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Da “don Luca” a Monsignor Violoni: dodici anni di cammino a San Giuliano Milanese

Da “don Luca” a Monsignor Violoni: dodici anni di cammino a San Giuliano Milanese

Il 31 agosto lo abbiamo salutato, con l’affetto di sempre, semplicemente come “don Luca”. Domenica 20 settembre, giorno dei saluti ufficiali alla città, lo abbiamo ritrovato investito di un nuovo, prestigioso titolo: Monsignor Luca Violoni, prevosto mitrato della Comunità Pastorale San Giovanni Paolo II di Seregno.
Questo nuovo appellativo accompagna un importante passaggio nel suo percorso sacerdotale, ma per la comunità di San Giuliano Milanese, per i parrocchiani e per i tanti cittadini che lo hanno incrociato, lui resterà sempre e profondamente don Luca.
Dodici anni di presenza sul territorio non si archiviano con un semplice cambio di destinazione. Sono un tessuto fitto, intrecciato di incontri quotidiani, celebrazioni, riunioni operative, catechesi, ma anche di pranzi comunitari, pellegrinaggi e vicinanza nei momenti di fragilità. Sono dodici anni tradotti in volti diventati familiari e nomi scolpiti nella memoria, una presenza costante che è entrata a far parte del respiro stesso della città. Salutare don Luca significa congedarsi da una figura che è ormai incastonata nella memoria collettiva del nostro tessuto cittadino.

Le radici di un progetto: l'arrivo a San Giuliano

Era il 2014 quando don Luca Violoni muoveva i primi passi a San Giuliano Milanese. Nessuno, all’epoca, poteva immaginare che questo cammino sarebbe durato oltre un decennio, attraversando e plasmando un pezzo cruciale della nostra storia recente.
Chi lo incontrò per primo ricorda le passeggiate esplorative al fianco di don Lino Maggioni e don Alessandro Lucini, e le prime interviste in cui un giornalista appassionato cercava di carpirne le aspettative per il futuro. Oggi possiamo dire che quelle aspettative si sono trasformate in solide realtà. Il traguardo più ambizioso è stato tagliato nel 2019 con la fondazione della Comunità Pastorale San Paolo VI, un progetto visionario che ha fuso l’identità di sette parrocchie diverse. Un cammino, già intuito da don Lino Maggioni, che ha saputo trasformare frammenti di territorio con bisogni differenti in un’unica, grande famiglia pastorale.

Pietre vive: chiese rinnovate e relazioni umane

Sotto la sua guida, San Giuliano non ha vissuto solo un rinnovamento organizzativo, ma un vero e proprio restauro spirituale e strutturale. Tre luoghi di culto hanno cambiato volto: San Marziano a Sesto Ulteriano, la centrale San Giuliano Martire e, in tempi più recenti, Maria Ausiliatrice.
Come dimenticare il traguardo di Zivido, con la consacrazione della chiesa a dieci anni dalla costruzione, presieduta dall’allora cardinale Angelo Scola? E l’attenzione rivolta a Viboldone, con la sua storica abbazia e la comunità monastica, cuore pulsante della nostra identità territoriale e del nostro ecosistema culturale, vicino a quell’orizzonte che unisce l’Ecomuseo della Vettabbia e le reti del Sud Est Milano.
Tuttavia, l’eredità più grande non è fatta di mattoni, ma di relazioni. L’Emporio della Solidarietà, il centro d’ascolto, la cura per i malati, le giovani coppie e gli anziani, insieme ai ritiri spirituali, dimostrano una capacità rara: tenere saldamente unite la dimensione spirituale e quella dell’impegno sociale in una città in perenne trasformazione.

Una culla per le nuove vocazioni

Esiste poi un capitolo più silenzioso ma di straordinario impatto: i giovani. Negli anni sangiulianesi di don Luca, la comunità si è rivelata un terreno fertile per chi ha scelto di dedicare la vita al Vangelo.
Abbiamo visto crescere ed essere ordinati don Diego, don Edoardo e don Andrea. Abbiamo accompagnato il sangiulianese José, prossimo diacono il 3 ottobre e sacerdote nel 2027, e Ivan, in preparazione per il diaconato permanente. Un respiro internazionale è stato portato da don Joseph, giovane sacerdote maltese cresciuto qui per sette anni prima di tornare a guidare una parrocchia nella sua terra d’origine. Storie personali che riflettono la vitalità della comunità che li ha sostenuti.

Il dialogo con la città e la benemerenza civica

Don Luca non ha mai recintato la sua missione all’interno dei confini parrocchiali. La sua porta è sempre stata aperta alla città, costruendo un dialogo costante—a volte franco e complesso, ma sempre costruttivo—con le realtà sociali e l’Amministrazione comunale.
Nel suo discorso di commiato, il sindaco Marco Segala ha ricordato dieci anni di accesi confronti, progetti condivisi e traguardi comuni. Un legame sancito ufficialmente con la consegna della benemerenza civica: il sigillo istituzionale su un sentimento di gratitudine che i cittadini provavano già da tempo.

La cultura, la bellezza e quelle “Trame di radici”

L’impronta di don Luca è segnata anche da una profonda tensione verso la cultura e la bellezza. Ha insegnato a guardare al nostro territorio non come a una semplice mappa geografica, ma come a uno spazio da abitare con consapevolezza, unendo la ricerca spirituale alla valorizzazione storica.
Non è un caso che, proprio nei giorni del suo congedo, San Giuliano si prepari a vivere la Festa in Città, intitolata quest’anno “Trame di radici” (dal 26 settembre all’11 ottobre). Un evento che fonde cultura, sport, associazionismo e fede, in una sintesi perfetta dei valori seminati in questi dodici anni. Radici invisibili ma tenaci, cresciute tra un incontro, un progetto e una parola di conforto.

Da un Papa all'altro: l'eredità di un pastore

C’è un filo di delicata ironia nel suo nuovo incarico: lascia la Comunità San Paolo VI per guidare la Comunità San Giovanni Paolo II. Da un Papa all’altro, ma soprattutto, da un gregge all’altro.
A raccogliere il suo testimone a San Giuliano arriverà don Paolo Rota, a cui spetterà il compito di far germogliare ulteriormente questa grande famiglia. Seregno non è poi così lontana, e l’editoriale della sua nuova parrocchia ha già svelato ai seregnesi quella che per loro è una “sorpresa”: l’abitudine del nuovo prevosto di fermarsi sulla porta della chiesa dopo la Messa.
Per noi di San Giuliano, quella non è mai stata una sorpresa. Era semplicemente lui, alla ricerca di uno sguardo da incrociare, di un volto da riconoscere, di un nome da memorizzare. Perché è proprio su quella soglia, a cavallo tra il sacro della chiesa e la quotidianità della piazza, che si costruisce il vero senso di una comunità.
San Giuliano trattiene oggi un’eredità preziosa fatta di opere, luoghi e, soprattutto, legami inossidabili. Salutare chi ha segnato così nel profondo la nostra storia non significa dirsi addio.
Grazie, don Luca. E buon cammino, Monsignor Violoni.

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