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"I have a dream"

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Spesso si sente parlare degli adolescenti come di una categoria senza idee, con poca voglia di impegnarsi in discorsi seri, lontani dal mondo che li circonda, capaci a comunicare solo attraverso un cellulare, attraverso un  social network, per evitare così un confronto <face to face>.
Non è questo il caso di due gruppi di giovani che si sono incontrati lo scorso 16 dicembre presso la sede dell’Associazione Sabil,  (Per chi non la conoscesse, è un’associazione culturale che rappresenta la comunità araba di San Giuliano Milanese).
Abbiamo chiesto a  Chiara, studentessa di S. Donato Milanese che frequenta la quinta Liceo all’Omnicomprensivo, come è nato l’incontro, ed ecco il suo racconto:


L’idea è nata all’oratorio  (presso la Parrocchia di Sant’Enrico di San Donato Milanese), dove il percorso per gli adolescenti è davvero ricco di occasioni: oltre all’oratorio estivo e ai dieci giorni di convivenza a luglio, ci incontriamo durante l’anno tutti i mercoledì, un sabato sera e una domenica mattina (colazione, Lodi, Messa, pranzo e riflessione sul Vangelo) al mese.
A partire da quest’anno gli  educatori hanno articolato i mercoledì del mese in testimonianza, ripresa della testimonianza con riflessione e confronto, “mercoledì della vigna” (attività di volontariato in oratorio, a casa degli anziani e all’ASSIA) e laboratori. Ogni educatore ha proposto un laboratorio vicino alle sue passioni e ai suoi interessi e quello di Francesco, dal titolo “I have a dream”, si occupa della politica nella città, (è anche consigliere comunale) in particolar modo dell’immigrazione e dell’integrazione.  
<Da qui la sua idea di organizzare un incontro con un gruppo di giovani di fede Musulmana,  presso la loro sede, (di cui fa parte Muntah Washeh, collega consigliera Comunale di S. Giuliano). Ad accoglierli  il Presidente Mokhtar, e un bel gruppo di ragazzi e ragazze. Queste ultime, rigorosamente con velo in testa>.
Continua Chiara: Lunedì siamo arrivati all’Associazione  Sabil senza sapere nulla se non che forse avremmo dovuto toglierci le scarpe perché ci avrebbero fatto entrare nel loro luogo di preghiera (opportunità che, con grande dispiacere da parte nostra, non abbiamo avuto) e immaginando di essere spettatori e non protagonisti dell’incontro.


Gli argomenti che ci hanno maggiormente colpito,  sono la concezione del velo e le pene corporali. 


Per quanto riguarda il primo è stato sicuramente importante scoprire che per ragazze nostre coetanee il velo non è uno strumento di sottomissione come viene spesso presentato dai mass media e come ci hanno abituato a credere. Tuttavia pensiamo che il non portare il velo (che, a differenza di quanto loro dicevano, non è prescritto nella Bibbia) non implichi sempre una mancanza di pudore.
Invece non riusciamo proprio a capire la loro posizione riguardo le punizioni corporali e in particolar modo la lapidazione per adulterio. Innanzitutto non capiamo che senso abbia porre arbitrariamente che ci debbano essere quattro testimoni oculari: perché non cinque o sei o tre?
Questo, però, è solo una sottigliezza; il “problema” è che, a nostro parere, non è ammissibile la pena di morte e ciò non è attenuato o giustificato dal fatto che risulta quasi impossibile, proprio per la presenza  di quattro testimoni, arrivare alla lapidazione pubblica. Perché Dio dovrebbe punire i suoi figli con la morte e indurli a non peccare con la paura di una terribile  punizione?
Poi siamo anche stati colpiti dalla domanda: perché vi confessate a un prete che è peccatore come voi? (E personalmente mi è dispiaciuto molto che abbiano detto che i preti sono pedofili come se fosse la regola). Forse non ce lo siamo mai chiesti davvero neanche noi. Noi, a differenza loro, non abbiamo la risposta pronta, non conosciamo a memoria capitoli del Vangelo da citare per dissipare ogni dubbio, continuiamo a porci domande e pensiamo che la Bibbia possa essere interpretata. (Purtroppo, a questa domanda, non era più presente don Luca, sarebbe stato interessante un suo commento. Ndr)
Questo incontro è quindi stato un grande stimolo per confrontarci con un’altra religione e allo stesso tempo con la nostra. Nel frattempo ci sono sorte spontaneamente nuove domande (la concezione del perdono, il ruolo della donna e il matrimonio nella loro tradizione, le divisioni tra i musulmani,…) che vorremo fare loro e speriamo di riuscire a organizzare un altro incontro “invitandoli a casa nostra”.
Certo che gli argomenti toccati sono molto interessanti. Speriamo che queste righe siano lette da altri giovani, e mettano in moto una voglia di riflessione su un tema così spesso sfiorato, ma che poco fa parte dei loro discorsi. Dai  “nostri” giovani, perché questi “altri”, le idee le hanno ben chiare e ferme. Inducendoci a  pensare che le nostre radici cristiane, non sono poi così ben piantate.


Redazione RecSando Angela Vitanza

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