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Area San Francesco, la battaglia legale che mette a rischio il verde

La partita sull’Area San Francesconon è solo una questionegiuridica. È unascelta di visione. È il punto in cui si decide se il territorio è unbene comuneda tutelare o una risorsa da trasformare finché conviene.
Il Tar ha accolto il ricorso delConsorzio Quartiere Affaririconoscendo un principio chiaro: la quota diverde fruibileprevista dallaconvenzione urbanistica del 1993va rispettata. Non è un cavillo tecnico. È unimpegno pubblicoassunto verso la città. Unpatto.
Quella sentenza ha annullato la delibera del 2021 che dava via libera al piano“Sport Life City”: arena da 18 mila posti, attrezzature sportive, attività commerciali. Un progetto che nel tempo aveva assunto contorni sempre più ambiziosi, fino a ipotizzare un impianto da 70 mila posti prima del definitivo spostamento suSan Siro.
Con il pronunciamento del Tar, il terreno è diventato“area bianca”nel Pgt: serve unariprogrammazione. È qui che si apre ilnodo politico.
L’amministrazione ha deciso di impugnare la sentenza alConsiglio di Stato. Nella delibera si parla di“interesse pubblico”e della necessità di evitare che si consolidi un orientamento giurisprudenziale capace di limitare l’autonomia decisionaledella pubblica amministrazione.
Ma la domanda è inevitabile: l’autonomia amministrativa serve a rafforzare latutela del verdeo a ridurne ivincoli?
Quando si ricorre contro una sentenza che riafferma il rispetto di una quota di verde prevista da una convenzione urbanistica, il segnale è preciso. La priorità non è lasalvaguardia del suolo, ma la possibilità di riaprirescenari edificatori.
E questo, oggi, è unproblema serio.
LaLombardiaè una delle regioni italiane con il più altoconsumo di suolo. Ogni metro quadrato impermeabilizzato significa meno capacità di assorbire acqua, piùrischio idraulico, maggiore accumulo di calore, meno spazi pubblici accessibili gratuitamente. In un contesto climatico sempre più instabile, ilverde urbanonon è un lusso estetico: è un’infrastruttura ambientale.
L’Area San Francesco non è solo una casella urbanistica. È parte di unequilibrio territoriale fragile, già sottoposto a forti pressioni infrastrutturali e logistiche. Pensare di rimettere in discussione ivincoli ambientaliper riattivare una prospettiva edificatoria significa scegliere una strada che guarda alpassato, non alfuturo.
Si parla spesso dirigenerazione. Ma rigenerare non è sostituire prato con cemento. Rigenerare significa recuperare aree già impermeabilizzate, aumentare lapermeabilità dei suoli, incrementare ilverde fruibile. Significa migliorare laresilienza climaticadella città.
Qui invece si tenta dirinegoziare un impegnogià assunto, perché il quadro economico e progettuale è cambiato.
Il punto più delicato, forse, è proprio quello richiamato nella delibera: evitare che la sentenza diventi unprecedente. Eppure è esattamente di precedenti che abbiamo bisogno. Precedenti che dicano che le convenzioni si rispettano. Che ilverde promessonon è una variabile opzionale. Che l’interesse pubbliconon coincide automaticamente con l’interesse edificatorio.
Se passa l’idea che ogni vincolo possa essere rimesso in discussione quando mutano gli equilibri finanziari o le opportunità immobiliari, allora nessuna area verde è davvero tutelata. Ogni spazio aperto diventa potenzialmentenegoziabile.
La vera scelta, oggi, è semplice ma radicale: considerare ilsuolounbene comune non riproducibileoppure unassetda valorizzare finché genera rendita.
La battaglia legale sull’Area San Francesco è solo all’inizio. Ma labattaglia culturaleè già in corso. E riguarda tutti.
Perché il territorio non è una pagina bianca da riscrivere a seconda delle convenienze del momento. È unpatrimonio collettivoche chiederesponsabilità,coerenzaevisione lunga.
Fabrizio Cremonesi N>O>I
Flavio Mantovani N>O>I
Non è solo una questione locale
Questa non è una vicenda che riguarda esclusivamente San Donato Milanese.
Se passa il principio che un’Amministrazione possa aggirare — o tentare di superare — una sentenza che tutela vincoli ambientali sottoscritti in convenzioni urbanistiche, il precedente si estende ben oltre i confini comunali.
La petizione promossa per fermare il ricorso non è quindi rivolta soltanto ai cittadini sandonatesi.È un appello a tutti i cittadini italiani.
Perché il nodo è semplice: le convenzioni urbanistiche sono strumenti giuridici che regolano l’equilibrio tra interesse pubblico e intervento privato. Se quell’equilibrio diventa variabile, se gli impegni sul verde possono essere ridiscussi quando risultano scomodi, allora la tutela ambientale diventa negoziabile.
E questo riguarda ogni città.
Chiediamo all’amministrazione di:
- Rinunciare al ricorso al Consiglio di Stato.
- Confermare la tutela del verde nell’Area San Francesco secondo quanto previsto dalla convenzione del 1993.
- Avviare una riprogrammazione dell’area basata su rigenerazione, fruibilità pubblica e resilienza ambientale.
Firmando questa petizione, confermiamo che il territorio è un patrimonio collettivo da gestire con responsabilità, coerenza e visione a lungo termine.

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