Come consuetudine ormai da qualche anno, la rassegna Maggio in Giallo, promossa dall’associazione culturale Il Picchio, ha aperto i battenti. Il primo appuntamento si è svolto sabato 4 maggio, presso il Mondadori Bookstore di Melegnano, con la presentazione del libro “Delitto ad arte” di Sara Kim Fattorini.

Venerdì 10 maggio, invece, abbiamo partecipato alla prima delle tre “Cene con gli autori” previste nel,programma della rassegna, presso la Trattoria Primavera di San Giuliano Milanese, dove tra un piatto e l’altro, Valeria Giacomello, collaboratrice del quotidiano “Il Giorno”, ha intervistato Flavio Villani, autore del libro “Nel Peggiore Dei Modi” ed Erica Arosio, co-autrice, insieme a Giorgio Maimone (purtroppo assente per motivi di salute), del noir “Juke Box - cento lire tre delitti per Greta e Marlon”.

Come sempre, Valeria e’ riuscita a catturare l’attenzione dei presenti con le sue domande incalzanti e con la sua verve ironica e scherzosa. Ma andiamo per gradi. Nella prima “tornata” di domande, gli autori sono stati invitati a parlare un po’ di se stessi, non tanto e non solo in quanto autori, ma quanto piuttosto come persone, introducendo brevemente i due romanzi, entrambi ambientati a Milano, il primo negli anni ‘90, il secondo negli anni 50/60. Erica e Flavio si sono poi soffermati sul rapporto tra realtà e fantasia che, inevitabilmente, si mescolano nello svolgimento di un racconto, e in particolare dei racconti noir in cui, accanto all’investigazione vera e propria, esiste sempre una analisi della società e delle relazioni interpersonali (Villani) e la cui collocazione temporale coincide quasi sempre con uno o più periodi della vita degli autori stessi (nel caso di Arosio/Maimone, le vicende narrate si collocano nel periodo in cui i due autori erano ancora bambini).

A questo punto, Valeria non ha potuto fare a meno di porre la fatidica domanda a cui ogni autore deve essere preparato a rispondere e cioè, “quanto c’è dell’autore stesso nei suoi romanzi”. Entrambi gli autori intervistati sembrano concordare sul fatto che, nei propri romanzi, più che elementi prettamente “autobiografici” si può dire che siano presenti esperienze vissute e personaggi conosciuti dagli autori stessi nel corso della vita “reale”, e che sicuramente possono aver influenzato il modo di rappresentare i protagonisti e le vicende narrate. Insomma, una specie di funzione “psicoanalitica” della narrazione, che rende questi romanzi noir “di nuova generazione” profondamente diversi da quelli più tradizionali, alla Maigret per intenderci, i cui personaggi, in primis gli investigatori, non subivano alcuna evoluzione, nel corso dei vari romanzi di cui erano protagonisti, restando sempre “uguali a se stessi”.

Nei nuovi romanzi noir, quasi sempre, il commissario o investigatore privato viene coinvolto anche emotivamente dall’indagine, che alla fine lascia sempre qualcosa di se’, provocando una riflessione e, spesso, una vera e propria evoluzione nel personaggio, rendendolo forse meno perfetto dei suoi predecessori, ma certamente più umano. Molto interessante, infine, il racconto, da parte di Erica Arosio, di come si scrive un romanzo a quattro mani e di cosa significa, sul piano delle relazioni interpersonali. Un aspetto dello scrivere sicuramente molto intrigante, che meriterebbe un ulteriore approfondimento.



Circolo Letteriario 6x4  - Piera Scudeletti
Fotografia - Fabrizio Cremonesi
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