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ARGOMENTO: job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 13/03/2015 19:40 #3410

Renato Tramutoli ha scritto:
Verdicchio , tu affermi : "Per la prima volta nella vita ho votato alle europee per un partito di sinistra."
Mi pare che invece sei rimasto coerente con le tue convinzioni neoliberiste post democristiane e hai votato come sempre : Il PD infatti non è un partito di "sinistra" ..
è solo un comitato elettorale che , alle europee, non alle politiche e senza un programma ( gli 80 € non sono un programma politico per l'europa)
ha preso il 40% del 58% dei votanti ( gli stessi voti il (30% del 75%) delle politiche ) , infatti , nonostante il premio del porcellum , Bersani ha perso le politiche
e Renzi , grazie al golpe di Napolitano , governa con un quadripartito come avrebbe fatto col proporzionale della 1 repubblica , senza essere stato eletto -
In merito all'essere un partito di sinistra , se la destra conquista poltrone e gli spazi a sinistra in parlamento non è detto che diventi di sinistra :
è evidente che sono i programmi e le scelte politiche che fanno distinguere la differenza , Rezi ha fatto cose a danno dei lavoratori che Berlusconi neanche
si sarebbe sognato di fare , forse allora c'era un po' più di sinistra , non ti pare ??

Ho già spiegato nel precedente post le ragioni precise per cui ho votato e fatto votare il programma delle importanti riforme. Non posso che ripetere che se fossero state fatte almeno 7/8 anni fa il nostro paese sarebbe stato in grado di affrontare meglio la crisi e non avremmo avuto i disastri che tutti conosciamo. La crisi è stata invece una manna per i Salvini, i Grillo e altri che si dimostrano brillanti solo per cavalcare la rabbia della gente. Mai un'analisi sulle cause della crisi e, quindi una proposta globale ad essa coerente.

Bersani, poi, non ha perso le politiche bensì vinte. Ha invece fallito nel ruolo di candidato alla presidenza del consiglio perché ha inseguito per due mesi Grillo che continuava a dirgli in faccia che il suo obiettivo era di mandare a casa tutti. Il presidente Napolitano non ha fatto alcun golpe perché ha agito in conformità alla carta costituzionale e, soprattutto per il bene del paese.

Ho l’impressione, infine, che dimentichi che la nostra è una repubblica parlamentare e non presidenziale. Monti e Letta prima e ora Renzi sono stati votati e sostenuti dalla maggioranza del parlamento. Per quanto riguarda l’incarico a Renzi, possiamo dire che il presidente della repubblica ha in pratica preso atto della decisione del congresso PD che, a grande maggioranza, ha scelto suo leader l’ex sindaco di Firenze.
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 14/03/2015 16:32 #3422

Napolitano è stato corretto, accettando la rinuncia di Bersani da candidato e dando l'incarico al candidato indicato dal partito di maggioranza relativa in parlamento, così come in passato aveva usato le sue prerogative accettando le dimissioni di Berlusconi per dare l'incarico a Monti.
Poi Napolitano ha preso atto dell'incapacità dell'ultimo premier, Renzi, di realizzare le riforme in camio delle quali aveva accettato di restare in carica.
E ora finalmente queste riforme si stanno facendo, forse un po' troppo a colpi di maggioranza; ora stiamo a vedere se il nuovo Job Act (e chiamiamola pure legge del lavoro), associato alle tonnellate di euro di Draghi, riusciranno ad aumentare l'occupazione, che è quello che conta.

Oggi leggevo sul giornale che gli americani sono seriamente preoccupati dal tonfo dell'euro, che farà perdere competitività alle loro merci pagate in dollari.
Anche noi dovremmo essere un po' preoccupati, però. Il denaro stampato da Draghi produrrà inflazione, un effetto voluto per stimolare gli acquisti e gli investimenti e la ripresa dell'economia, ma anche una penalizzazione per i consumatori che si troveranno a pagare di più i beni e servizi comprati fuori dall'UE e chevedranno i loro risparmi svalutati. Per semplificare, qualcuno dovrà pur pagare la massa di denaro che Draghi sta stampando.
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 15/03/2015 19:40 #3435

Giorgio Soave ha scritto:
…Letta che non ha saputo cavare un ragno dal buco, ha ricevuto graziosamente da Napolitano l'incarico di fare un governo; e avendo ormai in mano il partito (per qualche misteriosa alchimia) sta governando, con molta più sicumera dei predecessori ma con scarsi risultati. Questa è la vera storia.

Letta ha proseguito il lavoro di Monti, avviando alcune riforme e, soprattutto portando all'attenzione europea la problematica del grandissimo tasso di disoccupazione, in particolare quella giovanile e, quindi, dell’urgenza a operare in direzione anche della crescita. Lo scarso risultato nell'attività del governo Letta è dipeso, con tutta evidenza, della sua scarsa incisività sulla strada delle riforme non gradite al PD, a maggioranza riformista (si fa per dire), con Bersani leader. "L’alchimia" di Renzi leader proviene dalla sua vittoria a grande maggioranza nel successivo congresso.
I primi risultati già ci sono e altri verranno. Per arrivare a una riforma votata dal parlamento necessita un lungo lavoro di elaborazione. Confronti nel suo e in altri partiti, discussione di settimane/mesi delle commissioni parlamentari, approvazione nella prima camera, quindi invio alla seconda e nuova discussione nelle commissioni, quindi approvazione in aula, di solito con qualche modifica e la legge torna perciò alla prima camera e così via….. Se si tratta di un decreto si deve approvare in sessanta giorni, mentre se è un disegno di legge ci vogliono mesi . A me pare che il lavoro intenso introdotto da questo governo, forse, non ha confronti nella storia della repubblica.
Si è impegnato sulle riforme costituzionali ed elettorali che non fanno guadagnare un soldo agli italiani e finora l'unico atto concreto, alla scadenza di un anno di governo, è una nuova legge sul lavoro che manda in soffitta il vecchio Statuto dei Lavoratori ottenuto con anni di lotte, liberalizzando i licenziamenti.

Osservo che le riforme costituzionali sono l’architrave del sistema paese per renderlo moderno o terribilmente lento e farraginoso. Se per varare una legge occorrono, quando va bene, un anno e oltre dalla sua presentazione, significa non volere che lo Stato sia messo in condizioni di rispondere con rapidità alle esigenze dei cittadini, della società e delle imprese. Rispetto agli anni di lotta sindacale osservo che quel mondo è totalmente cambiato.
Tutte riforme che non influiranno sull'economia, che infatti sta ancora peggiorando, dopo un anno di governo. 100.000 giovani italiani vanno all'estero ogni anno a cercare lavoro, siamo in piena deflazione e le tasse aumentano. Per la prima, quest'anno la mia pensione è diminuita.
Non sono certo merito delle riforme di Renzi. Non vedo finora nostre riforme che possano produrre una ripresa dell'Italia (non certo le riforme costituzionali e la riforma elettorale, che hanno fatto solo perdere tempo). Quanto alla nuova legge sul lavoro, aspettiamo di vedere i suoi effetti prima di decantarla.

Interessante osservare che dagli ultimi dati positivi del 2014 si cita la cifra di 100 mila e corrisponde all'aumento annuo dei posti di lavoro.
Sulle riforme costituzionali ho detto sopra, mentre la riforma elettorale è fondamentale ai fini della garanzia democratica e del governo del paese. Sappi che ora, senza una nuova legge, nel caso che il governo fosse sfiduciato dal parlamento e il presidente della Repubblica sciogliesse il parlamento, voteremo con il proporzionale puro. La conseguenza sarebbe una nazione ingovernabile!!!
Sono d'accordo che una legge innovativa e complessa come quella sul lavoro andrà valutata dopo qualche tempo dalla sua adozione. Il lavoro, infine, non lo crea direttamente il governo, salvo piccole iniziative, bensì le imprese che hanno bisogno delle condizioni oggi pressoché inesistenti. Renzi, infatti, ritiene che per completare le riforme ci vorranno ancora tre anni. Provo a riassumerle per nome: scuola, lavoro, semplificazioni della burocrazia, giustizia civile, corruzione, fiscalità, banda larga, riduzione della spesa, ecc., ecc.
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 16/03/2015 19:33 #3441

Renzi, infatti, ritiene che per completare le riforme ci vorranno ancora tre anni. Provo a riassumerle per nome: scuola, lavoro, semplificazioni della burocrazia, giustizia civile, corruzione, fiscalità, banda larga, riduzione della spesa, ecc., ecc.
Eh Renzi è sempre lungimirante. Per quelle riforme non ci vorranno 3 anni ma 25 (spera lui).
Nell'anno già abbondantemente passato cos'ha fatto ? Il Job Act, insomma una nuova legge sul Lavoro, che abolisce i contratti a tempo indeterminato a cui c'eravamo così affezionati. Io ci ho costruito una vita; invece di preoccuparmi continuamente di trovarmi un altro posto di lavoro mi sono applicato al mio a tempo pieno, con buoni risultati. E non credere che mancassero i mezzi per cacciarmi se avessi battuto la fiacca. Mi sono costruito una casa mia, con un mutuo che oggi nessuna banca mi darebbe se avessi un lavoro a termine. Mentre mio figlio per sua fortuna abita nella casa ereditata dalla nonna e fatica ad arrivare a fine mese, con l'aiuto di papà e mamma. Ci stiamo mangiando 25 anni di progresso.
Dimenticavo: Renzi ha cambiato la legge elettorale (che deve ancora arrivare al traguardo); e spero che il presidente gli ricordi la legge che porta il suo nome, che mi pareva migliore di quella concordata con Berlusconi in cambio di chissà cosa.
E ha cominciatoa cambiare la Costituzione, facendo diventare il Senato un dopolavoro dei consigli regionali e dei sindaci.
Ah, e poi sta abolendo le province. Sta riformando la scuola (è la prima cosa che fa ogni nuovo premier, come se tutto quello che è stato fatto prima fosse sbagliato).
Sta facendo tante cose. Mi ricorda tanto Fanfani, di cui Fortebraccio diceva scherzando che non era un premier, ma un pompiere, per il suo attivismo.
Speriamo che dopo 3 anni resti qualcosa di buono e non ci sia bisogno di rifare tutto.
Ma tanto che mi importa, in fondo ? Ho l'età del papa e fra 3 anni chissà...
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Hai ricevuto un GRAZIE da: Marcello Tarabbia

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 17/03/2015 20:13 #3458

Il Job Act, insomma una nuova legge sul Lavoro, che abolisce i contratti a tempo indeterminato...

A me veramente risulta il contrario. Premesso che il tipo di contratto non può essere reso obbligatorio per legge, la nuova legge sul lavoro prevede specifici incentivi al fine di favorire il contratto a tempo indeterminato. Dalla stampa si è appreso che vi sono già segnali di una loro impennata.
Renzi ha cambiato la legge elettorale (che deve ancora arrivare al traguardo); e spero che il presidente gli ricordi la legge che porta il suo nome, che mi pareva migliore di quella concordata con Berlusconi in cambio di chissà cosa.

Il mattarellum non garantiva la certezza di un vincitore, mentre la proposta di legge garantisce tutto ciò. Tuttavia non credo esista una legge elettorale che piaccia a tutti.
E ha cominciatoa cambiare la Costituzione, facendo diventare il Senato un dopolavoro dei consigli regionali e dei sindaci.

Il nuovo Senato non avrà le stesse prerogative della Camera e dell'attuale Senato, mentre dovrebbe chiamarsi "Senato delle autonomie". Esso rappresenterà i territori e qualcuno mi deve spiegare se non sia giusto che in questa camera siederanno i rappresentanti degli amministratori di quei territori già eletti dai cittadini.
Sta riformando la scuola (è la prima cosa che fa ogni nuovo premier, come se tutto quello che è stato fatto prima fosse sbagliato)....Ma tanto che mi importa, in fondo ? Ho l'età del papa e fra 3 anni chissà...

Giorgio, se leggiamo qualche giornale sappiamo che gli elementi fondanti della proposta di legge sono innovativi per adeguare la scuola alle esigenze di uno Stato moderno. E' forse la riforma più importante per i giovani di oggi e il futuro dell'Italia. Noi cerchiamo di fare i vecchietti al meglio che si può. :)
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 28/03/2015 10:50 #3545

Solimena, mi scuso per essere stato in grado solo ora di replicare al tuo scritto del 28 febbraio.
Una mia successiva riflessione era necessaria per la profondità del tuo ragionamento e le affascinanti logiche che caratterizzavano l’esemplare modello olivetti di solidarietà e di cooperazione tra il management e i lavoratori. Ricordo anch'io quell'esperienza ed è bene che sia ricordata quale esempio da imitare. Diverso è invece il tuo ragionamento fatto con riferimento al job act. Penso che tutti vorrebbero che in Italia e nel mondo possano svilupparsi e diffondersi sistemi lavorativi sull'esempio Olivetti. Ci ricordi in un passaggio addirittura che:
"il licenziamento dei lavoratori non era ammissibile anche in periodo di crisi. Il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie era all'interno del progetto industriale. "I salari dovevano essere alti anche in contrasto con le crisi economiche".

La logica ci dice che oggi è molto improbabile per un’azienda, anche la più predisposta al bene comune, assicurare a vita il lavoro e salari che non rispondano agli equilibri economici di un’impresa.
Sappiamo però che esistono molti esempi d’imprenditori illuminati che operano avendo come principio industriale di ritenere i propri lavoratori quale principale risorsa dell’azienda. Da ciò derivano trattamenti e rapporti eccellenti con i lavoratori avvicinandosi in tal modo ai principi del modello Olivetti, come la solidarietà, il rispetto e la valorizzazione delle specificità individuali.
In un’economia di libero mercato uno Stato democratico non può imporre alcun modello di gestione del lavoro. Esso deve invece cercare di dare regole equilibrate e similari a quelle esistenti negli Stati democratici competitori sul mercato mondiale. Deve poi favorire attraverso incentivi economici e fiscali le scelte imprenditoriali e le tutele dei lavoratori.

Stupisce poi il tuo perentorio giudizio negativo sul governo senza formulare nel merito precise motivazioni. Tu scrivi:
“Ciò che sta compiendo Renzi è un disastro perché uccide le radici e le motivazioni interiori della capacità del fare. Non si può essere dei precari a vita. Non si può inseguire il sogno del profitto senza che questo sia sostenuto da una spinta morale che include la difesa dei più deboli.”

La nuova legge fa il contrario come ho già in più occasioni cercato di spiegare. Cito solo tre punti che sono alla sua base: - abolizione di una serie di forme contrattuali che sancivano e favorivano il precariato a vita di milioni di lavoratori autonomi, il tutto nell'indifferenza della CIGL; - tutele a forma crescente in funzione dell’anzianità dei lavoratori; - incentivazione fiscale e contributiva per tre anni nelle assunzioni a tempo indeterminato.
Caro Solimena, Renzi durerà a lungo se la minoranza PD e la sinistra estrema continueranno a pensare inamovibili ed eterni il pensiero marxista elaborato 150 anni fa e lo statuto dei lavoratori del 1970. In secondo luogo sembrano non aver capito, ciò che invece ha ben compreso la gran parte degli italiani, il fallimento di tutta la classe politica che ha governato negli ultimi vent'anni per aver portato il paese al disastro che è costato carissimo a milioni d’italiani, in particolare ai più deboli. La scelta del rinnovamento e delle riforme non aveva alternative e Renzi all'interno del PD e nel paese ha avuto il consenso.
Anch'io sento di fare critiche al governo ma solo perché ritengo non abbia più coraggio, ad esempio, nella riduzione della spesa pubblica. Un argomento che sembra scomparso dall'agenda. Pensiamo alle oltre sette mila aziende pubbliche locali per la gran parte nelle mani del PD. Tra Regioni, Comuni, Province e Comunità montane fatturano 43 miliardi di euro e ne investono 115 miliardi. Stipendiano 300mila dipendenti, 16mila amministratori, 12mila componenti degli organi di controllo e circa tremila dirigenti; questi ultimi sono le poltrone di tantissimi personaggi “trombati” dagli elettori.

Nel merito della partecipazione dei sindacati alla gestione dell'azienda, hai scritto:
“Il Sindacato italiano, è vero come dici tu, non l’ha mai voluta in passato. Fu un errore? Forse, però bisogna valutare le cose storicamente, con le persone e le condizioni di allora. Ma neppure gli industriali italiani hanno chiesto la cooperazione. Anzi davanti ai cancelli delle fabbriche chiuse chiedevano l’intervento della Polizia con le loro cariche conto i propri lavoratori”

Più che di errori penso si sia trattato d’ideologia anti capitalista.
L’Italia è stata per decenni il paese dello sciopero perenne. La proclamazione degli scioperi iniziava più di un mese prima delle trattative con l’azienda per i rinnovi contrattuali. Nelle fabbriche il sindacato impediva qualunque mobilità dei lavoratori tra i reparti causando gravi danni economici. I trasporti arano frequentemente bloccati da scioperi spesso incomprensibili. Tutto ciò avveniva quando in Germania lo sciopero era un evento eccezionale e in Giappone consisteva nello sfilare con una fascia bianca al braccio fuori dall'orario di lavoro. La Francia per frequenza di scioperi veniva dopo l’Italia. Infatti noi avevamo il più grande partito comunista del mondo democratico e la Francia era al secondo posto.

Per far capire ai più e ricordare ai meno giovani quale fosse l’atmosfera al tempo del massimo potere della CGIL, consentimi di ricordare la marcia dei quarantamila a Torino del 14 ottobre 1980. Dopo trentacinque giorni ininterrotti di sciopero migliaia di impiegati e quadri della Fiat scesero in piazza, sfilando in silenzio, per protestare contro le violente forme di picchettaggio che impedivano a chi non voleva scioperare l’accesso in fabbrica. Lo slogan dello striscione in testa alla marcia era: “Vogliamo la trattativa non la morte della Fiat”. L’evento per quel periodo rappresentò la prima grande protesta che veniva dallo stesso mondo del lavoro e segnò l’inizio della progressiva perdita di potere e influenza della CGIL non solo alla FIAT ma in tutta Italia.
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 28/03/2015 11:46 #3546

Sergio & Luigi: sul ruolo del sindacato penso che difficilmente potrete intendervi perchè entrambi dite cose sacrosante ma temporalmente scollate: Sergio si riferisce a quanto il sindacato abbia fatto per letteralmente 'creare' diritti ai lavoratori quando di diritto non ne avevano alcuno ed erano come il lavoratori cinesi in Italia di oggi.
Luigi invece si riferisce allo strapotere dei confederati, soprattutto negli anni'70 del novecento e poi terminato a Torino nell'autunno del 1980.
Pensiamo alle oltre sette mila aziende pubbliche locali per la gran parte nelle mani del PD. Tra Regioni, Comuni, Province e Comunità montane fatturano 43 miliardi di euro e ne investono 115 miliardi. Stipendiano 300mila dipendenti, 16mila amministratori, 12mila componenti degli organi di controllo e circa tremila dirigenti; questi ultimi sono le poltrone di tantissimi personaggi “trombati” dagli elettori.

Io avrei la soluzione ma ci vuole la volontà politica per fare una legge ad hoc.
Trasformare tutte le aziende di utilities, etc. locali in tante società ad azionariato diffuso le cui quote verrebbero detenute dai cittadini dei singoli Comuni.
Intanto sarebbe una specie di 'privatizzazione' e quindi un'immediata riduzione del debito pubblico.
In secondo luogo avremmo una coresponsabilità dei cittadini al buon funzionamento dellla propria azienda locale mentre oggi, chi ha risparmi, viene assediato da promotori finanziari che gli propongono diversificazioni negli "emerging markets" e altri bidoni su cui l'unico a guadagnare sempre è il banco, ovvero la società che opera nel risparmio gestito (vero parassita del sistema economico).
Le banche del territorio potrebbero essere coinvolte quali market maker, ovvero coloro che acquistano le quote dai cittadini che hanno bisogno di disfarsi dell'investimento.

Oggi però non è ancora possibile perchè la sollecitazione del pubblico risparmio può essere finalizzata solo al collocamento successivo in Borsa, pardon alla roulette.....
Andrea Lanzoni
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 29/03/2015 20:16 #3553

Sergio & Luigi: sul ruolo del sindacato penso che difficilmente potrete intendervi perchè entrambi dite cose sacrosante ma temporalmente scollate: Sergio si riferisce a quanto il sindacato abbia fatto per letteralmente 'creare' diritti ai lavoratori quando di diritto non ne avevano alcuno ed erano come il lavoratori cinesi in Italia di oggi.
Luigi invece si riferisce allo strapotere dei confederati, soprattutto negli anni'70 del novecento e poi terminato a Torino nell'autunno del 1980.

Andrea, forse in parte hai ragione. Il mio ultimo scritto sui sindacati risponde però in particolare al passaggio di Solimena che ho riportato. L'argomento è la partecipazione dei Sindacati alla gestione dell'azienda come avviene da decenni in altri stati democratici e, guarda caso, in quelle nazioni i lavoratori hanno tutti i diritti fondamentali e i salari significatamene più alti rispetto ai lavoratori italiani. Ho quindi cercato di spiegare il mio punto di vista che fa risalire la situazione italiana anche alla connotazione politico ideologica del più grande sindacato italiano.
Preciso comunque che non è in discussione il fondamentale ruolo dei sindacati nella conquista dei diritti dei lavoratori. Ho però sempre ritenuto che l'estremismo anti capitalista abbia fatto perdere grandi occasioni al modo del lavoro. Questo pensiero viene in particolare dalla mia frequentazione per circa trent’anni di molte industrie in varie parti del mondo, entrando in contatto da mattina e sera con gli stessi lavoratori nei luoghi produttivi e di collaudo dei materiali.
L'atteggiamento della CIGL continua tuttora ad alimentare lo scontro ad ogni costo con chi crea lavoro. L’ultimo esempio è nella vicenda Fiat-Chrysler. Se fosse per la CGIL la Fiat probabilmente non starebbe investendo in Italia. I lavoratori Fiat fortunatamente misero in minoranza la CGIL e firmarono il contratto.
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