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Policlinico di San Donato: primato per le cardiopatie congenite nel feto, nel bambino e nell’adulto

 
Un nuovo primato per il Policlinico di San Donato che ospitato da giovedì 28 a sabato 30 marzo, la 12edizione, dell’INTERNATIONAL WORKSHOP ON INTERVENTIONAL PEDIATRIC AND ADULT CONGENITAL CARDIOLOGY , presieduto da Mario Carminati, responsabile dell’unità di Cardiologia Pediatrica e Cardiopatie Congenite nell’Adulto dell’ospedale. L’incontro, che si tiene al Crowne Plaza di Linate, fa il punto sulle tecniche di emodinamica interventistica più complesse e innovative e sulle tecnologie più avanzate per la cura delle cardiopatie congenite. Un evento culturale importante per gli specialisti e per i giovani medici, con sessioni che illustreranno la risoluzione dei casi più complessi grazie all’interazione con le sale operatorie dell’IRCCS Policlinico San Donato e con quelle di Monaco e Lovanio, collegate in diretta.

Le cardiopatie congenite sono malformazioni anatomiche del cuore dovute a un incompleto o non corretto sviluppo cardiaco durante la vita dell’embrione o del feto. Si riscontrano circa nel 7 per mille dei nati vivi, con uno spettro molto ampio per gravità e tipologie. Pur se presenti fin dalla nascita, non tutte sono clinicamente evidenti e possono manifestarsi tardivamente. I progressi in campo diagnostico e interventistico raggiunti negli ultimi trent’anni consentono oggi nella grande maggioranza dei casi la correzione della cardiopatia, sia nel bambino, sia nell’adulto. I pazienti sottoposti ad intervento in età neonatale o pediatrica necessitano di un supporto a lungo termine: questa popolazione di pazienti relativamente nuova – i cosiddetti “Grown Up Congenital Heart Disease” – richiede un approccio multidisciplinare che integri la formazione tipicamente cardiologica e che veda riuniti cardiologi interventisti, cardiochirurghi, cardiologi pediatri e psicologi.

Questa edizione dell’IPC Workshop vede in particolare la prima presentazione mondiale dello studio Amplatzer Piccolo™ Occluder, relativo a un nuovo dispositivo per la chiusura percutanea del dotto di Botallo nei neonati prematuri. Il dotto di Botallo normalmente si chiude con l’inizio della respirazione autonoma del bambino o comunque nelle primissime ore di vita. Può rimanere aperto (pervio) nel 6-10% dei nati a termine e nel 40% dei nati prematuri generando condizioni critiche soprattutto in questi ultimi: passaggio di sangue dall’aorta all’arteria polmonare e quindi difficoltà di respirazione a causa di un aumento del flusso sanguigno ai polmoni. La chiusura del dotto di Botallo può essere quindi un passo fondamentale nel recupero di un bambino nato con dotto arterioso pervio (patent ductus arteriosus – PDA).

Attualmente, per questi piccolissimi pazienti prematuri vi sono opzioni terapeutiche farmacologiche o il ricorso alla chiusura del dotto tramite cardiochirurgia, ma si tratta nel primo caso di una soluzione transitoria e nel secondo di una possibilità molto rischiosa e non sempre praticabile. Amplatzer Piccolo  Occluder, attualmente disponibile solo per il mercato statunitense, offre nuove opportunità di trattamento rispetto al passato. I dati dello studio hanno dimostrato una chiusura sicura ed efficace del PDA nei pazienti con un peso maggiore di 700 grammi. Il dispositivo, prodotto da Abbott, sarà presto disponibile in Europa.

 L’UNITÁ DI CARDIOLOGIA PEDIATRICA E CARDIOPATIE CONGENITE NELL’ADULTO
 Il Centro diretto dal professor Mario Carminati presso l’IRCCS Policlinico San Donato è ai vertici mondiali per le procedure relative alle malformazioni congenite del cuore: realizza oltre 500 interventi all’anno su bambini e adulti. Vanta inoltre una delle più significative casistiche europee sia per quanto riguarda l’impianto di stent per la coartazione aortica negli adolescenti e negli adulti, sia per la chiusura di difetti interventricolari. Mario Carminati, numero uno in Europa e tra i maggiori esperti al mondo per le procedure eseguite sulle cardiopatie congenite negli adulti e nei bambini, 20 anni fa, per la prima volta al mondo riuscì con successo ad eseguire una valvuloplastica intrauterina. Nel 2014, insieme ad Alessandro Frigiola, cardiochirurgo, ha operato per la prima volta in Italia sette bambini fra i sei mesi e i sei anni d’età con un grave problema cardiaco come l’insufficienza mitralica congenita, con una nuova tecnica ideata dai cardiochirurghi pediatrici del Boston Children’s Hospital e utilizzata solo su pochi bambini in tutto il mondo.

Edoardo Stucchi
 

 


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