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“Milano è diventata una città per pochi”: Milano Libera rilancia l’interesse pubblico e chiama i cittadini a liberare la città dai partiti e dal clientelismo
«Milano non è più la città delle opportunità. È diventata cara, faticosa, insicura e opaca». Con queste parole Massimiliano Lisa, fondatore della lista civica Milano Libera e candidato sindaco, presenta un programma definito “di rottura” rispetto al modello di governo degli ultimi vent’anni.
Secondo Milano Libera, la narrazione della “Milano che funziona” non regge più di fronte alla vita reale di chi lavora, studia e vive nei quartieri. «Milano è stata raccontata come un successo, ma per troppi cittadini è diventata un fallimento quotidiano». Un modello che ha favorito interessi privati, rendite di posizione e meccanismi clientelari, a scapito dell’interesse pubblico.
Non è un caso che Milano sia diventata una città per pochi. È il risultato di scelte politiche precise, accumulate nel tempo, che hanno rinunciato a governare i conflitti urbani e hanno lasciato che interessi privati, rendite e automatismi sostituissero l’interesse pubblico. Milano Libera nasce per rimettere la politica al suo posto. Si deve superare la gestione dell’esistente e la costruzione di una narrazione di successo, per passare alla capacità di scegliere, regolare e restituire equilibrio alla città. Governare significa assumersi la responsabilità di decidere, di correggere quando necessario e di tenere insieme interessi diversi senza scaricare i costi sui cittadini.
Il nome della lista richiama esplicitamente lo spirito del Comitato di Liberazione nato dopo l’armistizio del 1943: un’esperienza trasversale, che univa destra e sinistra, cattolici e laici, con un obiettivo comune di liberazione e ricostruzione. «Oggi Milano deve liberarsi da un sistema politico che ha reso la città ostaggio dei partiti, delle rendite e del clientelismo», spiega Lisa.
«Milano Libera non è di destra e non è di sinistra: è dei cittadini. Perché le scelte che hanno reso Milano una città per pochi sono state firmate, negli ultimi vent’anni, da entrambi gli schieramenti».
Sul fronte abitativo, Milano Libera formula l’accusa più netta: negli ultimi vent’anni Milano ha di fatto abolito l’edilizia pubblica, relegandola sotto il 5% in tutte le nuove lottizzazioni, mentre nelle principali città europee la quota media di edilizia pubblica e sociale è intorno al 30–35%. «È questa scelta politica – trasversale a destra e sinistra – la causa strutturale dell’aumento dei prezzi delle case, degli affitti e della gentrificazione che ha espulso lavoratori, giovani e famiglie».
La proposta è un cambio radicale: piano pubblico per l’abitare ispirato ai modelli europei, recupero degli alloggi sfitti e obbligo di edilizia pubblica e sociale che parta da un minimo del 35% fino al 40% in alcune aree. «La casa torna a essere un diritto. Chi costruisce a Milano deve restituire valore alla città, non estrarlo».
Sul tema sicurezza, Milano Libera rifiuta sia l’allarmismo sia la rimozione del problema. La sicurezza viene definita un diritto quotidiano, non uno slogan elettorale. Le proposte includono: presidi territoriali stabili della Polizia Locale nei quartieri più fragili, soprattutto nelle ore serali e notturne; pattugliamenti coordinati con le Forze dell’Ordine e centrale operativa integrata; contrasto diretto a spaccio, criminalità diffusa con interventi rapidi e continuativi; piani mirati
contro la violenza giovanile urbana, con prevenzione, servizi educativi di prossimità e risposta immediata agli episodi gravi; tutela concreta del diritto al riposo contro rumore, degrado e movida fuori controllo. C’è anche un piano operativo permanente contro i crimini da accoltellamento con coordinamento inter-istituzionale. «Senza sicurezza non esiste libertà, e senza serenità non esiste qualità della vita».
Particolarmente netto il capitolo su trasparenza e stop al clientelismo. Milano Libera propone un Assessorato alla Trasparenza con poteri reali di controllo, open data totali su appalti e urbanistica, audit indipendenti nel pieno rispetto del diritto di cronaca e del ruolo dell’informazione.
Sindaco e assessori dovranno dedicare mezza giornata alla settimana al ricevimento pubblico dei cittadini. «Un Comune che non ascolta non serve la città: la comanda».
Sulla mobilità, Milano Libera boccia l’impianto attuale di Area B e Area C, definite misure punitive e ideologiche. Propone il superamento dei divieti permanenti, una gestione basata su dati reali, il ripristino della viabilità in corso Buenos Aires e la sperimentazione della metropolitana notturna nel weekend. È necessario il potenziamento del trasporto pubblico. Servono più mezzi, più frequenze e maggiore affidabilità, soprattutto nelle periferie e nelle fasce orarie di lavoro serali e notturne. Milano Libera propone inoltre trasporto pubblico gratuito o fortemente agevolato in specifiche fasce orarie e per categorie sociali (studenti, lavoratori a basso reddito, disoccupati, anziani), per garantire libertà di movimento e ridurre le disuguaglianze.
Al centro del programma anche il rilancio di Milano come hub per giovani, lavoro e innovazione, con spazi pubblici per formazione, ricerca, coworking e produzione culturale. «Una città che perde i giovani rinuncia al proprio futuro».
«Milano ha oggi un’occasione storica», conclude Massimiliano Lisa. «Può tornare a essere il faro di una nuova politica, basata sull’interesse pubblico e sul servizio ai cittadini, e diventare un modello di rinascita per tutta Italia».
Il programma completo, quasi 100 pagine, è pubblico e consultabile da tutti sul sito di Milano Libera (www.milanolibera.eu). Una scelta di trasparenza che punta anche a riportare al voto chi negli anni ha smesso di credere nella politica.
«Non siamo politici di professione. Siamo cittadini che vogliono rimettere le cose a posto. Milano Libera nasce anche per dare voce a chi negli ultimi anni ha smesso di votare, perché non si sente più rappresentato. Liberare Milano oggi significa restituirla ai suoi cittadini e quindi all’interesse pubblico».
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