalle risorgive dei fontanili e delle marcite.

Un territorio benedetto dal Signore, ma che si è venuto a trovare in conflitto con l’espansione industriale e la necessità di capannoni e infrastrutture.

Un equilibrio molto delicato, si capisce. Per evitare che anche il bastione di Rocca Brivio cada sotto i colpi di scure delle difficoltà economiche dei tre comuni proprietari (San Donato, San Giuliano e Melegnano), di Cap Holding, consorzio di gestione delle acque, e in piccola parte dell’Associazione Rocca Brivio, è nato il Comitato Salviamo Rocca Brivio.

E per tutelare e valorizzare il vecchio maniero, all’indomani dell’ennesimo risultato negativo del bando emesso dalla proprietà per la sua gestione.


Ha pensato così di coinvolgere in un convegno numerosi Enti pubblici, fra cui il Ministero dei Beni Culturali e l’Assessorato Regionale alla Cultura nonché la Città Metropolitana di Milano e il Parco Sud, con il patrocinio, e invitandoli a dibattere insieme a molte realtà della Lombardia e oltre, Istituti universitari, ville storiche, castelli  e beni artistici e monumentali per dimostrare come sia possibile fare un uso culturale, sociale e ambientale del bene, scongiurandone la vendita ai privati.



Per es. il Castello di Belgioioso, Villa Arconati, il FAI che ha accolto la segnalazione come luogo del cuore la Rocca sostenuta da più di 1500 firme finora, e poi il Consorzio Brianteo di Villa Greppi, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma e l’Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Nonprofit di Forlì, che promuove le cosiddette imprese di comunità, e molte altre realtà che possono con il loro esempio fornire prova di infinite possibilità che ha un bene pubblico di essere tutelato e valorizzato.

Contatti sono in corso con l’Ordine dei Giornalisti per organizzare una giornata di formazione sul tema dei beni culturali, della loro importanza dal punto di vista storico-culturale e anche economico, come propulsori di uno sviluppo ecosostenibile.

Sabato 26 settembre dalle ore 14,00 alle 19,00 all’aperto nel rispetto della distanza interpersonale.


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