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Come ogni agosto che si rispetti, ecco giungere puntuale la cattiva notizia che parla di nuovo cemento, come se nei nostri Comuni non ve ne fosse già abbastanza. Questa volta tocca a San Donato Milanese nell'area nota come il Pratone,
Apprendiamo da un articolo comparso su Il Cittadino dello scorso 3 agosto che una nota società di costruttori romani sta acquistando l’area edificabile del Pratone e l’intero comparto De Gasperi Ovest, operazione che si dovrebbe concludere nei prossimi giorni.
Quest'ampia area centrale di San Donato è già stata mira negli anni passati di speculazioni finanziarie e di interessi edificatori, finora non andati a segno solo perché gli sviluppi urbanistici si sono concentrati altrove e per la crisi immobiliare che ha investito il "mattone" nell'ultimo decennio.
Quella parte del Pratone è soggetta al Piano Integrato di Intervento che prevede la costruzione di palazzine di almeno 8 piani sul 20% dell'estensione totale, sul lato in direzione della Croce Rossa.
Purtroppo, l'attuale sindaco ha voluto rinnovare nel 2013 la convenzione che regola tale Piano, che altrimenti sarebbe scaduta tre anni fa: con il PGT anch'esso scaduto da quasi due anni, difficilmente i costruttori di cui si parla nell'articolo del quotidiano avrebbero avanzato la proposta di acquisto.
Sempre nell'articolo si fa poi riferimento ad un ormai vecchio progetto che prevedeva, all'interno dell'area pubblica, la realizzazione di una nuova biblioteca polifunzionale, una piazza (sotto la quale era stato pensato un parcheggio interrato) e stradine varie, oltre che un parco pubblico.
Insomma, se si procedesse in tal senso, sarebbe un vero e proprio stravolgimento di un'area che rappresenta un unicum, uno dei pochi esempi rimasti di area rurale urbana: il pratone è lì a testimoniare la storia di San Donato, paese a vocazione agricola fino alla prima metà dello scorso secolo, storia che si vuole dimenticare in nome della modernità e degli interessi privati.
Siamo delusi, amareggiati e irritati.
Come Osservatorio contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio chiediamo che l'attuale amministrazione non si faccia ingolosire ancora una volta dai succulenti oneri di urbanizzazione,  che abbia il coraggio di dire no, una volta tanto, ai soldi che derivano dalla cementificazione del territorio e faccia dunque dietro front sui diritti edificatori del 20% in mano ai privati.
Chiediamo che si lasci la parte verde pubblica (80% del Pratone) intatta così com'è attualmente, dopo i necessari interventi di manutenzione.

Non lontano da San Donato Milanese, alcune amministrazioni, determinate a limitare il consumo di suolo non solo a parole, hanno impedito imminenti opere di cementificazione e cambiato la destinazione d'uso dei relativi terreni rendendoli non edificabili, rinunciando agli oneri di urbanizzazione e impegnandosi in lunghe battaglie legali.

Chiediamo all’amministrazione di San Donato Milanese di seguirne l’esempio e il coraggio.


L'Osservatorio contro il consumo di suolo e per la tutela suolo e del paesaggio chiede che alle parole che promettono consumo del suolo zero e lotta ai cambiamenti climatici seguano i fatti e farà di tutto per contrastare il nuovo cemento che verrà.

Osservatorio contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio del Sud Est Milano
Roberto Silvestri

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