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Celebrati i funerali dello scooterista travolto da un “pirata”
Dario Maini è morto, schiacciato sull’asfalto mentre tornava da Milano con il suo scooter, da un pirata della strada ancora ricercato dalle forze dell’ordine. E ieri, alla chiesa di San Giorgio, si sono celebrati i suoi funerali. I famigliari, i giocatori e i dirigenti della società del Dresano Calcio, dove milita il maggiore dei suoi figli, i tantissimi amici che amavano la sua spontaneità, i suoi colleghi e quelli della moglie: erano tutti lì, immobili davanti al feretro del 39enne, sfiorato dai cari con le lacrime agli occhi. Molte persone hanno atteso sul sagrato il temine della cerimonia anche per cercare di trattenere la commozione. La perdita di Dario è stata una tragedia per la famiglia e per la comunità dresanese, testimoniata dalla presenza del primo cittadino Mario Valesi. Era una persona generosa e sempre disponibile con gli altri e questo altruismo gli era valso la grande simpatia della popolazione. Troppo piccola la chiesetta per contenere tutti i fedeli intervenuti, più di un centinaio divisi tra la navata e il sagrato. «Era un uomo onesto e un padre premuroso. Di lui mi sono innamorata a prima vista». Le parole di Maria Luisa Belloni, che in chiesa si è presentata con gli orecchini che gli aveva regalato il marito, esprimono meglio di ogni altra persona chi era Dario. Non vuole ricordare quella notte tra il 15 e il 16 dicembre sulla via Emilia a San Donato, quando un incidente si è portato via l’uomo della sua vita. Ma non rinuncia a ricordare Dario e quel biglietto che le aveva donato insieme agli orecchini indossati nel giorno delle esequie: «Per essere insostituibili bisogna essere diversi». Lei era in prima fila, insieme ai parenti, ad ascoltare l’omelia di don Alfonso Rossetti, che nel pomeriggio ha presieduto la celebrazione del rito funebre. Il parroco ha paragonato la morte di Dario al calvario di Gesù sulla croce: «Quella di Dario, come quella di Gesù, è una morte che chiede giustizia». Al temine anche alcuni amici hanno voluto ricordarlo.Emiliano Cuti |