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Per Non Dimenticare

La resistenza tedesca

La resistenza tedesca

Tino Berti
La resistenza tedesca deve essere considerata diversamente dai movimenti resistenziali che presero piede in tutta l'Europa occupata dai nazifascisti.
La resistenza francese, jugoslava, italiana, ecc. ecc., sono sì dei movimenti antifascisti, ma sono anche movimenti nazionali che combattono per l'indipendenza del loro paese dal giogo nazifascista e questi movimenti assumono nei rispettivi paesi aspetti, contorni e fisionomie diverse che vedono la partecipazione di tutte le classi sociali in quella che era la lotta per l'indipendenza nazionale e contro il nazifascismo e le sue implicanze( ferocia, arbitrio, negazione di ogni libertà, ecc. ecc. ) mentre, dove esistevano già delle dittature, la lotta esaltò la necessità sia del mutamento delle strutture politiche ed amministrative dello stato che di rinnovam         ento e trasformazione della società.   
L'invasione tedesca, quindi, fu una delle ragioni che facilitò ai movimenti politico-resistenziali di quei paesi la chiamata dei cittadini alle armi e diede loro quella consegna che si riassume nella frase che tante volte abbiamo inteso ripetere durante il periodo partigiano," combattere per liberare l'Italia dal giogo nazifascista e per instaurare una repubblica democratica ".    

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Militari

  Militari

Tino Berti

Il mio riferimento per questa che non vuol essere altro che una testimonianza è il sanatorio, o meglio i sanatori tedeschi, dove venimmo ricoverati subito dopo la liberazione.

Noi deportati politici, all’atto della liberazione dal Lager di Langenstein dalla IX Armata americana venimmo dapprima sistemati in un ospedale da campo (il XX°) e successivamente trasportati in una specie di Sanatorio a Vechelade dove trovammo del personale medico ed infermieristico tedesco di notevole valore che ci curò con tutte le premure possibili.

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La Resistenza nei Lager Nazisti

La Resistenza nei Lager nazisti

Tino Berti
gennaio 1995
di Alberto Berti

Parlare della Resistenza nei Lager non è cosa facile né semplice. Udendo la parola Resistenza il lettore è portato a immedesimarla a forme di lotta armata (che ci sono anche state nei Lager), trascurando col pensiero tutte le altre vere ed infinite forme di Resistenza che nei Lager si manifestarono e presero piede soprattutto dopo il 1938 quando nei Lager, accanto ai tedeschi vennero deportati i primi "stranieri" austriaci e cecoslovacchi, seguiti poi da polacchi, francesi, belgi, olandesi, russi, ecc..

Ad un certo momento troviamo nei Lager persone deportate che rappresentano il fior fiore della democrazia delle nazioni europee ed anche di alcune extra-europee.

Prima di proseguire nel nostro discorso sulla Resistenza nei Lager nazisti, è opportuno ricordare come per parecchi anni nel dopoguerra la qualifica di "resistente" era usata salvo rare eccezioni, per indicare il partigiano.

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La Wehrmacht vista dai giovani (tedeschi)

La Wehrmacht vista dai giovani (tedeschi)

Tino Berti

Durante i miei viaggi effettuati in Germania, avevo notato, in  questi ultimi tempo che ogni qual volta con degli estranei, ad esempio durante un viaggio in treno, si veniva a parlare dei Lager nazisti, la risposta non era più quella che per decenni noi avevamo sentito dire: “das  haben wir nicht gewusst” (questo noi non lo sapevamo). Ora ci sentivamo dire immancabilmente: “quelle malefatte erano opera delle SS”, oppure “anche il nostro popolo ha sofferto per la brutalità delle SS”,od ancora “ i miei genitori mi hanno raccontato cosa combinavano le SS”.Nel corso di un dibattito in una università tedesca un giovane studente mi disse che aveva letto parecchie pubblicazioni sui “crimini delle SS”.                      

 Inizialmente, nel ricevere risposte del genere non ci feci caso; successivamente, invece, nel constatare (come direbbe uno statistico) una cosi alta concentrazione di risposte, discorsi ed osservazioni che tendevano a fare ricadere sulle SS tutte le malefatte, eccidi e delitti avvenuti nei dodici anni di nazismo, la cosa mi costrinse a riflettere anche perchè questo tipo di risposte provenivano da persone di  giovane età che non avevano  vissuto quel periodo.

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Eutanasia

 Tino Berti
 

BREVE STORIA DELL’ EUTANASIA

 (1939-1945) 

Con l’operazione eutanasia, indicata negli ambienti e nei carteggi nazisti con il nome di copertura T4, le prime e maggiori vittime furono dei cittadine tedeschi. Questa operazione ebbe inizio subito dopo lo scoppio della guerra ed aveva lo scopo di eliminare delle bocche inutili(bambini handicappati, malati mentali, ecc.ecc. ma poi col passare del tempo si estese ed arrivò a comprendere un numero non  ancora precisato di cittadini tedeschi. Le stime degli assassinati con il compiacente aiuto di medici, infermieri, giudici e poliziotti sono varie. Noi le citiamo, ricordando al lettore che si tratta di stime non essendovi da nessuna parte dei dati reali. Si va dalla stima di 80.000 assassini, ai 230.000 (cifra che secondo alcuni è la più vicina alla realtà) ai 600.000 enunciata da un gruppo di studiosi.(Vedi Henry V Dicks, La libertà di uccidere – Milano 1975 pag.66 ).
 
L’OPERAZIONE EUTANASIA.
 
(Una breve storia)              
 
L’operazione eutanasia, o meglio l’insieme delle operazioni che fecero capo a questo triste e mostruoso capitolo della storia tedesca di questo secolo, quali la ricerca del personale, la ricerca delle località ove effettuarla, dei mezzi da adoperare, dei luminari della scienza che si prestassero a giustificarla, dei teologi che garantissero sulla sua liceità morale, ecc. ecc. furono condotte nel più assoluto segreto sin dall’inizio.

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La Rappresaglia

La rappresaglia

 
 
Mi sono meravigliato nel sentirmi chiedere da un professore di storia cosa pensassi del processo all’ufficiale delle SS Priebke e sentirmi rispondere dopo avergli espresso le mie considerazioni su quel processo che l’eccidio delle Fosse Ardeatine era stata una rappresaglia perché non si erano presentati gli attentatori, come invece richiedeva il Bando appiccicato su tutti i muri di Roma. Quando gli spiegai che non esiste codificato l’istituto della rappresaglia e che nessun Bando era stato “appiccicato” sui muri delle strade romane egli rimase sbalordito. Aveva letto quelle informazioni sui giornali.
Durante l’ultimo conflitto mondiale da parte delle forze armate naziste venne fatto largo ricorso a due categorie di crimini, non codificati in alcun contesto internazionale che provocarono centinaia di migliaia di vittime, immolate sull’altare della ferocia e della brutalità dell’occupatore.

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Le Foibe

Le Foibe

 
 
Sta ritornando alla ribalta il tragico e luttuoso evento che nel dopoguerra ha colpito le popolazioni giuliane: le foibe. Poiché da molte parti su questo evento vengono inscenate speculazioni il più delle volte a carattere nazionalistico e poiché la stampa in genere ha effettuato sistematicamente un’opera di disinformazione, abbiamo pensato che per i giovani che seguono questa rubrica fosse necessario indicare come si sono svolti gli avvenimenti ed il contesto storico – politico che fu alla loro base.
 
Negli ultimi tempi, in una concomitanza certamente sospetta, è tornato alla ribalta il triste e tanto dibattuto problema delle foibe che aveva avvelenato nell’immediato dopoguerra gli animi delle popolazioni delle due etnie che compongono la Venezia Giulia e di quella triestina in particolare.
Il fatto strano della riesumazione da parte dei mass-media di questo angoscioso problema è dovuto indubbiamente alla sua concomitanza con l’apertura del processo al criminale nazista Priebke.
Infatti la stampa nazionale, scritta e parlata, riscoprendo le foibe (definite dal Devoto-Oli come depressioni carsiche, tipo di doline, sul fondo delle quali s'aprono delle spaccature che assorbono le acque) ed avallando, tranne lodevoli e consolanti eccezioni, una campagna reinnescata da destra dal processo Priebke (perché oltre al nazista non si processano anche gli “infoibatori”? si chiedevano i giornali conservatori ignorando i processi istruiti 50 anni fa) si è lanciata a tutto regime in una serie di denuncie e spiegazioni, cariche di notizie infondate o nei casi migliori largamente distorte e faziose.

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Resistenza e Costituzione

Resistenza e Costituzione

25 Aprile

di Alberto Berti
 
 
 
Questo è un discorso che voglio fare soprattutto ai giovani amici di Recsando sapendo che nelle nostre scuole certi problemi che dovrebbero contribuire alla loro formazione di cittadini di una repubblica democratica raramente vengono affrontati e se affrontati lo vengono con estrema superficialità dando loro scarsissima importanza.
Credo che pochissimi conoscano la nostra Carta Costituzionale e che ancora meno siano coloro che si rendono conto di vivere in un paese che ha una delle costituzioni più avanzate fra quelle esistenti.
In Austria, in Svezia, negli Stati Uniti, già in quelle che sono le ultime classi delle scuole elementari, i maestri cominciano a spiegare la Costituzione che regola i rapporti fra i cittadini ed i poteri dello stato in cui vivono. Negli Stati Uniti i ragazzi vengono educati a conoscere anche gli “emendamenti” della loro Costituzione e richiamarsi ad essi.
In Italia, fra qualche settimana, il 22 dicembre festeggeremo (?) i cinquant’anni dell’approvazione a grandissima maggioranza della Costituzione avvenuta nel lontano 22 dicembre 1947 da parte dell’Assemblea Costituente eletta dal popolo italiano il 2 giugno 1946 assieme al referendum che spazzava via la monarchia savoiarda.

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Le chiese e i criminali di guerra

Per Non Dimenticare

Le chiese ed i criminali di guerra

Tino Berti

Una cosa di cui si è parlato troppo poco negli ultimi anni di questo dopoguerra è l’atteggiamento assunto dalle chiese, in particolare la cattolica e la confessione evangelica, nei confronti dei criminali di guerra nazisti.

Questo lavoro per l’argomento che tratta e per le persone, o meglio le personalità che via, via, citeremo e chiameremo in causa, risulterà  un lavoro decisamente a sfondo politico e diversamente non potrebbe esserlo dato l’argomento trattato. Non ci soffermeremo sulle infinite persone della società tedesca che in questo dopoguerra si sono adoperate per far amnistiare, far espatriare (o meglio far fuggire) molti dei criminali nazisti oppure hanno svolto un’attiva opera per fare commutare condanne a morte, riuscendoci, ai più feroci aguzzini di quel  barbaro regime. Accenneremo solo a qualche nome di avvocati, di nobili e di ecclesiastici delle varie chiese che più si sono prodigati in quest’opera certamente non meritoria, almeno nei confronti dei milioni di vittime sacrificate sull’altare della ferocia del nazismo, senza per questo dimenticare che, aiutati in questo lavoro continuo ed addirittura petulante rispetto ai comandi ed ai tribunali alleati da eminenti personalità, costoro, con le loro incaute dichiarazioni spesso  hanno fatto dell’apologia del regime nazista.
Infatti  una dichiarazione “ che i tribunali americani ci ricordano quelli nazisti”, che “i metodi adottati nella fase istruttoria dei processi di   sono metodi criminali e che violenze sono state usate contro gli imputati “!  che poi non risulteranoo vere, cosa altro non sono se non un’apologia del nazismo?
Persone, a suo tempo perseguitate dal nazismo, incarcerate e successivamente deportate nei Lager e che quindi avevano sperimentato sui loro corpi la ferocia e la barbarie di quel regime le troviamo nel dopoguerra fra i massimi protettori di carnefici, di responsabili di stragi, di sfruttatori di mano d’opera coatta e di quella della deportazione. Persino gli appartenenti all’operazione T4, come era chiamata la operazione eutanasia che cessò grazie all’intervento dell’arcivescovo cattolico di Muenster, von Galen[1], vennero difesi ed aiutati in tutti i modi da esponenti delle chiese a cui si unirono politici a suo tempo anche loro arrestati ed esponenti della nobiltà tedesca[2]che si mosse in modo particolare quando l’arrestato, il criminale incarcerato dalle potenze Alleate,  era un appartenente a qualche casato tedesco.

Tino Berti

  Per non dimenticare … Tino Tino Berti non è più tra noi, con il suo sereno coraggio e con la sua pipa. Alla nascita… 

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