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Casa delle Associazioni o fine di un’esperienza? A San Giuliano Milanese si decide il futuro della partecipazione

Sedici realtà del territorio presentano una proposta concreta: trasformare via Risorgimento 21 in una vera Casa delle Associazioni. Non una difesa nostalgica del passato, ma un salto in avanti. Un progetto condiviso, aperto, strutturato. Una visione che mette al centro l’uso collettivo degli spazi e la coprogettazione con le istituzioni.
Sedici realtà del territorio presentano una proposta concreta: trasformare via Risorgimento 21 in una vera Casa delle Associazioni. Non una difesa nostalgica del passato, ma un salto in avanti. Un progetto condiviso, aperto, strutturato. Una visione che mette al centro l’uso collettivo degli spazi e la coprogettazione con le istituzioni.

Sommario

Un progetto dal basso contro una scelta politica dall’alto: chiudere Eterotopia significa spegnere uno dei pochi spazi reali di comunità nel Sud-Est Milano

C’è un punto che va detto senza giri di parole: quello che sta accadendo a San Giuliano Milanese non riguarda solo uno spazio, ma il modello di città che si vuole costruire nei prossimi anni. Da una parte c’èun’esperienza lunga oltre trent’anni, quella dello Spazio Popolare AutogestitoEterotopiain via Risorgimento 21.Dall’altra, una visione amministrativa che, nei fatti, rischia di cancellarla definitivamente. E non si tratta di una questione che riguarda solo San Giuliano Milanese.

Un presidio che va oltre i confini comunali

Ridurre Eterotopia a una realtà locale è un errore. In questi anni quello spazio è stato attraversato, vissuto e costruito da associazioni, gruppi e cittadini di tutto il Sud-Est Milano: Peschiera Borromeo, Mediglia, San Donato Milanese, Melegnano, Pantigliate e oltre. Qui si sono intrecciate esperienze culturali, sociali, ambientali. Qui si è fatto quello che spesso le istituzioni dichiarano ma faticano a realizzare: creare comunità. Eppure, oggi, questo patrimonio collettivo viene trattato come un problema da risolvere, non come una risorsa da consolidare.

Il nodo politico: gli spazi negati

Il dato è noto, ma continua a essere ignorato: solo una minima parte delle associazioni ha accesso a spazi adeguati. In un territorio ricco di iniziative, questa è una contraddizione evidente.

Eterotopia, negli ultimi trent’anni, ha colmato proprio questo vuoto.Non per concessione, ma per iniziativa.Recuperando aree dismesse, costruendo relazioni,firmando nel 2009 unaconvenzione con il Comune che riconosceva il valore pubblico di quel lavoro.

Non solo: dove l’amministrazione avrebbe dovuto realizzare un’area verde, l’associazione ha agito direttamente.Ha rimosso asfalto, “realizzato un giardino con essenze autoctone”, creato un piccolo ecosistema. Un gesto concreto, non un progetto su carta.

Una scelta che sa di chiusura

Oggi, con la Variante al Piano di Governo del Territorio (PGT), emerge una linea che preoccupa. Perché, al di là delle formule tecniche, la direzione appare chiara: chiudere definitivamente quell’esperienza. Non è una lettura ideologica. È una conseguenza logica se si mette in discussione la continuità di uno spazio che svolge funzioni sociali, culturali e ambientali riconosciute da decenni.

La domanda è semplice: perché smantellare ciò che funziona?

La risposta dal basso: sedici realtà unite

Il 16 marzo 2026 arriva una risposta forte e, soprattutto, unitaria.Sedici realtà del territorio presentano una proposta concreta: trasformare via Risorgimento 21 in una vera Casa delle Associazioni.

Non una difesa nostalgica del passato, ma un salto in avanti. Un progetto condiviso, aperto, strutturato. Una visione che mette al centro l’uso collettivo degli spazi e la coprogettazione con le istituzioni.

Nel merito, la proposta si articola in tre passaggi precisi, formalmente presentati all’Amministrazione Comunale come contributo alla Variante del PGT.

Il contributo alla variante del PGT


La proposta è stata realizzata dall’Associazione Culturale per l’Autogestione e condivisa con altre sedici realtà del territorio, che hanno scelto di unire le forze per dotare San Giuliano Milanese di uno spazio dedicato alle attività associative, culturali e civiche.

L’assemblea delle associazioni della Consulta


Viene sostenuta la proposta dell’Associazione Culturale Orizzonte APS di convocare un’assemblea aperta a tutte le associazioni aderenti alla Consulta Comunale: un momento ritenuto fondamentale per il confronto e la costruzione collettiva, con l’obiettivo di rafforzare la rete associativa locale.

Il tavolo di coprogettazione


Nel documento protocollato si richiede l’attivazione di un tavolo di coprogettazione con l’Amministrazione Comunale, come previsto dall’articolo 55 della Legge 117/2017, aperto a tutte le realtà associative disponibili. L’obiettivo è la definizione partecipata del progetto della Casa delle Associazioni, secondo una logica di sussidiarietà e collaborazione tra cittadini organizzati e istituzioni.

A firmare questa proposta sono:

  • Associazione Culturale per l’Autogestione APS
  • Comitato Villa Angelino
  • Associazione Vivai Pronatura ODV
  • Associazione Italia Cuba
  • Associazione Culturale Orizzonte APS per la salvaguardia e la valorizzazione di Viboldone
  • WWF Martesana Sud Milano
  • Italia Nostra Milano Sud-Est
  • Collettivo studentesco Liceo Primo Levi di San Donato Milanese
  • Osservatorio permanente contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio nel Sud-Est Milano
  • Associazione Greensando
  • Comitato NOSTADIO San Donato Milanese
  • Comitato Giù le mani dalla Campagnetta
  • Associazione N>O>I Network Organizzazione Innovazione
  • RecSando
  • Bicipolitana Network
  • Associazione Ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili APS
Il punto: che idea di città vogliamo?

Qui sta il vero nodo politico. Non si tratta solo di urbanistica, ma di democrazia.

Una città che riduce gli spazi di aggregazione è una città più fragile, più individualista, più povera. Una città che investe nelle reti associative è invece una città che costruisce futuro.

Chiudere Eterotopia – o lasciarla morire lentamente – significa mandare un messaggio preciso: la partecipazione autonoma non è considerata un valore, ma un ostacolo.

“Tutto per tutti” non è uno slogan comodo

“Vogliamo tutto per tutti, niente per noi” è una frase che può sembrare radicale. In realtà è profondamente politica. Perché ribalta la logica della gestione degli spazi: non proprietà, ma bene comune.

È una posizione che mette in difficoltà, perché chiede alle istituzioni di condividere potere, non solo di amministrarlo.

Ma è anche l’unica strada credibile se si vuole davvero parlare di comunità.

Una responsabilità che non può essere rimandata

La convenzione scadrà nel 2028. Il tempo per decidere non è infinito, ma nemmeno esaurito.

L’amministrazione di San Giuliano Milanese ha oggi una scelta davanti: chiudere un’esperienza e sostituirla con un vuoto, oppure riconoscere e strutturare ciò che già esiste, aprendolo ancora di più alla città e al territorio.

Ignorare questa proposta non sarebbe una decisione tecnica. Sarebbe una scelta politica, con conseguenze chiare.

E allora la domanda non è più solo per chi governa.

I cittadini di San Giuliano Milanese e del Sud-Est Milano sono disposti a perdere uno degli ultimi spazi reali di partecipazione, oppure vogliono difenderlo e trasformarlo in un bene comune aperto a tutti?

RedazioneRecSando– Fabrizio Cremonesi

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