Poesie serie e meno serie,
 

sul tempo che passa e va, sull’amore e sull’amicizia
 

di NADIA VISCONTI

 


PENSIERO BUFFO DEDICATO AD ARIANNA

 



Arianna, Arianna, bionda pulzella,

graziosa et colta et intelligente sei,

eppur lo sguardo tuo sai tradisce

preoccupazione et opprimente sdegno,

cotanto e tal che offuscan questo regno.

 

Forse stai affrontando,

come barchetta sola in mezzo al mare,

un di quei maremoti

che ognun di noi più di una volta in vita

è chiamato a circumnavigare ?

 

Soluzioni da darti non ne ho, e manco dei consigli,

giacché, malgrado le 45 primavere mie,

ogni minuto inciampo e vò a cascare

e in questo mare di merda

ancor non ho imparato a galleggiare.

 

Però, malgrado tutto,

all’orizzonte d’intravedere sai mi pare

che soli non siam mai,

nunca quando accanto a noi niun compare.

 

Così, con questa convinzione

Et coniugando al meglio e in tutti i modi

L’ostico verbo “amare”

Io mi rialzo e dico “tu devi camminare!”

 

Ecco, vegger mi par che lo sguardo tuo

D’un bel sorriso ora s’accende.

Lo cuore mio giullare sai cosa dice:

Anco si ella pensa – ma va a cacare –

ridendo ella lo fa e questo è di per se

un grande et assai bono affare”.



 


PER TE HO INDOSSATO ……

 



Per te ho indossato

Il vestito più bello che avevo.

Era rosso, rosso amore,

ma tu non lo hai notato.

Allora le vesti ho cambiato

E un abito di nero furore ho infilato.

Così dal tuo torpore finalmente ti sei

destato.

Ora di caldo giallo sole vorrei adornarmi,

ma la stoffa preziosa che mi serve

dovrai essere tu a procurarmi.








 


 

ALLE MIE AMICHE D’ANNATA

 



Era la fine degli anni sessanta

Quando le nostre vite si sono incrociate

Sui banchi di un’aula di scuola

Che ci vedeva frequentare

Il Liceo Linguistico Commerciale

Del premiato Istituto Zanoni.

Gisella, Raffaella, Nuccia, Nadia,

quattro ragazzine con personalità diverse

ma tutte protese in avanti,

sostenute dal fuoco di grandi speranze.

Di quegli anni

Ricordo la nostra amicizia sincera,

ricordo il bel Fogarotto,

ricordo la svanita Quattrini,

ricordo Mulas lo scontroso,

ricordo i volti di compagne

che il tempo il nome ha cancellato,

ma la mente non ha scordato.

Chissà che ne è mai stato

Dell’indimenticabile Mme Margot,

delle insegnanti d’inglese e stenografia,

del professore di commercio,

della rossa di dattilografia

di cui risuona ancora

quell’imperioso “FUORI”

rivolto a noi che s’era fatto chiasso

nel bel mezzo di un’esercitazione.

Gli anni che son passati

Sono davvero tanti

E ognuna di noi già può tirar le somme

Delle scelte fatte.

A me il destino he per lo più riservato

Molta amarezza e tante disillusioni e sogni infranti

Ma mi ha regalato, negarlo non lo posso,

anche qualche grande gioia:

una fra queste, la voglio annoverare,

e quella di avervi incontrato

un giorno di un lontano passato.


 


L’ADDIO

Una spina nel cuore

Piantata lì

Dal suono di poche dure parole:

Addio, ti lascio, è finita”.

Amarezza, tristezza,

d’improvviso tanta incertezza;

e una lacrima

irrompe sul viso

a sprigionare il dolore

di un vuoto

senza amore


 








 

BUON NATALE

 



E anche quest’anno

Siamo giunti a Natale.

La tele ci inonda di spot fantasiosi,

per le strade e nei negozi

son luci ed addobbi,

la corsa al regalo si è aperta da un pezzo,

e malgrado i rincari, l’inflazione,

la disoccupazione e il costo del denaro,

siamo tutti più bravi,

siamo tutti più buoni

a spendere e spandere

in cose gustose, preziose, singolari, originali

per dire ai parenti, agli amici, ai nostri cari:

Buon Natale!”

Dalla scatola di cartone

Estraggo la capanna, il bue, l’asinello,

Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù.

Lo guardo, il piccino, accoccolato nella mia mano

E gli dico “Ma quando venisti alla luce

Quel giorno lontano

Sapevi che business sarebbe nato ?

Di certo il tuo scopo era un altro:

venisti per dirci:

Vi salvo, amatevi come io v’amo”.

Senza doni fastosi, senza lussi, senza eccessi,

ma con la purezza del cuore e dei sentimenti.

Per ogni giorno dell’anno.

Buon Natale !




 


 

SABATO, DOMENICA, LUNEDI’ …IERI, OGGI, DOMANI

 



Scorrono gli anni

E manco t’avvedi

Che il tempo passa

E se ne va.

 

Solo i ricordi

Di tanto in tanto

Salgono a galla

Per celebrare

Quello che è stato

E non è più.

 

C’è sempre un sabato,

poi una domenica

e a capo si torna

di lunedì.

 

Ieri è già oggi,

oggi è già domani

e l’esistenza

si consuma così.


 

IERI E OGGI

 



Ricordo ieri,

quando avevo l’oro dei vent’anni nei capelli

e correvo leggera incontro alla vita,

con l’entusiasmo di chi

non sa cosa vuol dire arrendersi,

con la gioia di chi

è innamorata dell’amore e non conosce la

delusione,

con l’incoscienza di chi

ha imbrigliato il futuro coi finimenti del sogno.

Ricordo ieri e provo nostalgia

Per quella stagione della vita piena di promesse,

oggi che mi sono rimaste poche certezze,

oggi che ho saggiato

l’amarezza della sconfitta,

il vuoto della solitudine,

il dolore dell’incomprensione.

Ma la sofferenza, si sa, fa crescere,

tempra e forgia lo spirito,

e oggi posso contare su un’acquisita ricchezza,

dono del tempo che fugge e che non torna,

dono del tempo che segna:

una ricchezza di nome “saggezza”.


 


 

PER TE CHE HAI SAPUTO ESSERMI SORELLA

La vita è bella.

E’ un dato di fatto.

Così come quand

o ti allieta

Col sorriso di chi ti è vicino

Che ti riscalda il cuore

Come il sole tiepido del mattino;

così come quando ti sorprende

con lo sguardo ingenuo del bambino

incrociato per strada mentre saltella

e ti trascina in Paradiso;

così come quando ti conforta

con l’abbraccio sincero dell’amico

su cui sai di poter co

ntare

senza dover contraccambiare forzatamente

se in quel momento non te la senti.

La vita è anche croce.

E’ un dato di fatto.

Così come quando attraversi la malattia,

incontri la morte,

provi la mortificazione dell’incomprensione

di chi tu ami

e ti senti da questi disprezzato,

e ti sembra tutto finito

perché il presente e tanto buio e mesto

che fatichi a immaginare

ci possa essere ancora un domani.

 

La vita è spesso ingiusta.

E’ un dato di fatto.

E le persone più buone e rette,

sensibili e cortesi,

sono quelle che più delle altre

fanno le spese di realtà

a volte così crudeli

da farti sospettare che non esista un Dio

su cui poter contare.

 

Ma la vita è vita

Ed è soprattutto speranza,

ed è preziosa perché da ogni spina

germoglia sempre una rosa porporina.


Ricordi quel tempo in cui mi aiutasti

A risalir la china

Con la risolutezza e la tenacia

Tipica più di una sorella

Che di una semplice amica ?

Oggi purtroppo è a te che il mondo

Crolla intorno e sei smarrita.

Piangi perché sei avvilita,

perché ti senti sola,

perché sei ferita, delusa, amareggiata.

 

Soluzioni da darti non ne ho,

e non son brava come te a dar consigli,

posso solo ascoltare:

perciò ti dico da sorella minore

più che da semplice amica,

se vuoi aspetterò con te che la tua spina

germogli in una rosa porporina.


 


ESSERE DONNA, IERI, OGGI, DOMANI

 



A caro prezzo pagasti

L’ aver mangiato e offerto

La polpa succulenta

Del frutto del peccato.

 

Ieri ai sofferto,

schiava di preconcetti

e false ideologie.

 

Oggi, la tua essenza elevata

Fatta d’introspezione,

abnegazione,

forza e coraggio

e lungimirante dedizione,

ti ha riscattata

in parte

dal giogo che ti soffocava.

 

Domani, ne sono certa,

coniugarlo saprai

tutto al femminile,

perché chi è madre e compagna,

chi porta sulle spalle

con paziente discrezione

il peso di un lavoro

e della sua famiglia,

chi sa come te ascoltare,

lenire e rincuorare,

ha una consapevolezza:

 

L’anima è donna

E con la tua anima

Inonderai, cambiandolo,

d’amore questo mondo.


 


 

RIFLESSIONE

 



In questo attimo fuggente

Quante vite

Stanno nascendo,

quante altre

si stanno spegnendo ?

Si galleggia

Sul mare dell’esistere

Ancorati

Alla propria quotidianità,

incoscienti

che al mondo tutto cambia,

tutto è precario,

e che anche tu

sei un attimo fuggente

che avrà fine

per permettere

un nuovo inizio.


 


PENSIERO NOTTURNO

 

Il ticchettio

Regolare e monotono

Dell’orologio

Scandisce il tempo

Che passa

Lemme lemme

In questa notte primaverile.

 

Canti d’uccelli notturni

Rompono il silenzio

Di strade deserte

Con melodiosi gorgheggi

A celebrare l’alba che verrà.

 

L’alba verrà

E si schiuderà alla vita

Un nuovo giorno

Carico di promesse

Che umane incertezze

Potrebbero rendere vane.

 

Mi chiedo

A che punto sono

Sulla strada

Che mena al traguardo

Di ogni esistenza.

 

Rimpianti, tanti, aihmé,

ma anche tante conquiste.

Nulla accade per caso

E anche la sofferenza

Ha uno scopo vitale:

 

Portare ognuno

A confrontare se stessi,

limare le asperità dell’anima,

educare il proprio io

all’amore che non ha interessi,

farci avvicinare

al sempiterno

che ci chiama a sé

paziente, costante, ineffabile

e che non abbandona mai

se tu non lo abbandoni.


Che mi resta da fare

Prima di morire ?

Vivere e gioire di ciò che mi è dato,

amare e dare in modo incondizionato,

crescere e far mio ogni momento

col suo alternarsi di gioie e dolori,

senza aspettare inerte l’alba che verrà.

 

Così riuscirò a rendere reali le promesse

Del giorno che si schiude alla vita,

e abbandonare ogni umana incertezza

che potrebbe renderle vane.

 

Allora potrò dire di aver vissuto

E aver speso bene il mio tempo.

E quando la morte verrà
 

Sarà più dolce morire.









 






11 MARZO 2004 (ATTENTATO TERRORISTICO IN SPAGNA)


E ancora la terra s’imbeve

Di sangue innocente,

di sangue di gente comune

che ignara dell’ora fatale

respirava come ogni giorno

i suoi sogni di vita normale.

Un boato, un frastuono,

un orrido rompere di ferro e lamiere

ed ecco che i sogni diventano mere chimere

fra il pianto, il dolore, lo strazio

di chi dall’altra parte del palco

rimane impotente a guardare lo scempio.

E ancora la terra s’imbeve

Di sangue innocente,

di sangue di gente immolata

per alti ideali.

Ma quali ideali son questi

Se per essi s’infrange

Il solo valore che conta:

la sacralità della vita

di ogni creatura esistente.

Attonito il sole continua a risplendere

Su questo scenario agghiacciante

Mentre livida in cielo la luna

Attende di sorgere ancora una volta.

Pietosi i due corpi celesti

Sembra non si siano ancora stancati

Di stare a guardare

Lo stolto umano razzolare.

 

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