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Nell'ambito della “Settimana della Legalità” organizzata dal presidio Sud Est Milano di Libera e dall’Osservatorio Mafie Sud Milano, in collaborazione con diversi comuni lombardi, venerdì 9 ottobre si è tenuto a San Donato Milanese un incontro con il testimone di giustizia Mario Caniglia.



Nell'Auditorium dell'Omnicomprensivo gli allievi delle classi IV e V dei Licei scientifico, classico e linguistico hanno ascoltato il toccante e drammatico racconto della storia di lotta alla mafia e al racket di questo imprenditore agricolo che da  ormai 17 anni vive sotto scorta.

Tutto iniziò da una telefonata: "...brutto cornuto, o paghi 500 milioni (lire) altrimenti ammazziamo te e la tua famiglia".


Per avere rifiutato di cedere al ricatto e pagare questa “tassa” alla mafia di Scordia, provincia di Catania, Mario Caniglia ha visto cambiare radicalmente la propria vita costretto a subire minacce, angherie e ricorrenti intimidazioni.

Ma per lui, pagare avrebbe voluto dire perdere la dignità e diventare un prestanome o un fallito.
Perchè se oltre a pagare le tante tasse allo stato avesse pagato anche il pizzo a “cosa nostra”, sarebbe andato verso un sicuro fallimento.

Non aveva molte alternative, anche perché scoprì che molti altri commercianti e imprenditori della zona, per sopravvivere, erano scesi a patti con la malavita mafiosa.
Decise perciò di rivolgersi ai carabinieri per chiedere il loro appoggio e scelse di affidarsi ai loro metodi investigativi per stanare questi personaggi “invisibili”, eppure così forti nella loro vigliaccheria.

Attraverso diverse vicissitudini si arrivò finalmente nel 1999 all'arresto dei suoi aguzzini.
Da allora però le forze dell'ordine valutarono che i rischi per Mario Caniglia e la sua famiglia fossero ancora più alti di prima e decisero di inserirlo in un programma di protezione.
Ma rifiutò la proposta di cambiare nome e città per la sua sicurezza.
Rifiutò sostenendo che non era lui a dover scappare, ma coloro che facevano il male per la sua terra.
Una terra che amava e che non voleva abbandonare.  
Da allora vive perennemente sotto la scorta di quelli che lui ringrazia e definisce come “i suoi angeli custodi”.

Un uomo che ha combattuto e combatte tuttora per la vittoria dello Stato sui suoi estortori. Un esempio reale di lotta contro la mafia, che parte da un suo presupposto semplicissimo:

"..non bisogna essere persone eccezionali per combattere la mafia, ognuno di noi può farlo, a patto però che non si ceda ai ricatti sottili di questa organizzazione...".


Numerosi gli interventi di studenti che hanno fatto domande ed hanno chiesto chiarimenti. Ad ognuno Mario Caniglia ha dato risposta, una risposta che spesso si è conclusa con l'invito a fare, ognuno di noi, il proprio dovere, ad avere fiducia nelle istituzioni, a non accettare soprusi ed intimidazioni:

"...anch'io ho paura, l'ho sempre avuta, sarebbe da stupidi e da presuntuosi dire di non averne. Ma la paura si può vincere se si sente di non essere soli. Rifarei quello che ho fatto... il muro dell'omertà crollerà, e con lui la mafia..." .

Si è infine dichiarato fiducioso nell'attuale generazione di giovani, perché dimostrano di essere meno omertosi delle precedenti generazioni.
Il suo impegno è di continuare ad andare nelle scuole per portare la sua testimonianza, dicendo a tutti che Mario Caniglia ce l’ha fatta !

"...e se ce l’ha fatta lui possono farcela tutti gli altri. Sono una persona nata libera e voglio rimanere tale; lotto per la mia libertà e per quella di tutti...".





Prima dell'inizio della manifestazione, Mario Caniglia ci ha rilasciato una breve intervista che potete ascoltare in questa registrazione audio:

 


Intervista a Mario Caniglia [AUDIO]


Inoltre, la redazione Recsando mette a disposizione il podcast audio integrale della manifestazione e vi invita ad ascoltare questa davvero interessante testimonianza.

 

La Settimana della Legalità: Podcast integrale della giornata contro le mafie all'Omicomprensivo SDM by Recsando on Mixcloud

 

Redazione Recsando – Luciano Monti
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