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San Donato Milanese: Agrivoltaico Poasco e Area San Francesco, il dossier sul consumo di suolo e la petizione

Origine, metodo e visione del dossier Il presente dossier è stato realizzato da Associazione N>O>I – Dipartimento RecSando, in collaborazione con Fabrizio Cremonesi e Flavio Mantovani. I contenuti derivano dall’analisi delle fonti disponibili online, della documentazione pubblicata nella sezione “Amministrazione Trasparente” del Comune di San Donato Milanese, nonché dalle osservazioni e indicazioni provenienti da Regione Lombardia e dal Parco Agricolo Sud Milano. Il dossier nasce inoltre da una visione condivisa di sviluppo futuro del territorio, maturata attraverso l’esperienza, il confronto e l’impegno civico dell’associazione.

Il dossier sul consumo di suolo che smentisce le promesse elettorali

Indice

Un territorio che cambia direzione

San Donato Milanese va controcorrente. Mentre  Regione Lombardia rafforza con decisione un principio chiaro– difendere il suolo agricolo e limitare l’installazione di impianti fotovoltaici a terra, privilegiando tetti, aree industriali e superfici già compromesse –nel territorio comunale prende forma una linea politica che sembra muoversi in direzione opposta.
Un paesaggio rurale a rischio e migliaia di metri quadrati di verde messi in discussione rappresentano il cuore di una trasformazione che solleva interrogativi profondi sul futuro del territorio.
Non si tratta di singoli episodi, ma di  un disegno complessivo che merita di essere analizzato nel dettaglio.

Il caso Poasco: 23,4 ettari agricoli destinati all’agrivoltaico
Poasco Agrivoltaico 234565 di suolo vergine
Il cosiddetto “sacrificio” di Poasco diventa emblematico di un approccio che, nei fatti, sembra ignorare i limiti al consumo di suolo.
Parliamo di 23,4 ettari di terreno agricolo (identificati catastalmente al Foglio 29, mappali 11, 12, 25, 33, 37, 39), pari a più di  un terzo delle campagne locali.
 L’area interessata, situata  a ridosso della ferrovia   e visibile chiaramente su Google Earth alle  coordinate 45.4194° N, 9.2411° E,   diventerebbe la sede di ben14.664 moduli fotovoltaici bifacciali.
Quando le dimensioni raggiungono questa scala, la domanda non è più se si tratti di energia rinnovabile, ma quale prezzo territoriale si è disposti a pagare.
Il progetto Neoen: quando l’agrivoltaico diventa industriale
Il progetto presentato da  Neoen Renewables Italia S.r.l. viene definito agrivoltaico.
 Ma la definizione, da sola, non basta a superarne le criticità.
Non si tratta di una semplice integrazione tra agricoltura ed energia, ma di una trasformazione sostanziale del paesaggio agricolo:
 
  • strutture a inseguimento (tracker) fino a 6 metri di altezza
  • impatto paesaggistico rilevante
  • creazione di un vero e proprio “effetto barriera”
  • limitazione della fruizione sociale del territorio
 
Quando un impianto modifica in modo così evidente la percezione e l’utilizzo dello spazio agricolo, il rischio è che la componente energetica prevalga definitivamente su quella agricola.
Il parere del Parco Sud: “piano agricolo meramente teorico”
Un elemento centrale del dossier emerge dalla  deliberazione n. 1 del 23 gennaio 2026 del Parco Agricolo Sud Milano,   che ha espresso un parere non favorevole.
Il punto più critico riguarda proprio ciò che dovrebbe giustificare l’intervento: il piano agricolo.
Secondo il Parco Sud, esso risulta “meramente teorico”.
Una valutazione che, di fatto, mette in discussione la natura stessa del progetto.
 
Le arnie e l’erba medica: un modello agricolo senza azienda
La proposta agricola associata all’impianto prevede:
  • coltivazione di erba medica
  • installazione di circa 40 arnie
 
Tuttavia, manca un elemento fondamentale:
  non è individuata alcuna azienda agricola reale, né un imprenditore disposto a gestire concretamente le coltivazioni.
Senza un soggetto agricolo, l’agrivoltaico resta una definizione formale.
  E il rischio concreto è che il suolo agricolo venga utilizzato principalmente per finalità energetiche, relegando l’agricoltura a elemento marginale o simbolico.
Area San Francesco: il ricorso che riapre il consumo di suolo
Area San Francesco petizione contro ricorso del Comune di San Donato Milanese al Consiglio di Stato dopo la sentennza del TAR, una vergona. Soldi dei cittadini usatoi per eliminare vincoli ambientali
Se  Poasco   rappresenta il fronte agricolo, l’  Area San Francesco apre un secondo scenario, altrettanto rilevante.
La scelta della maggioranza di  impugnare la sentenza del TAR e presentare ricorso al Consiglio di Stato  rimette in discussione vincoli ambientali che tutelano circa  45.000 metri quadrati di verde.
 
Non si tratta di un passaggio tecnico, ma di una decisione che incide direttamente sul futuro urbanistico dell’area.
Consiglio di Stato: una scelta politica, non tecnica
Il ricorso al Consiglio di Stato non è neutro.
Significa:
  • rimettere in discussione tutele già riconosciute
  • aprire a possibili scenari edificatori
  • creare un precedente per interventi futuri
 
In questo contesto, la linea che emerge è chiara: non rafforzare le protezioni ambientali, ma riaprirne la discussione.
Due casi, una direzione: pressione crescente sul suolo
Osservati insieme, i due casi delineano una traiettoria coerente.
 
Da un lato:
  • campi agricoli destinati a impianti energetici di scala industriale
Dall’altro:
  • aree vincolate sottoposte a tentativi di revisione delle tutele
 
Il risultato è una pressione crescente sul suolo libero.
 
Resta una domanda fondamentale:
perché utilizzare suolo agricolo quando esistono alternative concrete come tetti industriali, capannoni e aree dismesse ?
Soluzioni già disponibili e coerenti con le indicazioni regionali, ma che restano marginali nel dibattito locale.
Il nodo politico: promesse elettorali e responsabilità

Nel dibattito pubblico,  alcuni esponenti della maggioranza hanno sostenuto che il Comune avrebbe un ruolo marginale e che non vi sarebbe urgenza nell’affrontare la questione.  
Ma questa posizione appare più come una rinuncia che come prudenza.
Affermare che “decidono altri” significa sottrarsi a una responsabilità politica evidente.
Soprattutto quando le scelte in atto sembrano andare nella direzione opposta rispetto alle promesse elettorali sul contenimento del consumo di suolo.  
Il tema, quindi, non è tecnico.
  È politico.

La petizione: la risposta dal territorio

In questo scenario, emerge una risposta dal basso.
L’iniziativa dell’  Associazione N>O>I,   che ha lanciato una  petizione online per difendere l’Area San Francesco,  rappresenta oggi uno degli strumenti concreti attraverso cui i cittadini possono intervenire nel dibattito.
Non è solo una raccolta firme.
  È il segnale di una parte della comunità che chiede trasparenza, coerenza e tutela del territorio.

Dove si trova l’area a Poasco ?

Per comprendere l’impatto reale del progetto di Poasco, è possibile   visualizzare l’area su Google Earth  inserendo le coordinate:
45.4194, 9.2411
La visualizzazione tridimensionale consente di percepire con chiarezza la vicinanza dell’abitato e l’estensione del corridoio verde interessato dall’installazione dei pannelli.

Un caso locale o un modello che si ripete?
Ridurre tutto a un semplice dibattito locale rischia di essere fuorviante.
Quello che accade a San Donato Milanese non riguarda solo un impianto o un’area verde, ma un modello che si sta delineando con sempre maggiore chiarezza.
Da un lato Poasco, dove il suolo agricolo viene progressivamente trasformato attraverso progetti definiti “agrivoltaici” ma sostenuti da piani agricoli fragili, teorici e privi di una reale struttura produttiva.
 Dall’altro l’Area San Francesco, dove vincoli ambientali già esistenti vengono rimessi in discussione attraverso un ricorso che apre a possibili scenari di edificazione.
Due ambiti diversi, agricolo e urbanistico.
  Una stessa direzione: la pressione crescente sul suolo libero.
È qui che il tema supera i confini locali e diventa una questione più ampia:
fino a che punto il termine “agrivoltaico” può essere utilizzato per giustificare interventi che trasformano radicalmente il territorio ?
  E fino a che punto i vincoli ambientali possono essere considerati negoziabili?
Quando:
  • il piano agricolo è meramente teorico
  • manca un’azienda agricola reale
  • le dimensioni degli impianti sono industriali
 
il confine tra integrazione e sostituzione diventa estremamente sottile.
E quando, parallelamente,  si rimettono in discussione tutele ambientali consolidate, il rischio è quello di una trasformazione progressiva e sistemica del territorio.
Ed è proprio in questo intreccio che  San Donato Milanese rischia di diventare emblematico, ben oltre i confini locali.
Per questo il tema non può restare confinato al dibattito politico o tecnico.
 Riguarda direttamente i cittadini, il loro territorio, il futuro degli spazi comuni.
È il momento di informarsi, comprendere, partecipare. 

È il momento di scegliere se restare spettatori o diventare parte attiva nelle decisioni che riguardano il suolo, l’ambiente e la qualità della vita.

Perché il territorio, una volta trasformato, non torna indietro.
Origine, metodo e visione del dossier

Il presente dossier è stato realizzato da Associazione N>O>I – Dipartimento RecSando, in collaborazione con Fabrizio Cremonesi e Flavio Mantovani.

I contenuti derivano dall’analisi delle fonti disponibili online, della documentazione pubblicata nella sezione “Amministrazione Trasparente” del Comune di San Donato Milanese, nonché dalle osservazioni e indicazioni provenienti da Regione Lombardia e dal Parco Agricolo Sud Milano.

Il dossier nasce inoltre da una visione condivisa di sviluppo futuro del territorio, maturata attraverso l’esperienza, il confronto e l’impegno civico dell’associazione.

Temi e luoghi che definiscono questo articolo

Ogni voce rappresenta un contesto del territorio o dell’argomento trattato: esplorala per scoprire altri contenuti collegati.

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