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ARGOMENTO: Conseguenze negative di un NO alla riforma Costituzionale

Conseguenze negative di un NO alla riforma Costituzionale 29/11/2016 22:02 #4255

Dal dibattito martellante sulle TV e giornali ho colto l’essenza delle due posizioni. Il SI cerca di convincere ad una scelta di cambiamento che faccia fare all'Italia un passo importante verso una maggiore efficienza delle Istituzioni e quindi ad una maggiore competitività dell’Italia, mentre il NO sostiene il contrario e manifesta in prevalenza il solo obiettivo di far cadere il Governo in carica. Ciò è in linea, purtroppo, con la storia della politica di questo povero Paese.

L’ex Presidente della Camera Luciano Violante sul corriere del 26 Novembre ci propone di riflettere seguendo un altro punto di vista.

Supponiamo che la riforma fosse già in atto e gli attuali sostenitori del NO chiedessero di abrogarla per tornare al testo originario ora vigente, cosa accadrebbe?

I cittadini in primo luogo perderebbero alcuni diritti costituzionali, oggi garantiti dalla riforma: al referendum propositivo, alla pronuncia del Parlamento sulle proposte di iniziativa popolare, ad un quorum più basso quando i referendum siano sostenuti da 800.000 firme. Le donne perderebbero il diritto costituzionale all'equilibrio di genere nelle Camere e nei Consigli regionali.
Le minoranze parlamentari perderebbero altri diritti costituzionali: ad un proprio statuto, che ne fissi i poteri e le prerogative, e al ricorso alla Consulta contro le leggi elettorali imposte dalla maggioranza.

Il potere del Governo aumenterebbe. Palazzo Chigi potrebbe riprendere a schiacciare la Camera e Senato con decreti legge omnibus, maxi emendamenti e fiducie; potrebbe imporre il voto di fiducia anche al Senato; si libererebbe del controllo del Senato sulle politiche pubbliche, sulla pubblica amministrazione e sull'attuazione delle leggi.

Le oligarchie (gruppi ristretti di potere che perseguono interessi propri) interne a molti partiti sarebbero felici. Finalmente si torna alla instabilità e ciascuno potrà sperare di poter contrattare qualcosa con un governo che ha bisogno di soccorsi per sopravvivere; viene più che triplicato il numero di senatori, che ritornano da 100 a 315; il procedimento legislativo torna alla media di 500 giorni per proposta di legge e in queste lungaggini tra Camera e Senato si può sempre lucrare qualche emendamento.

L’unico preoccupato sarebbe il Bilancio: occorrerà reintrodurre le retribuzioni per 315 senatori ; si dovranno ristabilire i contributi finanziari ai gruppi regionali; occorrerà aumentare le retribuzioni per i 917 consiglieri regionali sganciandoli dal limite della retribuzione del sindaco della città capoluogo di Regione. Molti milioni di euro all'anno chissà quanti anni.

E’ un altro punto di vista; ma rende più chiare le conseguenze del voto.
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