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ARGOMENTO: job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 22/02/2015 11:48 #3237

Condivido una risposta che ho appena dato a due miei amici del PD che sostengono, purtroppo, il job act.

Gianfranco e Giuseppe continueremo a parlare tutti i giorni del job act, ogniqualvolta ci occuperemo realmente di lavoro e non della possibilità libera di licenziare. L’art. 18 era anche a difesa dell’imprenditore e delle aziende oneste che investono sulle persone per restare sul mercato, migliorando l’offerta e la qualità dei prodotti. Oggi l’abolizione di questo articolo, rompe un patto di fedeltà tra azienda e lavoratore. Un fatto grave. È contro ogni coinvolgimento dei lavoratori, è opposto a tutto ciò che si sta facendo in Germania dove il sindacato è nei consigli di amministrazione. La Fiom, questo terribile sindacato a detta di Renzi, è nel Consiglio di Amministrazione della Lamborghini
, ditta ormai tedesca. È accaduto, oggi, che ogni lavoratore si sentirà libero di andarsene senza tempi preavviso portandosi con sé informazioni o parti di progetto sviluppati nella azienda, per venderli a migliori concorrenti. È un’arma letale contro ogni innovazione dell’azienda. Se le aziende vorranno evitare questo pericolo dovranno fare accordi individuali molto pesanti, dopo l’abolizione dell’art. 18. Si è così compiuto un atto contro il lavoro dimenticandosi che all’interno di un prodotto c’è l’intelligenza di ogni lavoratore. Senza quest’anima collettiva, senza questa responsabilizzazione, non c’è qualità e non ci saranno salari, per quanto alti, dati ai dirigenti, che ripareranno al danno. Una responsabilità collettiva si basa su diritti paritari e non sulla subordinazione: io ti licenzio mentre tu non puoi farlo. Sono io stupito, caro Gianfranco, che non si capiscano queste semplici elementari verità, all’interno di un partito che vorrebbe ancora conservare un’anima di Sinistra e continua a puntare sulla comunicazione per creare partecipazione. Le parole sono vuote se non contengono il principio della lealtà e della pari dignità.
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 22/02/2015 19:22 #3240

A proposito del job acts qualcuno nei giorni scorsi ha suggerito di attendere la prova del budino, che va giudicato dopo averlo assaggiato.
Capisco che molti di coloro che militano a sinistra non possano fare altro che ripensare al passato e alle lotte operaie seguite al boom economico. In gioventù ho lottato affinché l'Italia non facesse l'esperienza comunista, mentre ora, guarda un po, auguro per il bene del paese il pieno successo di Renzi proprio per portare il paese a competere sul mercato europeo e mondiale al fine della crescita economica e dell'abbattimento della disoccupazione specie di quella giovanile.
Si ha infatti l'impressione che i difensori dell'art. 18 e dello strapotere sindacale che ha da sempre sempre soffocato lo sviluppo, non abbiano ancora compreso che il mondo è cambiato proprio perché nel mercato da una quindicina d'anni sono entrate le nazioni più popolose, come Cina (comunista), India, Brasile, ecc. Nazioni e popoli che non hanno mai conosciuto il sindacato, specie del tipo di quello italiano,

Questo esempio è molto interessante. Negli anni '80 e '90 ho visitato frequentemente aziende di tutta Europa, in special modo italiane, francesi e tedesche. Erano gli anni di una Italia dalle grandi battaglie sindacali e si distingueva per gli scioperi che accompagnavano incessantemente ogni rapporto aziendale. Voglio ricordare che già allora in Germania i sindacati erano nel CDA e partecipavano alla gestione dell'azienda. Il mio lavoro consisteva nel rappresentare il cliente (SNAM) e posso affermare che i rappresentanti dei lavoratori erano i più attivi sul lavoro perché dovevano essere esempio di laboriosità. Esattamente l'opposto di quanto accadeva nella nostra Italia. Ricordo molti esempi che mostravano le abissali differenze tra il sindacato italiano e quello tedesco. In uno stabilimento della Nuovo Pignone di ca. 700 dipendenti c'erano ben 40 sindacalisti che erano in riunione permanente. Quei sindacati, specie la CIGL, non avrebbero mai (forse anche oggi) accettato di affiancare nelle responsabilità l'odiato "padrone".
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 22/02/2015 19:29 #3241

Luigi Verdicchio ha scritto:
A proposito del job acts qualcuno nei giorni scorsi ha suggerito di attendere la prova del budino, che va giudicato dopo averlo assaggiato.
Capisco che molti di coloro che militano a sinistra non possano fare altro che ripensare al passato e alle lotte operaie seguite al boom economico. In gioventù ho lottato affinché l'Italia non facesse l'esperienza comunista, mentre ora, guarda un po, auguro per il bene del paese il pieno successo di Renzi proprio per portare il paese a competere sul mercato europeo e mondiale al fine della crescita economica e dell'abbattimento della disoccupazione specie di quella giovanile.
Si ha infatti l'impressione che i difensori dell'art. 18 e dello strapotere sindacale che ha da sempre sempre soffocato lo sviluppo, non abbiano ancora compreso che il mondo è cambiato proprio perché nel mercato da una quindicina d'anni sono entrate le nazioni più popolose, come Cina (comunista), India, Brasile, ecc. Nazioni e popoli che non hanno mai conosciuto il sindacato, specie del tipo di quello italiano,

Questo esempio è molto interessante. Negli anni '80 e '90 ho visitato frequentemente aziende di tutta Europa, in special modo italiane, francesi e tedesche. Erano gli anni di una Italia dalle grandi battaglie sindacali e si distingueva per gli scioperi che accompagnavano incessantemente ogni rapporto aziendale. Voglio ricordare che già allora in Germania i sindacati erano nel CDA e partecipavano alla gestione dell'azienda. Il mio lavoro consisteva nel rappresentare il cliente (SNAM) e posso affermare che i rappresentanti dei lavoratori erano i più attivi sul lavoro perché dovevano essere esempio di laboriosità. Esattamente l'opposto di quanto accadeva nella nostra Italia. Ricordo molti esempi che mostravano le abissali differenze tra il sindacato italiano e quello tedesco. In uno stabilimento della Nuovo Pignone di ca. 700 dipendenti c'erano ben 40 sindacalisti che erano in riunione permanente. Quei sindacati, specie la CIGL, non avrebbero mai (forse anche oggi) accettato di affiancare nelle responsabilità l'odiato "padrone".
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 22/02/2015 19:35 #3242

Non capisco perché tra i due periodi non è riportata la seguente citazione dell'espressione scritta da Sergio Solimena:
"È contro ogni coinvolgimento dei lavoratori, è opposto a tutto ciò che si sta facendo in Germania dove il sindacato è nei consigli di amministrazione. La Fiom, questo terribile sindacato a detta di Renzi, è nel Consiglio di Amministrazione della Lamborghini"
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 22/02/2015 22:30 #3244

Verdicchio, cercherò di chiarire meglio il mio pensiero.
Il sindacato italiano ha sempre cercato di difendere i lavoratori e il lavoro dall'ingiustizia e dalla prepotenza del potere. Ovviamente non sempre vi è riuscito e ha commesso degli errori, come chiunque agisca. Il Sindacato è fatto, in verità, da coloro che vi aderiscono e la CGIL è il sindacato che ha avuto e ha maggiori adesioni tra i lavoratori. Se vogliamo cercare responsabilità allora potremmo chiederci quali responsabilità ha avuto il Sindacato degli Industriali. Un sindacato sempre pronto a difendere il proprio potere con poca lungimiranza. Se gran parte dell'industria italiana è evaporata, dall'aeronautica, alla cantieristica navale, all'elettronica, alla chimica, alla farmaceutica ...... non è certa colpa del sindacato. Chi ha fatto veramente l'industriale in Italia è stato assassinato, come Mattei. Chi ha prodotto innovazione, superando addirittura gli Americani, è stato Camillo e Adriano Olivetti e anche loro sono stati attaccati ed emarginati dalla corte degli industriali italiani e stranieri. Il Primo computer è italiano, costruito da Olivetti a Borgolombardo. Il primo microprocessore è stato inventato da Faggin che lavorò all'Olivetti. Le idee che consentirono questi strabilianti successi erano quelle di Adriano Olivetti considerato dal Sindacato degli Industriali, la Confindustria, un pericoloso Comunista. Questa è la verità se vogliamo guardarla in faccia. A Ivrea , la città costruita intorno all'azienda di Olivetti, le rappresentanze sindacali e i sindacalisti erano ai vertici dell'azienda. Per Camillo e Adriano era inconcepibile licenziare qualsiasi lavoratore. I salari aumentarono anche durante la crisi economica, la cosiddetta crisi coreana. Proviamo a confrontare la città di Olivetti con le città della Fiat. Eppure la Fiat aveva l’appoggio e i soldi della migliore classe di politici liberali e di destra. Insomma se vogliamo parlare di responsabilità prima di accusare il sindacato, che si può e si deve fare, bisognerebbe chiedere cosa ha fatto la politica e la Confindustria che avevano i mezzi per costruire un paese migliore.. Olivetti fu lasciato morire da solo e Mattei morì, ormai deluso, in un incidente aereo
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Hai ricevuto un GRAZIE da: Andrea Lanzoni

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 24/02/2015 20:27 #3265

Solimena, ti ringrazio per le ulteriori precisazioni. Anch'io cercherò in parte di rispondere ad alcuni passaggi e di chiarire meglio il mio pensiero, Esso è il risultato di passione verso il sociale e la politica e di un’’esperienza di vita lavorativa che mi ha consentito di constare di persona le realtà lavorative presso i maggiori paesi europei e aziende giapponesi.

Sergio Solimena ha scritto:
Il sindacato italiano ha sempre cercato di difendere i lavoratori e il lavoro dall'ingiustizia e dalla prepotenza del potere. Ovviamente non sempre vi è riuscito e ha commesso degli errori, come chiunque agisca. Il Sindacato è fatto, in verità, da coloro che vi aderiscono e la CGIL è il sindacato che ha avuto e ha maggiori adesioni tra i lavoratori.

Senza dubbio i sindacati difendono i lavoratori e il lavoro esistente, mentre i governi hanno il compito di difendere in primo luogo i disoccupati specialmente in una situazione come l’attuale. La CGIL rappresenta e tutela i suoi iscritti e i governi devono tutelare l’intera comunità, in particolare i più deboli. A tale fine deve promuovere politiche di crescita del lavoro liberandoci dai pregiudizi verso chi investe e crea lavoro, frutto della presenza nel dopo guerra del più grande partito e sindacato comunista del mondo democratico. In definitiva ciò che distingueva il sindacato italiano da quello tedesco era semplicemente il fatto che alla base della CGIL c’era l’ideologia comunista che sognava l’abbattimento del capitalismo, mentre in Germania la sinistra era socialdemocratica. Quale fattiva collaborazione poteva avvenire quando l'interlocutore sindacale perseguiva l'obiettivo di combattere il cosiddetto "padrone"?
Già allora, dunque, la Germania era molto avanti e Gerhard Schroder ebbe il coraggio nel 2002 di avviare quelle riforme, che gli costò la perdita del consenso elettorale e che in Italia oggi sta facendo Renzi, Non ho mai visto in Italia e nel mondo aziende che licenziano con leggerezza. Finché c’è lavoro il lavoratore onesto e rispettoso delle regole aziendali e produttive non ha nulla da temere. Oggi il comunismo, per fortuna, è scomparso, ma è evidente che quella cultura conserva tracce che impedisce, certamente in buona fede, di interpretare la realtà odierna di un mondo che è fortemente cambiato rispetto all'epoca della lotta di classe.

Concordo con le citazioni imprenditoriali che hanno fatto la storia delle migliori realtà del dopoguerra. Ricordo però che nell’ENI, ad esempio, la presenza sindacale era limitata, forse perché la maggior parte dei lavoratori era nei cantieri e in giro per il mondo. Ricordiamo però anche la scelta di Mattei di evitare l’influenza dei partiti e dei sindacati attraverso il sistema poco nobile, ma efficace di finanziare tutti i soggetti politici e sindacali. Personalmente posso affermare (con orgoglio) che nei miei 39 anni di Eni non ho fatto volontariamente un solo giorno di sciopero.
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Hai ricevuto un GRAZIE da: Mirco Rainoldi

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 25/02/2015 07:21 #3269

"La CGIL rappresenta e tutela i suoi iscritti e i governi devono tutelare l’intera comunità, in particolare i più deboli. A tale fine deve promuovere politiche di crescita del lavoro liberandoci dai pregiudizi verso chi investe e crea lavoro, frutto della presenza nel dopo guerra del più grande partito e sindacato comunista del mondo democratico. In definitiva ciò che distingueva il sindacato italiano da quello tedesco era semplicemente il fatto che alla base della CGIL c’era l’ideologia comunista che sognava l’abbattimento del capitalismo, mentre in Germania la sinistra era socialdemocratica. Quale fattiva collaborazione poteva avvenire quando l'interlocutore sindacale perseguiva l'obiettivo di combattere il cosiddetto "padrone"?"

Mi piacerebbe sapere quanti tesserati CGIL (e quanti di quelli che aderiscono ai suoi scioperi) hanno in tasca la tessera di un partito comunista (?) e quanti di loro sognano l'abbattimento del capitalismo e la sparizione dei "padroni"..
Renzi sta portando avanti la strategia di fare sparire i partiti alla sinistra del suo partito e di combattere la CGIL che ne è il braccio.
Naturalmente i partiti della sinistra e la sinistra del suo partito e la CGIL non sono spariti, perchè rappresentano le idee di una parte della società.
Se continua così Renzi non riuscirà a spostare a destra l'elettorato, come sarebbe sua ambizione, ma a trovarsi alla sua sinistra un nuovo partito formato dai "comunisti" delusi.
Il vecchio PCI aveva come regola di non lasciare spazio politico alla sua sinistra; Renzi, che non proviene dal vecchio PCI ma dalla sinistra DC confluita nel PD, ha trascurato questa regola e sta portando il suo partito al centro, allo scopo di raccogliere i voti dell'elettorato moderato. Bisogna vedere se i vecchi elettori del PD lo seguiranno. Finora, a parte la vittoria alle europee dovuta alla fiducia nelle sue promesse (e agli 80 euro almese regalati a 10 milioni di elettori) i sondaggi gli danno ragione, ma non per tanto, se non si decide a mantenere il suo programma. E' passato un anno e la situazione economica italiana è solo peggiorata.
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 25/02/2015 20:22 #3279

Giorgio Soave ha scritto:
Mi piacerebbe sapere quanti tesserati CGIL (e quanti di quelli che aderiscono ai suoi scioperi) hanno in tasca la tessera di un partito comunista (?) e quanti di loro sognano l'abbattimento del capitalismo e la sparizione dei "padroni.
Non mi sono riferito all'attualità nel ricordare l'ideologia comunista.
Il mio scritto è in funzione del confronto con Solimena in cui ho ricordato la differenza tra il Sindacato tedesco e la CGIL negli anni 80/90.

Ripeto il passaggio che segue:
Oggi il comunismo, per fortuna, è scomparso, ma è evidente che quella cultura conserva tracce che impedisce, certamente in buona fede, di interpretare la realtà odierna di un mondo che è fortemente cambiato rispetto all'epoca della lotta di classe.

Hai ancora scritto:
Renzi sta portando avanti la strategia di fare sparire i partiti alla sinistra del suo partito e di combattere la CGIL che ne è il braccio.
Naturalmente i partiti della sinistra e la sinistra del suo partito e la CGIL non sono spariti, perchè rappresentano le idee di una parte della società.
Se continua così Renzi non riuscirà a spostare a destra l'elettorato, come sarebbe sua ambizione, ma a trovarsi alla sua sinistra un nuovo partito formato dai "comunisti" delusi.

Non sono d’accordo con una lettura della politica renziana basata solo su uno sterile tatticismo politico elettorale.
A me pare del tutto evidente che Renzi e il suo governo stiano portando avanti con determinazione riforme storiche che si dovevano fare almeno dieci anni fa e ciò è la vera causa del perdurare della crisi per così tanto tempo. Sulla capacità di coinvolgere l’elettorato moderato posso solo dire che chi scrive, per quel che può valere, è un'esempio. Per la prima volta nella vita ho votato alle europee per un partito di sinistra.

Infine scrivi:
E' passato un anno e la situazione economica italiana è solo peggiorata.”

Dipende da come s’interpreta la crisi iniziata nel 2008. Possiamo dire che la caduta del PIL si è arrestata ad inizio 2015 e tutte le stime, ad iniziare dall’OSCE, prevedono la crescita. Hai invece ragione se valutiamo gli effetti sull'occupazione. Ma sappiamo che per avere ripercussione sulla crescita del lavoro ci vuole tempo. Il lavoro non nasce per il miracolo di una legge, bensì si basa sulla fiducia verso il futuro degli investitori.
Se non abbiamo ancora coscienza della spaventosa crisi che ha avuto ripercussioni gravissime sulla nostra economia, non possiamo intenderci. Da qui si percepisce quali azioni e riforme basilari l’attuale governo stia finalmente sviluppando. Se si arrestasse questo processo si produrrebbe un disastro le cui conseguenze è meglio non ipotizzarle.
Ciò non vuol dire che anch'io non ho motivi di critica, ma solo perché non si fa ancora abbastanza nel settore del tagli della spesa, della riduzione delle tasse, della lotta alla corruzione e della lentezza della giustizia. Occorre però osservare con attenzione chi si batte per le riforme necessarie e chi è impegnato a frenare l'azione del governo.
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Hai ricevuto un GRAZIE da: Mirco Rainoldi

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 26/02/2015 18:49 #3285

Verdicchio , tu affermi : "Per la prima volta nella vita ho votato alle europee per un partito di sinistra."
Mi pare che invece sei rimasto coerente con le tue convinzioni neoliberiste post democristiane e hai votato come sempre : Il PD infatti non è un partito di "sinistra" ..
è solo un comitato elettorale che , alle europee, non alle politiche e senza un programma ( gli 80 € non sono un programma politico per l'europa)
ha preso il 40% del 58% dei votanti ( gli stessi voti il (30% del 75%) delle politiche ) , infatti , nonostante il premio del porcellum , Bersani ha perso le politiche
e Renzi , grazie al golpe di Napolitano , governa con un quadripartito come avrebbe fatto col proporzionale della 1 repubblica , senza essere stato eletto -
In merito all'essere un partito di sinistra , se la destra conquista poltrone e gli spazi a sinistra in parlamento non è detto che diventi di sinistra :
è evidente che sono i programmi e le scelte politiche che fanno distinguere la differenza , Rezi ha fatto cose a danno dei lavoratori che Berlusconi neanche
si sarebbe sognato di fare , forse allora c'era un po' più di sinistra , non ti pare ??
Renato Lucrezio Tramutoli
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 28/02/2015 07:21 #3294

E' tutto quasi vero. Bisogna concludere con la conclusione che Renzi non è un politico di sinistra, ma un ex DC, allievo di un ex DC, che alle primarie del PD ha ricevuto i voti di molti elettori ex DC che prima votavano Berlusconi e ne erano stati delusi (e ci credo...). Così è diventato segretario del partito e, dopo la sconfitta elettorale di Bersani, che onestamente si è dimesso, e dopo l'incarico di premier a Letta che non ha saputo cavare un ragno dal buco, ha ricevuto graziosamente da Napolitano l'incarico di fare un governo; e avendo ormai in mano il partito (per qualche misteriosa alchimia) sta governando, con molta più sicumera dei predecessori ma con scarsi risultati. Questa è la vera storia.

Renzi mi piace poco, lo dico chiaramente. E' appoggiato da un finanziere, Serra, con sede legale a Londra e conti correnti nei paradisi fiscali (Bersani l'aveva fatto notare, ma pare che questo agli italiani interessi poco) e con idee politiche decisamente liberistiche.
E per confermare la sua spregiudicatezza, Renzi è andato a trattare privatamente con il capo dell'opposizione (che ne è rimasto incantato, guarda un po', così come il presidente di Confindustria), un caso di alto tradimento, una cosa che non si era mai sentita, un abbandono dei principi fondamentali della politica.
Il 24 dicembre, alla fine di un consiglio dei ministri, ha infilato di nascosto nell'ultimo decreto una piccola modifica che salverebbe penalmente Berlusconi e gli permetterebbe di tornare a fare politica a pieno titolo. C'entra il patto del Nazareno ?
Si è impegnato sulle riforme costituzionali ed elettorali che non fanno guadagnare un soldo agli italiani e finora l'unico atto concreto, alla scadenza di un anno di governo, è una nuova legge sul lavoro che manda in soffitta il vecchio Statuto dei Lavoratori ottenuto con anni di lotte, liberalizzando i licenziamenti. Ma dice che questo dovrebbe aumentare l'occupazione...
Sta riformando la RAI, lasciando solo una paio di TG, il che aumenterà il suo controllo sulla informazione pubblica.
Tutte riforme che non influiranno sull'economia, che infatti sta ancora peggiorando, dopo un anno di governo. 100.000 giovani italiani vanno all'estero ogni anno a cercare lavoro, siamo in piena deflazione e le tasse aumentano. Per la prima, quest'anno la mia pensione è diminuita.
L'83% del gettito IRPEF deriva dalle tasse sugli stipendi dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni, che non sono certo i redditi più alti (la pensione media è di 500 euro). Non saranno quegli 80 euro ai piccoli salariati che cambieranno la situazione; ci vorrebbe una seria riforma fiscale.

Comunque sia il giudizio sull'uomo, è chiaro che agisce con l'appoggio della maggioranza del suo partito, che per seguirlo ha messo da parte i vecchi principi.
Dovessimo andare a votare domani, i miei voti non andranno al PD; piuttosto resto a casa.
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Hai ricevuto un GRAZIE da: Renato Tramutoli

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 28/02/2015 10:14 #3295

Verdicchio
torno all'argomento principale partendo dalle tue considerazioni. Le posso condividere solo in minima parte perché in generale non aiutano a comprendere il vero e sviano da una vera possibilità di ricrescita del nostro Paese. Credo che sia arrivato il momento di iniziare a costruire, non più di rottamare, lasciandosi alle spalle gli attrezzi della vecchia politica.
Il Sindacato, tu dici, ha sbagliato e aggiungi che tu non hai mai fatto uno sciopero.
Io invece penso che il Sindacato dei Lavoratori abbia fatto quanto ha potuto, anche compiendo errori, ma sempre avendo in mente il bene di chi lavora. Di scioperi ne ho fatti molti e li rifarei ancora.
Vediamo allora di entrare un po’ più nel merito del job act.
Io ti ho proposto come esempio di industria sana quello di Camillo e Adriano Olivetti. C’era un principio industriale in queste due importanti Persone: il licenziamento dei lavoratori non era ammissibile anche in periodo di crisi. Il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie era all’interno del progetto industriale. I salari dovevano essere alti anche in contrasto con le crisi economiche, che vi furono (crisi coreana), e le difficoltà dei finanziamenti concessi dalle banche. Grazie a questi principi la fabbrica di Olivetti progettò e produsse quanto nessuna altra fabbrica abbia mai fatto. Ai posti chiave c’erano intellettuali e sindacalisti oltre che la figura di Adriano. C’erano le persone, c’era la voglia di fare un prodotto vero, bello a vedersi e da possedere. C’era la volontà di realizzare desideri impossibili, c’era l’Italia che voleva crescere e dimenticare gli orrori di una guerra. Tecnologia, Scienza, Cultura e Bisogni sociali, con al centro le persone e non la gente, sono stati il motore dell’Olivetti. Altro che la Fiat di Valletta! Il primo computer al mondo è stato fatto da noi italiani, a due passi da San Donato Milanese. Un Computer costruito e funzionante, realizzato a Borgolombardo in una palazzina ormai abbattuta e che ultimamente ospitava i laboratori della Bull.
L’industria la fanno le persone. Le persone che stanno intorno a noi con tutti i loro pregi e difetti. Questa è l’unica verità. Ciò che sta compiendo Renzi è un disastro perché uccide le radici e le motivazioni interiori della capacità del fare. Non si può essere dei precari a vita. Non si può inseguire il sogno del profitto senza che questo sia sostenuto da una spinta morale che include la difesa dei più deboli. Diversamente profitto diventa sfruttamento. Sai cosa dice Marx nel Capitale, nel suo primo libro:Il processo di produzione del Capitale? Se non l’hai mai letto leggilo. Te lo chiedo come un favore. Dice una cosa molto semplice e giusta. Ciò che rende vera l’uguaglianza: 1 vestito = 10 metri di stoffa, non è la merce in sé, che infatti non lo è, bensì la fatica del lavoro umano necessaria per fabbricare questi due beni così diversi. L’unità di misura è l’uomo, la sua fatica e io dire la sua anima. L’anima, ciò che sta dentro gli oggetti e non è ponderabile. Il Denaro è un mezzo comodo per attribuire un valore di scambio, è un mezzo di misura, non è la misura! Dietro i modelli competitivi del liberalismo e così propagandati dai nostri industriali c’è il fallimento economico del nostro Paese e dell’Europa. Solo politiche di cooperazione possono farci crescere. Il Sindacato è una parte essenziale è insostituibile della cooperazione. Il Sindacato italiano, è vero come dici tu, non l’ha mai voluta in passato. Fu un errore? Forse, però bisogna valutare le cose storicamente, con le persone e le condizioni di allora. Ma neppure gli industriali italiani hanno chiesto la cooperazione. Anzi davanti ai cancelli delle fabbriche chiuse chiedevano l’intervento della Polizia con le loro cariche conto i propri lavoratori. Lavoratori che guadagnavano una miseria mentre loro, gli industriali, giravano in Ferrari. L’unico che si oppose a queste logiche fu Olivetti. Le sue fabbriche non potevano essere occupate dai sindacalisti perché già le occupavano tutti giorni con il loro lavoro. Dirò di più. Il Sindacato in più occasioni si contrappose ad Adriano perché non riusciva a capire questa disponibilità di Adriano che non rientrava nello scontro esistente con il resto degli altri industriali e politici DC italiani. Che il Sindacato fosse essenziale e insostituibile lo diceva meravigliosamente un grande economista, Paolo Sylos Labini e lo sosteneva anche Franco Modigliani, che pure non era di Sinistra. Per essere di Sinistra non basta dichiararsi è necessario vedere il mondo dalla parte di tutti, partendo dalla soluzione delle necessità dei deboli. Questa è la mia filosofia. Quando progetto qualcosa parto sempre da chi dovrà usarla e perché. Penso alla qualità in sé. Penso che dentro ciò che faccio c’è anche la conversazione sul piatto di maccheroni che ho mangiato in famiglia e ai giochi che faccio con mio nipote di due anni. Da ciò discende che non condivido una parola né di Marchionne e né di Renzi. Sono agli antipodi. Eppure, ma evidentemente, io sono Ingegnere che usa le mani e il cervello, …. Loro non lo so, e non so neppure cosa sappiano realmente fare. Per esempio sapranno cambiare, senza chiamare il ferramenta la corda di una tapparella?
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Hai ricevuto un GRAZIE da: Giorgio Soave

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 11/03/2015 20:20 #3390

Alcuni contrattempi mi hanno impedito di rispondere con sollecitudine ai post di Tramutoli, Soave e Solimena. Qui esprimo in forma un po’ più ampia il mio pensiero. Seguiranno alcune repliche ad alcuni passaggi dei singoli post.
In primo luogo voglio affermare nuovamente la mia contrarietà (credo che siano d'accordo in linea di massima la grana parte degli italiani) al senso del titolo di questa discussione e cioè che la riforma sul lavoro “job act sia un ritorno al passato e con prospettive dannose”.
La riforma al contrario è una legge coraggiosa che adegua le norme sul lavoro ai cambiamenti intervenuti dall'adozione dello statuto dei lavoratori risalente al 1970. E’ comprensibile la nostalgia del mondo politico e degli aderenti al sindacato più a sinistra ma credo che siano indiscutibili gli enormi cambiamenti intervenuti nel frattempo della dinamica delle aziende, dalla decisione di aprire l'attività produttiva alla capacità di stare su un mercato divenuto globale. Una legge di questo tipo è opera di un indirizzo politico e soprattutto di giuslavoristi che hanno proposto, quanto ritengono necessario per raggiungere gli obiettivi della semplificazione e nelle certezze indispensabili per fare impresa nella situazione attuale. Quali saranno i risultati del job act lo vedremo fra non molto tempo. Le certezze in materia sembrano averle solo i conservatori e i nostalgici di un mondo che non c’è più. Siamo di fronte ad una sfida molto innovativa e qualora dovesse essere in qualche punto, questo governo o i successivi e il parlamento non esiteranno ad apportare modifiche.

Mi sorprendono però le forze politiche e CIGIL che criticano o respingono la legge, omettono di fare un’analisi (quantomeno di massima) nel merito dell’attuale grave situazione economica e dei motivi per cui l’Italia è fra gli stati con maggiori difficoltà a uscirne. Ciò farebbe pensare che l’unico aspetto importante sia la conservazione del vecchio statuto dei lavoratori, come se non abbia alcuna importanza la disoccupazione di quasi la metà dei giovani e l’espansione della precarizzazione intervenuta. E’ noto, inoltre, a tutti che non cresciamo da quasi vent’anni per effetto della globalizzazione derivata dall’ingresso (primi anni 2000) nella competizione sui mercati mondiali di Cina, India e Brasile, che rappresentano oltre metà della popolazione mondiale, poi della crisi economica e finanziaria esplosa negli USA (2008). L’Italia si è trovata impreparata strutturalmente ed è per questo piombata nella più grande crisi degli ultimi cento anni esclusi i periodi di guerra. Tutto ciò per dire che un qualsiasi pensiero, convinzione o giudizio sugli atti dell’attuale governo deve misurarsi con queste realtà.

Piaccia o no, Renzi sta cimentandosi in questa tremenda sfida che si propone di recuperare le gravi inadempienze e i ritardi della politica di sinistra o di destra che ha governato fino al Governo Monti. Ritenere perciò (mi riferisco in particolari ai post di Tramutoli e Soave) che il fenomeno dello spostamento di elettori dall’area moderata verso il PD di Renzi possa essere inquadrato semplicemente disquisendo su chi è di sinistra o di destra e persino rievocando l’etichetta (“famigerata”) degli ex DC, non hanno a mio avviso alcun senso. Per quanto mi riguarda, ma penso sia il caso della quasi totalità di quanti hanno votato per la prima volta il PD alle scorse elezioni europee, il consenso l’ha avuto solo per il suo coraggioso programma sulle riforme. Su questa materia mi pare indiscutibile che la prima e principale distinzione non sia fra destra o sinistra, bensì fra quanti hanno preso coscienza dell’assoluta urgenza di riformare l’Italia e quelli che si oppongono alle riforme, oppure le vorrebbero fare a modo loro, mentre le leggi si discutono con il contributo di tutti ma poi passano con il voto della maggioranza.

L’andamento dell’economia e del lavoro sta dando piccoli e incoraggianti segnali di ripresa. Le previsioni per il 2015 sono positive per il minor valore di scambio Euro su dollaro, il minor costo energetico, l’acquisto da parte della BCE dei titoli degli Stati membri, il job act che inizierà a dare i suoi frutti, ecc. Vorrei augurarmi che il governo, di fronte ai primi risultati positivi e agli ostacoli incessanti e sempre più minacciosi anche dall'intero del PD, sia tentato a ridurre la determinazione con cui cerca di accelerare i tempi. Sarebbe un fatale errore che potrebbe vanificare i sacrifici di tutti gli italiani che stanno patendo pesantemente gli effetti della crisi.

Osservo infine che se non fosse tuttora grave la situazione del paese a Renzi gli converrebbe andare al voto con la prospettiva di ottenere una maggioranza parlamentare più solida. Il senso di responsabilità gli impone di non far perdere tempo al paese in difficoltà e perciò di fare tutto il possibile per portare a termine le riforme.
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Hai ricevuto un GRAZIE da: Mirco Rainoldi

job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 12/03/2015 08:06 #3394

" Le certezze in materia sembrano averle solo i conservatori e i nostalgici di un mondo che non c’è più."

Complimenti Luigi, alla tua età sei ancora capace di apprezzare le novità. I vecchietti come me son più propensi a criticare a priori.

"L’andamento dell’economia e del lavoro sta dando piccoli e incoraggianti segnali di ripresa. Le previsioni per il 2015 sono positive per il minor valore di scambio Euro su dollaro, il minor costo energetico, l’acquisto da parte della BCE dei titoli degli Stati membri, il job act che inizierà a dare i suoi frutti, ecc. "

Non sono certo merito delle riforme di Renzi. Non vedo finora nostre riforme che possano produrre una ripresa dell'Italia (non certo le riforme costituzionali e la riforma elettorale, che hanno fatto solo perdere tempo). Quanto alla nuova legge sul lavoro, aspettiamo di vedere i suoi effetti prima di decantarla.
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 12/03/2015 23:12 #3400

Da 15 anni si è progressivamente flessibilizzato il mercato del lavoro. Da 15 anni la disoccupazione ha continuato ad aumentare.

Sono contento che abbiano tolto l'art.18, perchè dopo 15 anni in cui si è precarizzato tutto e l'occupazione è diminuita c'era ancora qualcuno con la faccia tosta di dire che in Italia non si può assumere ...... per colpa della Camusso!

Meglio così, sul serio. Adesso non c'è più nessun alibi per gli imprenditori.
E attenzione alle lucciole e alle lanterne: quando ci dicono che in un mese hanno assunto 30 persone, in termini attuali significa che hanno assunto 30 persone per farle lavorare ciascuna un giorno, non che hanno assunto 1 persona perchè lavori un mese.

Sarebbe importante che si adottasse finalmente l'unità di misura del 'tempo pieno equivalente' altrimenti in un Paese di 60 milioni di abitanti potremo avere anche 600 milioni di posti di lavoro.....
Andrea Lanzoni
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job act. un ritorno al passato, con prospettive dannose 13/03/2015 06:56 #3401

Sarebbe bene che finalmente si fissasse una retribuzione oraria minima, che c'è perfino nell'ultraliberista America
www.rainews.it/dl/rainews/articoli/presi...25-c15a7e8de17a.html

Facciamo 5 euro all'ora, che è già al limite di sopravvivenza ? In USA è 7$ e Obama ha annunciato che la portarà a 10$.
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Hai ricevuto un GRAZIE da: Marcello Tarabbia
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