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Dormi in santa pace e starai meglio

Nella settimana mondiale del cervello i neurologi impegnati nella cura delle malattie neurologiche per migliorare la vita. Due appuntamenti a Milano per fare il test sulla memoria.
 
Dormire bene, fare attività fisica, eliminare il fumo, controllare i parametri metabolici e, se sono alti, ridurli del 10%, è la ricetta per curare il cervello. Per i giovani due parametri in più da controllare: droga (marijuana in particolare) e alcol. L’abuso in età giovanile causa effetto dannoso sul sistema nervoso centrale, visibile alla risonanza magnetica, con ricadute negative sulla memoria, sulle funzioni visuo-spaziali, sull’attenzione e sulla concentrazione, con conseguente abbassamento globale delle funzioni cognitive.
E’ il quadro delle attenzioni che i neurologi si impegnano a sottolineare durante la “Settimana mondiale del cervello” nella quale sono programmati incontri divulgativi, convegni scientifici, attività per gli studenti nelle scuole elementari e medie e open day delle cliniche neurologiche. A Milano, ad esempio, i neurologi della Casa di cura del Policlinico di Milano aspettano le persone da 50 a 85 anni per fare un check up della tua memoria mercoledì 15 e venerdì 17 dalle 14.30 alle 16.30, prenotando prima al numero 02.48593517. Troverete un team di specialisti della memoria che vi sottoporranno ai test senza alcuna spesa economica.
Attraverso il tema di questa edizione della Settimana mondiale del cervello, intitolata “Curare il cervello migliora la vita” si vuole mettere al centro la neurologia e le sue malattie. “La neurologia –dice il professor Leandro Provinciali- presidente della Società italiana di neurologia -  ha ancora un ruolo sottostimato con uno svantaggio per i pazienti che nel 60% dei casi non si rivolgono al neurologo, ritardando così una corretta diagnosi.  In molte di queste patologie la diagnosi precoce permette una strategia terapeutica in grado di tenere sotto controllo i sintomi e modificare la progressione della malattia”. Grazie all’attività di prevenzione, come sottolinea il professor Elio Agostoni, direttore della struttura complessa di neurologia e stroke unit all’ospedale di Niguarda, l’incidenza degli episodi di ictus si è ridotta del 30% negli ultimi 20 anni, nonostante l’invecchiamento della popolazione. “Questo miglioramento – dice Agostoni – è dovuto al controllo dei fattori di rischio vascolare e agli interventi precoci sulla carotide”.
Per tornare al tema neurologico sui giovani, il professor Gianluigi Mancardi, direttore della clinica neurologica di Genova, sottolinea che sono molte le malattie neurologiche con esordio in giovane età, come epilessia, cefalee, malattie degenerative del sistema nervoso centrale, malattie metaboliche, malattie autoimmuni come la sclerosi multipla e se trattate precocemente, per il giovane c’è una maggiore probabilità di recupero e guarigione.
Ma la maggior preoccupazione dell’opinione pubblica riguardano i disturbi del movimento (morbo di Parkinson) e della memoria (Demenza senile e morbo di Alzheimer). Per Leonardo Lopiano, ordinario di neurologia alla Città della scienza di Torino, per i parkinsoniani c’è una importante terapia interventistica che riduce i disturbi con l’infusione intestinale continua di levodopa tramite un catetere addominale. Per il morbo di Alzheimer, invece, Carlo Ferrarese, direttore scientifico del centro di neuroscienze all’università della Bicocca a Milano e direttore della clinica neurologica al San Gerardo di Monza, dice che le strategie terapeutiche sono ancora in fase di sperimentazione e potrebbero in un prossimo futuro modificare il decorso della malattia mediante la rimozione della proteina beta amiloide responsabile del deficit cognitivo. Lo stile di vita, in questo caso, può aiutare a rallentare la progressione dell’accumulo della proteina beta-amiloide. Segnali clinici precoci per l’Alzheimer si possono ottenere attraverso la PET o l’esame del liquido cerebrospinale, indagini che soltanto il vostro medico vi può prescrivere.
Ma un segnale importante e più semplice che può predire un possibile sviluppo della patologia neurodegenerativa è il sonno. L’eccessiva sonnolenza diurna può essere predittiva del morbo di Parkinson di qualche anno, mentre un eccessivo sonno notturno (oltre 9 ore) è associato a un rischio maggiore di sviluppare una qualsiasi forma di demenza. La conclusione di Luigi Ferini Strambi, professore di neurologia all’università Vita Salute al San Raffaele di Milano e direttore della medicina del sonno, è che dormire bene rappresenta un importante obiettivo nell’ambito delle possibili strategie preventive per la malattie neurovegetative. Ma soprattutto il primo sonno, se profondo, è in grado di rimuovere l’accumulo di cellule beta-amiloide”, rallentando l’esordio della malattia.
Intanto, quindi, mettere in pratica i seguenti consigli:
Non fumare, praticare attività fisica e sportiva quotidiana (camminare con passo spedito 30 minuti al giorno), controllare il peso (la riduzione ha effetti benefici su pressione, diabete e grassi nel sangue), limitare gli alcolici, stare attenti all’alimentazione (ridurre grassi di origine animale, aumentare pesce, frutta e verdura, cereali integrali e legumi), limitare il sale nella dieta, controllare la pressione e la glicemia, attenzione alla fibrillazione atriale.


Redazione RecSando - Edoardo Stucchi
 
 
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