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Non parlate al medico!

Storie come questa ormai sono all’ordine del giorno. Qualcuno lo scrive, altri no. Io lo scrivo…
Essere anziani oggi è un problema: pensioni da fame, anche chi ha lavorato onestamente per una vita, pagando le tasse richieste…anzi detratte in busta paga. Che rabbia leggere di super pensioni per chi magari ha “presenziato” ai lavori delle Camere per pochi anni. Così che potranno permettersi di curarsi in strutture private, senza fare code, né stare ore in un corridoio di Pronto Soccorso per ore.

Mia madre, 88 anni, ieri è stata bel 6 ore al Pronto soccorso del Policlinico San Donato. Con un quadro clinico un po’ alterato, e un problema nato la notte. A quell’età è facile succeda. Inviata dal medico curante, per un dolore lancinante al pollice della mano sinistra, che rende ovviamente invalidi nei movimenti giornalieri, viene accolta per una prima anamnesi, e poi, con codice verde, rimandata in sala d’attesa. Inizia così a passare il tempo…30 mn e visita medica. Un’ora e 30 e radiografia e…..più niente. L’insofferenza aumenta, il disagio anche. Un’infermiera, le mette una flebo di antidolorifico. E mette un’altra boccetta a fianco. Da fare dopo. E qui iniziano le scintille con l’ortopedico di turno, che dovrebbe refertare la radiografia e fare la diagnosi. Alla mia richiesta di pietà per una persona sofferente, di quell’età, mi risponde che c’è un paziente lì da due giorni, messo peggio.. e che più di quello che fa non può fare. Un’ora dopo, un infermiere che vede la situazione, gli ridice qualcosa. E la risposta è la stessa di prima. Ma nel frattempo ha potuto visitare una bella signora, appena arrivata, che ha preso una storta (tacchi 20 cm). Le ore a questo punto sono quasi 4, a mia madre viene applicata una seconda flebo. Alla mia nuova richiesta di visita, facendo presente che il giorno prima era stata trovata in stato di fibrillazione cardiaca, dalla sua collega, mi risponde che lui è un ortopedico, e che comunque, la stanno trattando con un farmaco per contrastare un problema rilevato nell’esame ematico, ma del quale a noi non era stato detto nulla. Sono le 14, mia madre è a digiuno, una volontaria le porta delle fette biscottate…Mia sorella mi dà il cambio. Il medico le dice che è meglio così, perché io ero un po’ troppo agitata….
Per fortuna è arrivata l’ora del cambio turno, chi ne ha preso il posto, una persona piena di umanità, non italiano, le ha fatto togliere la flebo, mi ha spiegato il problema, le ha fasciato la mano con dolcezza, ha stilato la diagnosi dandomi le indicazioni e ci ha salutate cordialmente. 20 minuti dopo eravamo fuori. Totale 6 ore. Ovvio, poteva andare peggio, come mi ha scritto un’amica. Lei è arrivata a 12 ore, con un ragazzo con sopracciglio sanguinante…
Ma dove sarà il problema? Spending review? Pochi medici / tanti pazienti? Disorganizzazione? Perché non voglio pensare che il problema sia l’età avanzata, dunque non servono più…ma ancora peggio, non voglio pensare di essere stata penalizzata in quanto ho “osato” chiedere attenzione. Perché ieri sera, rileggendo tutti i fogli, con tutti i passaggi, registrati ognuno con il minuto di esecuzione, ho scoperto che il referto radiografico era stato stilato 3 ore prima di quando è stata visitata. . Non avendo nulla di rotto, potevo riportarla a casa. Evitarle altra sofferenza. Vergognoso!
Redazione RecSando Angela Vitanza

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