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Parco Gustavo Hauser: il simbolo di un fallimento amministrativo che si ripete

Ancora un Natale senza Parco Gustavo Hauser

Un altro Natale senza il Parco Gustavo Hauser. Un’altra promessa mancata. Ancora una volta, ciò che doveva diventare un polmone verde per la città resta un cantiere sospeso, recintato e immobile: una scenografia amara che racconta molto più di un’opera incompiuta. Racconta una responsabilità che attraversa più amministrazioni, passate e presenti, accomunate dall’incapacità di garantire continuità, visione e rispetto per i cittadini.

Il destino dell’ex Campagnetta di via Di Vittorio è emblematico: annunci, inaugurazioni, ripartenze proclamate a gran voce e poi silenzi, rinvii, progetti ridimensionati. Un copione che si ripete, ma che questa volta pesa di più. Pesa perché l’attuale amministrazione, e in particolare l’assessore ai Lavori Pubblici – un tempo parte attiva del Comitato Giù le Mani dalla Campagnetta – aveva costruito parte della propria credibilità proprio sulla difesa di quell’area.

Un parco di interconnessione che doveva unire due abbazie, e che invece divide la città

Il progetto originario non si limitava alla semplice creazione di uno spazio verde urbano. Al contrario, proponeva una visione territoriale ampia e strategica, fondata sulla realizzazione di un corridoio ecologico continuo, capace di collegare l’Abbazia di Chiaravalle con l’Abbazia di Viboldone, attraversando l’area San Francesco.
Un disegno pensato per dare vita al Sentiero delle Abbazie, concepito come itinerario lento e identitario, in grado di diventare meta di turisti e pellegrini, offrendo un’esperienza di cammino non solo di fede, ma anche di natura, storia e paesaggio.

Su quest’ultima area per poter costruire, il vincolo di verde era inequivocabile e non trattabile.
👉 almeno 40.000 metri quadrati dovevano essere destinati a verde pubblico.
Un vincolo chiaro, nero su bianco, che riconosceva il valore ambientale, paesaggistico e sociale di questo spazio.

Eppure, per oltre quindici anni, cittadini e associazioni si sono trovati di fronte a proposte progettuali che ignoravano sistematicamente questo obbligo. Emblematico il caso dello Sport Life City, che prevedeva solo 25.000 mq di verde, ben al di sotto di quanto stabilito, sacrificando una parte significativa del territorio.

Ancora più grave sarebbe stato l’impatto del progetto legato allo stadio del Milan:
👉 una vera e propria devastazione ambientale, che avrebbe compromesso in modo irreversibile l’equilibrio dell’area e cancellato la funzione di corridoio ecologico.

Nel frattempo, tempo, risorse ed energie pubbliche sono stati consumati inseguendo ipotesi urbanistiche non realizzabili, mentre i residenti continuavano ad attendere risposte concrete e coerenti con gli strumenti di pianificazione. Risposte che, di fatto, non sono mai arrivate.

A rendere il quadro ancora più contraddittorio, emerge un paradosso politico difficile da ignorare:
👉 tra i sostenitori del progetto dello stadio del Milan, poi definitivamente accantonato, ( grazie alla sentenza del TAR) figura l’attuale assessore, lo stesso che in passato difendeva con forza il valore del verde pubblico e la tutela del territorio.

Una contraddizione che solleva interrogativi non solo sulle scelte urbanistiche, ma anche sulla coerenza delle decisioni politiche e sul rispetto degli impegni presi verso la comunità e le generazioni future.

Un progetto nato dal basso, fermato dall’alto
Sembra una fiaba e invece non lo è !. Il Parco Gustavo Hauser ancora non c’è
Sembra una fiaba e invece non lo è !. Il Parco Gustavo Hauser ancora non c’è

La Campagnetta è stata per anni uno dei simboli più significativi dell’attivismo ambientale locale. Un luogo dove i cittadini avevano fatto sentire la propria voce, difendendo un’area verde considerata fondamentale per il quartiere.
Per questo, oggi, l’amarezza è doppia: chi ieri era in prima fila per proteggere quello spazio, oggi ricopre un ruolo istituzionale da cui ci si aspettava coerenza, determinazione e un impegno concreto nel portare avanti quanto promesso.
Invece la cronologia degli eventi è ormai tristemente nota: apertura del cantiere, sospensione, fallimento della ditta appaltatrice, annunci di ripresa, ulteriore stallo.
Un’altalena amministrativa che ha prodotto un’unica certezza: anche quest’anno il Parco Gustavo Hauser non verrà realizzato.

Un progetto ridotto e svuotato

Il parco immaginato inizialmente come esempio di rigenerazione urbana – innovativo, fruibile e coerente con una visione ambientale moderna – è stato progressivamente indebolito. Funzioni eliminate, interventi tagliati, investimenti ridotti.
Quello che doveva essere un modello è diventato un recinto vuoto, attraversato soltanto dal vento e dalla delusione di chi passa accanto ogni giorno.

Cittadini tra aspettative e realtà

Il malcontento cresce perché il contrasto è evidente: quando si tratta di progetti urbanistici più impattanti, le procedure sembrano correre. Quando la richiesta riguarda verde pubblico, spazi di socialità, servizi diffusi nei quartieri, i tempi si allungano, le priorità cambiano, l’attenzione si affievolisce.
Così nasce la percezione di una città a due velocità: zone centrali o strategiche dove tutto procede spedito e periferie che restano in attesa, spesso per anni.
L’ex Campagnetta è diventata l’emblema di questa disparità.

Oltre le promesse: servono fatti e trasparenza

Dopo anni di rinvii, ciò che la comunità chiede è semplice: chiarezza.
Chiede un cronoprogramma pubblico, realistico, verificabile. Chiede aggiornamenti periodici, responsabilità definite, scelte comprensibili.
La fiducia non si riconquista con una dichiarazione, ma con atti concreti e scadenze rispettate.


Il Parco Gustavo Hauser non è un “dettaglio amministrativo”: è un impegno ambientale, sociale e identitario. È un luogo che doveva appartenere ai residenti già da tempo. Ogni giorno perso è un giorno sottratto alle famiglie, ai bambini, ai quartieri che aspettano un parco vero, non un recinto arrugginito.

Non è destino: è una scelta

Il parco incompiuto non è il frutto del destino, ma di scelte politiche sbagliate e responsabilità non assunte.
Un’opera che si blocca così non danneggia solo un quartiere: incrina la fiducia verso l’intera amministrazione.
I cittadini meritano risposte concrete, non slogan rassicuranti. Meritano spazi verdi, non annunci. Meritano amministratori coerenti, che non smarriscano, una volta al governo, i principi che li avevano resi credibili all’opposizione o tra i cittadini.

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