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Lo strano caso di Angelo Longoni, una presenza e due gol in azzurro…

L come Longoni (Angelo), una domenica da Superman
Una settimana prima Fidel Castro era sbarcato con i suoi Barbudos dal Granma per dare inizio alla ribellione/rivoluzione contro il dittatore cubano Fulgencio Batista y Zaldívar. E cinque giorni prima, Giovanni Franchini in tuta da pilota, era avvenuto il primo volo supersonico di un aereo italiano. Imperversava la voce di Frank Sinatra con Hey! Jealous Lover. Si era da poco risolta la crisi del Canale di Suez e l’Europa si leccava le ferite, pur non medicabili, della tragedia ungherese. Il mondo si muoveva con le sue vecchie dinamiche, drammi presenti e nuove speranze…
9 dicembre 1956 (una domenica), ore 14,30, Genova, Stadio Luigi Ferraris. Coppa Internazionale 1955-1960, quarto turno, l’Italia in un giorno ventoso (a favore degli azzurri nei primi 45’, contro nel secondo tempo) affronta l’Austria. È il 209esimo match della rappresentativa del Bel Paese. Scendono in campo Ghezzi, Magnini, Cervato, Chiappella, Orzan, Segato, Muccinelli, Pandolfini, Boniperti, Montuori, Longoni. Conduce l’équipe azzurra Alfredo Foni, il quale in veste di giocatore, terzino in coppia con Rava, era stato campione olimpico 1936 e campione del mondo 1938 e come allenatore tricolore con l’Inter nel 1952-1953 e nel 1953-1954.
Contro la nostra nazionale, allenati da Molzer, si schierano Engelmeier, Stotz, Kollmann, Nickerl, Koller, Barschandt, Kohlhauser, Walzhofer, Hanappi, Körner II, Haummer. Arbitro l’elvetico Guidi. C’era tanto viola in quell’Italia, ben sei giocatori, del resto i gigliati erano reduci dal trionfale scudetto della stagione appena trascorsa, con l’ineffabile Fulvio Fuffo Bernardini in panchina, quello che negli anni Trenta giocava tanto bene, con tale perizia, tecnica e stile, da mettere in imbarazzo, secondo il commissario tecnico Vittorio Pozzo, i suoi compagni di nazionale, con questa motivazione giocandosi il futuro azzurro e i due mondiali conquistati dall’Italia nel 1934 e nel 1938.
Quel giorno di tardo autunno del 1956 all’ala sinistra viene schierato Angelo Ciccio Longoni, capelli mossi, un bel sorriso, tre fratelli e tre sorelle, lecchese classe 1933, quattro anni al Milan dal 1950 al 1954, con la “miseria”, in rossonero, di 15 presenze e 2 reti nel massimo campionato, e un presente nell’Atalanta, nelle cui file ha trovato la sua dimensione (alla fine della propria esperienza con gli orobici avrà accumulato 197 maglie con 38 realizzazioni). Non è il primo calciatore a esplodere in una provinciale, per quanto l’Atalanta sia la regina delle provinciali, come gli ultimi anni hanno una volta di più dimostrato. Longoni è alla sua prima presenza in azzurro: figuriamoci l’emozione del 23enne giovanotto nato sulle rive del lago assurto a gloria mondiale grazie alle immortali pagine di Don Lisander. Angelo, già tornitore, la scuola serale di perito tecnico industriale abbandonata per inseguire l’avventura del football.
La partita pare inchiodata sullo 0-0, anche per le sapienti trame degli eredi di Cartavelina Sindelar, quando al 37′ lo sgusciante Ermes Muccinelli, 163 centimetri di fantasia, ricevuto un lancio dalla metà campo difensiva, consegna dalla destra un pallone su cui impatta, più o meno dal limite dell’area, il piede mancino di Longoni: è una folgore, il portiere austriaco è nettamente sorpreso. 1-0 per i nostri colori.
Nel secondo tempo, al 48′, su cross, quasi dalla linea di fondo di destra, da un’irresistibile azione sviluppata in progressione e dribbling dall’italo-argentino Miguel Montuori, Longoni colpisce ancora di sinistro. Engelmeier respinge di piede, la palla finisce sul palo, s’impenna, sulla stessa si scaraventa, anticipando il difensore, lo stesso Longoni, il quale doma di testa la strana rotazione del cuoio spedendolo ancora alle spalle dell’estremo difensore dei danubiani. Nonostante la veemente protesta di un avversario nei confronti del direttore di gara è il 2-0, nonché una splendida doppietta per l’esordiente. Lo stadio, gremito (oltre 50.000 tifosi, fra cui, della famiglia Longoni, il padre Francesco e il fratello Luigi), impazzisce.
Che cosa avrà provato Angelo in quei momenti? Una felicità panica, la realizzazione dei propri sogni di bambino dopo tanta gavetta e tanti sacrifici. I nostri bianchi avversari, con il loro calcio ricamato, accorceranno al 55′ con Körner II, che raccoglie una deviazione, non ineccepibile nella circostanza, del Kamikaze Ghezzi su cross basso da destra di Kohlhauser. Finirà 2-1. L’inizio di un grande avvenire con la divisa azzurra per Longoni?
Rimarrà questa, invece, l’unica presenza con l’Italia A di Angelo, che ci ha lasciati a poco più di sessant’anni. Una presenza e 2 reti, uno score unico, una media gol impressionante e un caso curioso. Per Longoni dopo l’Atalanta arriverà, nel biennio 1961-63 la militanza con la Lazio. Con i capitolini in biancoazzurro saranno 34 presenze e 10 reti in due tornei. Non male davvero. Poi nel 1963-64 26 presenze e 3 reti con la Vis Sauro Pesaro (serie C) e la stagione seguente il ritorno all’alma mater lecchese per altre 34 presenze e 5 reti nella serie cadetta. Quindi il ritiro a soli 32 anni per sviluppare successivamente la carriera di allenatore (Lecco, Crotone, Giulianova, Marsala, Abano Terme, ancora Lecco). Nel suo palmarès due Tornei Viareggio, lo scudetto 1951 con il Milan (pur senza mai scendere in campo), il campionato di B con l’Atalanta nel 1958-59, una Coppa Latina con il Milan e una Coppa delle Alpi con la Lazio. E quella magica maglia azzurra domenica 9 dicembre 1956, con una coppia di splendide reti, in un giorno di vento, indimenticabile, roba da non svegliarsi più e continuare a sognare.
Alberto Figliolia
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