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Per Non Dimenticare

Nomi e Cognomi, per non dimenticarli mai

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Nomi e Cognomi, per non dimenticarli mai

Il 4 Luglio 2020, durante la commemorazione in Piazza della Pieve al termine della messa il Sindaco Andrea Checchi ha menzionato tutti i nomi dei cittadini che sono morti in questo periodo, defunti che non hanno avuto un degno funerale, morti nel periodo da marzo a maggio 2020 a San Donato Milanese, non necessariamente a causa del coronavirus.
Già da alcune settimane abbiamo chiesto su sollecitazione di alcuni cittadini vicini all’Associazione N>O>I, di celebrare una messa di commemorazione e di poterli ricordare nella nostra Rubrica PER NON DIMENTICARE.

Come Associazione N>O>I, al termine della commemorazione del 4 Luglio, visto che i nomi erano stati resi pubblici, abbiamo chiesto al Sindaco di avere il file dei nomi per ricordarli per sempre sulla Rubrica ” Per non dimenticare “, ma ci è stato detto che non era possibile averli per motivi di privacy. (?)

Il Sindaco ci ha riferito che li ha letti assumendosene la responsabilità. Ritenendo che come Rete Civica e testata giornalistica anche noi possiamo assumerci questa responsabilità, (avendo una registrazione audio dei nomi pronunciati), li abbiamo trascritti a mano uno per uno per rendere onore ai nostri cittadini scomparsi, tutti indistintamente, per ricordarli per sempre. Ci scusiamo sino ad ora per eventuali imprecisoni sui nomi e cognomi riportati, rendendoci disponibili a eventuali correzioni.

Video: Ema Pesciolino Rosso all’Omnicomprensivo di San Donato Milanese

Martedì  6 giugno si è svolto, presso l'Auditorium dell'Istituto Scolastico Omnicomprensivo di San Donato, un incontro con Gianpietro Ghidini, il padre di Emanuele Ghidini, che tre anni fa circa, all'età di soli sedici anni, sotto l'effetto di una dose di LSD, si è tolto la vita, gettandosi nel fiume Chiese, in una freddissima notte di novembre.

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La storia dei 20 anni in pillole

Introduzione alla serata di compleanno al Teatro Ariston

Seduto ad un tavolino, con la maschera di V a rappresentare che RecSando non ha volto, siamo tutti noi, tutti quelli che partecipano, che la usano, che la sostengono


Benvenuti a tutti, un grazie da parte di tutta RecSando per essere qui stasera, vi porto i saluti di tutto lo staff di RecSando, di Fabrizio Cremonesi, Stefano Tommasi, Luciano Monti, Nicola Gargamelli, Marcello Tarabbia e della Redazione Giornalistica. RecSando non avrebbe saputo trasformarsi, migliorare, crescere, senza coloro che hanno riempito e condiviso contenuti, dialoghi, notizie, servizi, non sarebbe qui senza di voi che ci amate e credete nel nostro progetto di scambio di saperi e di condivisione delle conoscenze. Festeggiamo 20 anni proprio oggi, siamo nati il 13 Febbraio del 1996 quando ancora non esisteva internet in Italia, eravamo una BBS e ci si poteva collegare con il modem fino ad un massimo di 6 persone alla volta, c’erano dei luoghi a san donato che erano punti pubblici di accesso e consentivano chi non aveva un computer a casa di potersi collegare a RecSando. A Ogni nuovo utente RecSando veniva fornita una casella email con nome.cognome@recsandoi.it
Dal 1996 al 2001 abbiamo ospitato le pagine del Comune di San Donato Milanese, abbiamo fatto scuola insegnato a colloquiare con tutti, indipendentemente dalla età. dalla razza, dalla religione dalle idee politiche. Nel 2001 abbiamo aperto il nostro sito internet recsando.it e il comune ha aperto il suo sito ufficiale. RecSando ha continuato ad ospitare i comunicati stampa del comune e di tutti i partiti politici di maggioranza e di opposizione. Ad Ogni elezioni politica abbiamo o sempre garantito a tutte le forze politiche una video intervista per consentire di presentarsi ai cittadini e far conoscere il loro programma, in tempo reale abbiamo sempre fornito i risultati delle votazioni grazie all’aiuto sul territorio di tantissimi amici volontari. RecSando è quindi aperta a tutti, soprattutto ai cittadini, che possono dialogare nei forum e approfondire argomenti grazie alle are tematiche.
Alla fine del 2013 RecSando ridisegna completamente la sua piattaforma adottando un CMS (Content Management System) per rendere i propri contenuti e le interazioni con gli utenti al passo con le nuove tecnologie dell'era dei social network. I forum, i servizi, la rassegna stampa si trasformano completamente e l'utente diventa protagonista, ancora più di prima per la creazione di contenuti anche di natura multimediale. Il nuovo progetto viene denominato RecSando 3.0 RecSando è stata completamente ridisegnata per essere fruibile con computer, smartphone, tablet, televisori. Si adatta automaticamente al supporto utilizzato

Le nostre TappeTimeline
Le Iniziative sul Territorio

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Vuoi per caso dimenticare ? …E’ bene che ci si ricordi

Brigata Topolino – Per non dimenticare

Anno 2016 – 22 Gennaio – Cascina Grande – Biblioteca dei Ragazzi –  Rozzano – Brigata Topolino – Per Non Dimenticare

E' proprio per ricordare quello che successe il 27 Gennaio del 1945 che la Brigata Topolino, ( nd.r. – Mariano Bellarosa  di San Donato Milanese e Claudio Gavina di Milano ) hanno messo in scena una rappresentazione teatrale interattiva coinvolgendo il pubblico presente in sala.  Con la  loro performance hanno voluto farci rivivere quello che è avvenuto nei giorni del 1945, durante la guerra  e rappresentare il giorno in cui tutti i prigionieri dei campi di concentramento furono liberati

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Siamo saliti a bordo del sottomarino: 10 anni del Toti a Milano

Nei giorni 7 e 8 dicembre scorsi ( 2015 ) il MUST, il Museo della Scienza e della Tecnologia ( prima definito della Tecnica ) " Leonardo da Vinci " di Milano, ha ricordato e festeggiato i 10 anni dell'arrivo nella propria struttura museale ( tra i padiglioni ferroviario e aerospaziale ) di via San Vittore 21 del sottomarino Enrico Toti dando la possibilità a tutti i visitatori del Museo di poter entrare gratuitamente nel Toti stesso.
Scrivo dell'arrivo e non dall'arrivo in quanto il sommergibile Toti arrivò a Milano esattamente la mattina del 14 agosto 2005, una domenica che i milanesi ancora ben ricordano.
Impossibile citare il Toti e la sua attuale ubicazione nel Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano senza raccontare la sua ricca storia o almeno le parti salienti del suo agire.

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Tibet

  • Tibet
  • 2 min read

Il Tibet, una nazione indipendente con una storia che risale al 127 a.C., e' stato invaso nel 1949/50 dalla Repubblica Popolare Cinese. L'invasione e l'occupazione… 

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Giuseppe Pinelli

Giuseppe Pinelli (Milano, 21 ottobre 1928 – Milano, 16 dicembre 1969) è stato un anarchico, partigiano e ferroviere italiano, animatore del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa e giovane staffetta nelle Brigate Bruzzi Malatesta durante la Resistenza.

Morì il 16 dicembre 1969 precipitando da una finestra della questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti in seguito alla esplosione di una bomba a piazza Fontana, evento noto come Strage di Piazza Fontana.

Il 20 dicembre 1969 si svolsero i funerali di Giuseppe Pinelli, al cimitero di Musocco, a cui parteciparono la famiglia, i compagni anarchici e alcuni intellettuali come Franco Fortini (che ne scriverà un resoconto giornalistico), Vittorio Sereni, Marco Forti e Giovanni Raboni.

Successivente, il corpo di Pinelli sarà traslato nel cimitero di Turigliano, vicino a Carrara, e sulla lapide verrà apposta anche una poesia di Edgar Lee Masters, Carl Hamblin tratta dall'Antologia di Spoon River (libro che Pinelli aveva regalato al commissario Calabresi nei giorni in cui la polizia indagava gli anarchici per le bombe dell'aprile 1969).

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Diario sotto le bombe

Guerra in Yugoslavia

Diario sotto le Bombe
 di  Aleksandar "Sasa" Zograf
 

Sasa e Gordana ci raccontano come si vive sotto le bombe, giorno per giorno, attraverso le loro e-mail. Aleksandar "Sasa" Zograf è un autore di fumetti underground, pubblicato in una decina di paesi.
Di Zograf in Italia è uscito l'albo "Diario" (Centro fumetto Andrea Pazienza) sulla guerra civile nella ex-Jugoslavia e le sue storie vengono regolarmente pubblicate sulla rivista "Kerosene", diretta da Dario Morgante, che riceve e traduce le e-mail.

Mercoledì 24 marzo 1999, ore 23:19

Saluti dai vostri amici in Serbia!

Cari amici,
sto scrivendo durante i raid aerei… la Nato ha attaccato Pancevo e alcuni villaggi vicini oltre che a dei quartieri periferici di Belgrado, e molte altre città della Serbia e del Monte Negro… Io e Gordana abbiamo deciso di rimanere nella nostra casa… Ho provato a mandare una e-mail un'ora fa, ma il collegamento si è interrotto per un'esplosione… L'esplosione non era vicino alla nostra casa ma ha colpito la Utva, una fabbrica di aerei, la stessa di cui ho parlato in "Alas n. 3" diversi anni fa… Questa volta non hanno colpito le installazioni della Utva nel nostro quartiere ma dall'altra parte della città… Riesco a vedere ancora le fiamme mentre scrivo queste righe. Non vi preoccupate! Stiamo bene! I ragazzi di "Tv Pancevo" (una emittente locale) sono stati lì e hanno già diffuso le immagini girate dentro la fabbrica in fiamme! Non ci sono state vittime in questa occasione, almeno per quanto ne sappiamo finora… Le sirene antiaeree hanno suonato per l'ultima volta meno di venti minuti fa… Molta gente è ancora per strada, ma siamo sorpresi che il panico non sia dilagato… Dio, è così prosaico… Ho appena visto dei ragazzi di 16-17 anni seduti sulle altalene del piccolo parco vicino al nostro palazzo… E quelle fiamme in distanza… È così stupido. I ragazzi dei "Nup" (il gruppo musicale del villaggio qui vicino) hanno chiamato 20 minuti fa per salutare tutti i nostri comuni amici… È molto difficile prendere la linea se provate a telefonare… Nel vicino villaggio di Kacarevo ci sono state delle esplosioni, ma ancora non sappiamo cosa sia successo… Non so se sarò in grado di spedire nuovi messaggi, o se potrò connettermi, ma volevamo solo dirvi che non vi dovete preoccupare e che stiamo bene. Scusate per gli errori di battitura ecc,
Love you all
Sasa and Gordana

 

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Eric

ERIC

Tino Berti
Fra tutti noi deportati degenti nel sanatorio di Vechelade, Eric era il più giovane. Avrà avuto si e no 17 anni. Alto, allampanato, biondo, con degli occhi chiarissimi, avrebbe potuto sembrare un giovane da manifesto della razza ariana se non fosse stato per quella leggera incurvatura che già denunciava, a quella giovane età, malattie e sofferenze.
Non mi ero accorto della sua presenza nel sanatorio, non avevo mai avuto l’occasione d’incontrarlo. Verso la metà di giugno del 1945 gli venne notificato l’ordine di trasferirsi in un sanatorio della Westfalia, vicino a Osnabrueck, ma egli rifiutò con con tutte le sue forze. Si trovava bene con noi, aveva legato con dei compagni italiani, tutti ex prigionieri di guerra, ed un giorno venne da me, accompagnato dai suoi amici italiani, che perorarono la sua causa e mi pregarono – dato che conoscevo la lingua – di intercedere presso il prof. Martin, nostro primario e nel contempo direttore del sanatorio, affinchè gli fosse concesso di rimanere a Vechelade.
Dopo alcune titubanze e dopo avergli spiegato che quello in cui sarebbe stato trasferito era un sanatorio vero, non un insieme di baracche attrezzate per l’emergenza, come quello in cui ci trovavamo, viste le lacrime che gli inondavano il viso, il prof. Martin si commosse e promise di aiutarlo.
Per tutta risposta Eric gli si gettò addosso e lo abbracciò, tanto che il primario mi chiese:” Ma cosa hanno fatto a quel ragazzo i suoi compagni italiani dal momento che lo vedo sempre così attaccato a loro?”
“Veramente non Le so rispondere” gli dissi” Io, è il primo giorno che lo vedo”.

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Il viaggio

Il viaggio

Tino Berti
L’incontro avvenne casualmente nella confusione che precedette la formazione della colonna davanti al cancello del Lager di Auschwitz. Si ritrovarono in quattro, tutti giovani, di nazionalità diverse, ad attendere che l’ordine di incolonnarsi e partire venisse dato da quella SS che sembrava di grado più elevato. L’italiano, Pio, un torinese, disse: “dato che noi siamo giovani, cerchiamo di stare assieme”. Furono tutti d’accordo. Luis, l’olandese e il francese Jean, entrambi ebrei si conoscevano da tempo avendo lavorato assieme nella fabbrica di gomma sintetica, la famigerata Buna emanazione del grande colosso chimico IG Farben. L’italiano ed un belga, ebreo anche lui, non si erano mai visti. Facevano parte dell’immenso universo che il Lager di Auschwitz conteneva e che rappresentava tutta l’Europa.

Luis, l’olandese, il più giovane di tutti, cominciò a guardarsi le scarpe e quelle dei suoi improvvisati compagni. Storse un po’ la testa e dichiarò al belga: “speriamo che non ci sia molta strada da fare, perché camminare con i tuoi scarponi con la suola di legno sulla neve sarà dura”. L’italiano che non comprendeva alcuna delle lingue parlate nel Lager, ma che aveva assorbito durante quei mesi di deportazione la “lingua” del Lager, si fece spiegare cosa avesse detto Luis. Cosa che dovrà fare ogni volta che ci sarà un discorso impegnativo, cioè che non tratterà parole come pane, acqua, incolonnarsi per cinque, levarsi il berretto, ecc. Finalmente, dopo aver patito tutto il freddo possibile dietro il cancello del Lager, la colonna si mosse, oltrepassò il cancello e prese una direzione che per quei quattro amici ed anche per la stragrande maggioranza dei deportati che componevano la colonna era completamente nuova.

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I Testimoni di Geova nella bufera del nazismo.

I Testimoni di Geova[1] nella bufera del nazismo

 
 
 Tino Berti
 

Non so quanto si sappia oggi in Italia ed in Germania sulle persecuzioni cui furono soggetti gli aderenti a questa relativamente nuova religione[2] da regimi totalitari come quello fascista e quello nazista.
Le persecuzioni fasciste furono opera di dilettanti, se paragonate a quelle naziste che si scatenarono sui Testimoni di Geova in tutta l’Europa occupata dalle armate naziste. Le persecuzioni operate dal fascismo erano anche legate al fatto che i Testimoni di Geova agivano in un paese dove la religione cattolica era dichiarata religione di Stato, dove il clero, ormai legato mani e piedi al regime, vedeva la loro opera proselitismo come una temibile concorrenza su quello che potremmo eufemisticamente definire lo stesso “mercato” e che quindi tentava di ostacolare in tutti i modi, non rifuggendo gli organi della chiesa di segnalare o denunciare alla  polizia gli apostoli della nuova religione.
Prima del 1927 non troviamo negli archivi italiani alcuna menzione dei Testimoni di Geova eccetto una sentenza emessa dal Tribunale militare di Alessandria contro Remigio Cuminetti che nel 1917 rifiutava di prestare servizio militare in quanto Testimone di Geova.

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Il vescovo Neuhausler

Il vescovo Neuhausler

 
 Tino Berti
 

L’amico Melodia, parecchi mesi fa, recensì criticamente un libercolo del vescovo cattolico Neuhausler che ebbe la ventura di essere deportato nel Lager di Dachau da dove, il 25 aprile 1945 assieme ad altri deportati del cosidetto “bunker d’onore”, venne trasferito nel Sonderlager SS di Innsbruck e quindi a Villabassa in Val Pusteria dove fu liberato.
Egli scrisse nell’immediato dopoguerra un libro “Kreuz und Hakenkreuz” (Croce e croce uncinata) edito a Monaco nel 1946.
Nel libro parla un po’ di tutto. E’ in sostanza un tentativo di difesa della posizione delle gerarchie cattoliche durante il nazismo, spesso omettendo dei particolari particolarmente significativi che, se conosciuti, non avrebbero certamente fatto onore ai vescovi e cardinali tedeschi dell’epoca[1].
Di quello che non parla, cosa che invece a me sembra importante, è la posizione che lui “fiero avversario del nazismo” assunse nel dopoguerra.
Nel dopoguerra in Germania vennero istituiti i tribunali per la condanna dei crimini nazisti gestiti dai vincitori. Vennero arrestati e giudicati ufficiali delle SS, comandanti di quei reparti speciali che sterminarono gli ebrei in Polonia, Russia, ecc., vennero arrestati comandanti dei Lager, SS guardiane dei Lager, medici che ordinarono o sperimentarono medicinali usando i deportati come cavie, coloro che fecero parte dello Staff che praticò l’eutanasia, dirigenti e proprietari dei grandi gruppi industriali, funzionari ministeriali,  ecc. ecc.
Questi criminali, perchè altro non erano, trovarono un valido sostegno negli ambienti delle chiese cattolica ed evangelica, le quali fecero a gara per difenderli. Il vescovo Neuhausler si trovò in prima fila fra i difensori di costoro.

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La resistenza tedesca

La resistenza tedesca

Tino Berti
La resistenza tedesca deve essere considerata diversamente dai movimenti resistenziali che presero piede in tutta l'Europa occupata dai nazifascisti.
La resistenza francese, jugoslava, italiana, ecc. ecc., sono sì dei movimenti antifascisti, ma sono anche movimenti nazionali che combattono per l'indipendenza del loro paese dal giogo nazifascista e questi movimenti assumono nei rispettivi paesi aspetti, contorni e fisionomie diverse che vedono la partecipazione di tutte le classi sociali in quella che era la lotta per l'indipendenza nazionale e contro il nazifascismo e le sue implicanze( ferocia, arbitrio, negazione di ogni libertà, ecc. ecc. ) mentre, dove esistevano già delle dittature, la lotta esaltò la necessità sia del mutamento delle strutture politiche ed amministrative dello stato che di rinnovam         ento e trasformazione della società.   
L'invasione tedesca, quindi, fu una delle ragioni che facilitò ai movimenti politico-resistenziali di quei paesi la chiamata dei cittadini alle armi e diede loro quella consegna che si riassume nella frase che tante volte abbiamo inteso ripetere durante il periodo partigiano," combattere per liberare l'Italia dal giogo nazifascista e per instaurare una repubblica democratica ".    

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Militari

  Militari

Tino Berti

Il mio riferimento per questa che non vuol essere altro che una testimonianza è il sanatorio, o meglio i sanatori tedeschi, dove venimmo ricoverati subito dopo la liberazione.

Noi deportati politici, all’atto della liberazione dal Lager di Langenstein dalla IX Armata americana venimmo dapprima sistemati in un ospedale da campo (il XX°) e successivamente trasportati in una specie di Sanatorio a Vechelade dove trovammo del personale medico ed infermieristico tedesco di notevole valore che ci curò con tutte le premure possibili.

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La Resistenza nei Lager Nazisti

La Resistenza nei Lager nazisti

Tino Berti
gennaio 1995
di Alberto Berti

Parlare della Resistenza nei Lager non è cosa facile né semplice. Udendo la parola Resistenza il lettore è portato a immedesimarla a forme di lotta armata (che ci sono anche state nei Lager), trascurando col pensiero tutte le altre vere ed infinite forme di Resistenza che nei Lager si manifestarono e presero piede soprattutto dopo il 1938 quando nei Lager, accanto ai tedeschi vennero deportati i primi "stranieri" austriaci e cecoslovacchi, seguiti poi da polacchi, francesi, belgi, olandesi, russi, ecc..

Ad un certo momento troviamo nei Lager persone deportate che rappresentano il fior fiore della democrazia delle nazioni europee ed anche di alcune extra-europee.

Prima di proseguire nel nostro discorso sulla Resistenza nei Lager nazisti, è opportuno ricordare come per parecchi anni nel dopoguerra la qualifica di "resistente" era usata salvo rare eccezioni, per indicare il partigiano.

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La Wehrmacht vista dai giovani (tedeschi)

La Wehrmacht vista dai giovani (tedeschi)

Tino Berti

Durante i miei viaggi effettuati in Germania, avevo notato, in  questi ultimi tempo che ogni qual volta con degli estranei, ad esempio durante un viaggio in treno, si veniva a parlare dei Lager nazisti, la risposta non era più quella che per decenni noi avevamo sentito dire: “das  haben wir nicht gewusst” (questo noi non lo sapevamo). Ora ci sentivamo dire immancabilmente: “quelle malefatte erano opera delle SS”, oppure “anche il nostro popolo ha sofferto per la brutalità delle SS”,od ancora “ i miei genitori mi hanno raccontato cosa combinavano le SS”.Nel corso di un dibattito in una università tedesca un giovane studente mi disse che aveva letto parecchie pubblicazioni sui “crimini delle SS”.                      

 Inizialmente, nel ricevere risposte del genere non ci feci caso; successivamente, invece, nel constatare (come direbbe uno statistico) una cosi alta concentrazione di risposte, discorsi ed osservazioni che tendevano a fare ricadere sulle SS tutte le malefatte, eccidi e delitti avvenuti nei dodici anni di nazismo, la cosa mi costrinse a riflettere anche perchè questo tipo di risposte provenivano da persone di  giovane età che non avevano  vissuto quel periodo.

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Eutanasia

 Tino Berti
 

BREVE STORIA DELL’ EUTANASIA

 (1939-1945) 

Con l’operazione eutanasia, indicata negli ambienti e nei carteggi nazisti con il nome di copertura T4, le prime e maggiori vittime furono dei cittadine tedeschi. Questa operazione ebbe inizio subito dopo lo scoppio della guerra ed aveva lo scopo di eliminare delle bocche inutili(bambini handicappati, malati mentali, ecc.ecc. ma poi col passare del tempo si estese ed arrivò a comprendere un numero non  ancora precisato di cittadini tedeschi. Le stime degli assassinati con il compiacente aiuto di medici, infermieri, giudici e poliziotti sono varie. Noi le citiamo, ricordando al lettore che si tratta di stime non essendovi da nessuna parte dei dati reali. Si va dalla stima di 80.000 assassini, ai 230.000 (cifra che secondo alcuni è la più vicina alla realtà) ai 600.000 enunciata da un gruppo di studiosi.(Vedi Henry V Dicks, La libertà di uccidere – Milano 1975 pag.66 ).
 
L’OPERAZIONE EUTANASIA.
 
(Una breve storia)              
 
L’operazione eutanasia, o meglio l’insieme delle operazioni che fecero capo a questo triste e mostruoso capitolo della storia tedesca di questo secolo, quali la ricerca del personale, la ricerca delle località ove effettuarla, dei mezzi da adoperare, dei luminari della scienza che si prestassero a giustificarla, dei teologi che garantissero sulla sua liceità morale, ecc. ecc. furono condotte nel più assoluto segreto sin dall’inizio.

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La Rappresaglia

La rappresaglia

 
 
Mi sono meravigliato nel sentirmi chiedere da un professore di storia cosa pensassi del processo all’ufficiale delle SS Priebke e sentirmi rispondere dopo avergli espresso le mie considerazioni su quel processo che l’eccidio delle Fosse Ardeatine era stata una rappresaglia perché non si erano presentati gli attentatori, come invece richiedeva il Bando appiccicato su tutti i muri di Roma. Quando gli spiegai che non esiste codificato l’istituto della rappresaglia e che nessun Bando era stato “appiccicato” sui muri delle strade romane egli rimase sbalordito. Aveva letto quelle informazioni sui giornali.
Durante l’ultimo conflitto mondiale da parte delle forze armate naziste venne fatto largo ricorso a due categorie di crimini, non codificati in alcun contesto internazionale che provocarono centinaia di migliaia di vittime, immolate sull’altare della ferocia e della brutalità dell’occupatore.

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Le Foibe

Le Foibe

 
 
Sta ritornando alla ribalta il tragico e luttuoso evento che nel dopoguerra ha colpito le popolazioni giuliane: le foibe. Poiché da molte parti su questo evento vengono inscenate speculazioni il più delle volte a carattere nazionalistico e poiché la stampa in genere ha effettuato sistematicamente un’opera di disinformazione, abbiamo pensato che per i giovani che seguono questa rubrica fosse necessario indicare come si sono svolti gli avvenimenti ed il contesto storico – politico che fu alla loro base.
 
Negli ultimi tempi, in una concomitanza certamente sospetta, è tornato alla ribalta il triste e tanto dibattuto problema delle foibe che aveva avvelenato nell’immediato dopoguerra gli animi delle popolazioni delle due etnie che compongono la Venezia Giulia e di quella triestina in particolare.
Il fatto strano della riesumazione da parte dei mass-media di questo angoscioso problema è dovuto indubbiamente alla sua concomitanza con l’apertura del processo al criminale nazista Priebke.
Infatti la stampa nazionale, scritta e parlata, riscoprendo le foibe (definite dal Devoto-Oli come depressioni carsiche, tipo di doline, sul fondo delle quali s'aprono delle spaccature che assorbono le acque) ed avallando, tranne lodevoli e consolanti eccezioni, una campagna reinnescata da destra dal processo Priebke (perché oltre al nazista non si processano anche gli “infoibatori”? si chiedevano i giornali conservatori ignorando i processi istruiti 50 anni fa) si è lanciata a tutto regime in una serie di denuncie e spiegazioni, cariche di notizie infondate o nei casi migliori largamente distorte e faziose.

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Resistenza e Costituzione. Tino Berti, 25 Aprile

Resistenza e Costituzione

Resistenza e Costituzione

25 Aprile

di Alberto Berti
 
 
Resistenza e Costituzione. Tino Berti, 25 Aprile
Questo è un discorso che voglio fare soprattutto ai giovani amici di RecSando sapendo che nelle nostre scuole certi problemi che dovrebbero contribuire alla loro formazione di cittadini di una repubblica democratica raramente vengono affrontati e se affrontati lo vengono con estrema superficialità dando loro scarsissima importanza.
Credo che pochissimi conoscano la nostra Carta Costituzionale e che ancora meno siano coloro che si rendono conto di vivere in un paese che ha una delle costituzioni più avanzate fra quelle esistenti.
In Austria, in Svezia, negli Stati Uniti, già in quelle che sono le ultime classi delle scuole elementari, i maestri cominciano a spiegare la Costituzione che regola i rapporti fra i cittadini ed i poteri dello stato in cui vivono. Negli Stati Uniti i ragazzi vengono educati a conoscere anche gli “emendamenti” della loro Costituzione e richiamarsi ad essi.
In Italia, fra qualche settimana, il 22 dicembre festeggeremo (?) i cinquant’anni dell’approvazione a grandissima maggioranza della Costituzione avvenuta nel lontano 22 dicembre 1947 da parte dell’Assemblea Costituente eletta dal popolo italiano il 2 giugno 1946 assieme al referendum che spazzava via la monarchia savoiarda.

Le chiese e i criminali di guerra

Per Non Dimenticare

Le chiese ed i criminali di guerra

Tino Berti

Una cosa di cui si è parlato troppo poco negli ultimi anni di questo dopoguerra è l’atteggiamento assunto dalle chiese, in particolare la cattolica e la confessione evangelica, nei confronti dei criminali di guerra nazisti.

Questo lavoro per l’argomento che tratta e per le persone, o meglio le personalità che via, via, citeremo e chiameremo in causa, risulterà  un lavoro decisamente a sfondo politico e diversamente non potrebbe esserlo dato l’argomento trattato. Non ci soffermeremo sulle infinite persone della società tedesca che in questo dopoguerra si sono adoperate per far amnistiare, far espatriare (o meglio far fuggire) molti dei criminali nazisti oppure hanno svolto un’attiva opera per fare commutare condanne a morte, riuscendoci, ai più feroci aguzzini di quel  barbaro regime. Accenneremo solo a qualche nome di avvocati, di nobili e di ecclesiastici delle varie chiese che più si sono prodigati in quest’opera certamente non meritoria, almeno nei confronti dei milioni di vittime sacrificate sull’altare della ferocia del nazismo, senza per questo dimenticare che, aiutati in questo lavoro continuo ed addirittura petulante rispetto ai comandi ed ai tribunali alleati da eminenti personalità, costoro, con le loro incaute dichiarazioni spesso  hanno fatto dell’apologia del regime nazista.
Infatti  una dichiarazione “ che i tribunali americani ci ricordano quelli nazisti”, che “i metodi adottati nella fase istruttoria dei processi di   sono metodi criminali e che violenze sono state usate contro gli imputati “!  che poi non risulteranoo vere, cosa altro non sono se non un’apologia del nazismo?
Persone, a suo tempo perseguitate dal nazismo, incarcerate e successivamente deportate nei Lager e che quindi avevano sperimentato sui loro corpi la ferocia e la barbarie di quel regime le troviamo nel dopoguerra fra i massimi protettori di carnefici, di responsabili di stragi, di sfruttatori di mano d’opera coatta e di quella della deportazione. Persino gli appartenenti all’operazione T4, come era chiamata la operazione eutanasia che cessò grazie all’intervento dell’arcivescovo cattolico di Muenster, von Galen[1], vennero difesi ed aiutati in tutti i modi da esponenti delle chiese a cui si unirono politici a suo tempo anche loro arrestati ed esponenti della nobiltà tedesca[2]che si mosse in modo particolare quando l’arrestato, il criminale incarcerato dalle potenze Alleate,  era un appartenente a qualche casato tedesco.