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Campagna nazionale sindrome dell'occhio secco

CAMPAGNA NAZIONALE PREVENZIONE DELLA SINDROME DELL’OCCHIO SECCO

L’occhio secco, una sindrome non più soltanto per adulti e anziani, colpisce anche i bambini a causa dell’uso eccessivo di tecnologie digitali ancora in tenera età. Per diffondere la conoscenza di questo problema, spesso trascurato negli anni di mezzo della vita, il Centro italiano occhio secco (CIOS), istituito dal professor Lucio Buratto, promuove in collaborazione con la Clinica Oculistica dell’Università dell’Insubria di Varesee con il patrocinio del Comune di Milano, dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Sette Laghi della Regione Lombardia, della Società Oftalmologica Italiana (SOI), la Campagna nazionale di Prevenzione e delle Cura della Sindrome dell’occhio Secco. All’iniziativa hanno aderito Centri ospedalieri di eccellenza di Catania, Napoli, Roma, Milano e Varese.
La campagna promuove visite gratuiterealizzate da medici specialisti, mirate a individuare e curare questa patologia nei soggetti interessati. L’invito allevisite è rivolto a tutti coloro che sospettano una secchezza oculare o che già ne soffrono e desiderano una visita di approfondimento.
La campagna si svolgerà da luned’ 3 aprile a venerdì 7 aprile nei seguenti ospedali:
Centro Italiano Occhio Secco – piazza della Repubblica 21 – 20124 – Milano, Tel: 02 63611970 Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Papa Francesco a San Siro: Neanche una partita di “cartello” fa tanti spettatori!



Grazie a don  Alessandro  ho potuto partecipare all’incontro di  Papa Francesco con i cresimandi. Mi ritengo molto fortunata, perché anche nel 2012 ho avuto lo stesso privilegio, quando a salutare i ragazzi che avevano ricevuto il sacramento della Cresima, c’era Papa Benedetto XVI°. Perché ascoltare  un Pontefice che si rivolge ai ragazzi è diverso di quando si rivolge agli adulti. Usa parole dolci per dire cose serie. In modo possano essere assimilate, ricordate, messe in pratica. “Perché l’ha detto il Papa, mica la mamma o il papà!

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Papa Francesco: Da Via Salomone la cronistoria ....



Case popolari (dette case bianche ) di via Salomone .
Mattino presto 6 e 30 circa .
Nebbiolina ,umido, la gente comincia ad affluire verso il palco dove tra poco arrivera' PAPA FRANCESCO
Per incontrare delle famiglie disagiate abitanti nello stabile popolare della via sopracitata.

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Cronaca della Partenza Milano - Sanremo

La Milano Sanremo



Sabato 18 marzo si è disputata l'edizione numero 108 della Milano Sanremo. Per chi conosce di ciclismo e' la "Classicissima" o il "Mondiale di Primavera" che da' inizio alla stagione delle classiche.

Ritrovo in piazza Castello a Milano dalle ore 8.10 per le operazioni preliminari ed alle 9.45 partenza con davanti 291 km da percorrere. Presenti il top delle squadre e corridori a livello mondiale, primo tra tutti il campione del mondo Peter Sagan, il campione olmpico su pista di Rio 2016 l'italiano Elia Viviani, il campione olimpico sempre di Rio su strada Van Avermant, Pozzato, Ulissi, Visconti, Belletti, Modolo, Trentin, Tom Boonen, Gaviria, Gilbert, Kwiatkowski, Kristoff, Degenkolb, Cavendish e molti altri.

Per la cronaca vittorioso e' stato l'ex campione del mondo il polacco Kwiatkowski che ha battuto in volata l'attuale iridato Sagane il francese Alaphilippe in 7ore e 8 minuti di gara. primo tra gli italiani l'olimpico Elia Viviani.

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Redazione RecSando - Paolo Biggini
Fotografia - Paolo Biggini
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Perdere una gamba per la scarsa prevenzione

Perdere una gamba per la scarsa prevenzione
E’ quanto emerge dalle Giornate europee di arteriopatie e malattie vascolari in corso a Milano, con l’obiettivo di amputazioni zero. Basta un semplice autotest per i pazienti e un intervento del medico di base per interrompere l’inutile casistica.



Una patologia, l’arteriopatia obliterante periferica (AOP, blocco circolatorio delle arterie lontane dal cuore), poco conosciuta, ma che aumenta nella popolazione soprattutto con la crescita della vita media e che, se non diagnosticata precocemente e correttamente curata, può evolvere fino all’amputazione di dita o arti. L’AOP è infatti un’importante causa di disabilità che colpisce dal 5 all’8% della popolazione in Italia, superando il 20% nei soggetti sopra i 70 anni e con incidenza ancora superiore quando associata a diabete, obesità, ipercolesterolemia e fumo.

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Diego Piacentini è il nuovo Digital Champion per l'Italia

Diego Piacentini è il nuovo Digital Champion per l’Italia: è un ruolo importante e delicato, calcolando che il nostro paese negli ultimi anni ha dovuto colmare un gap significativo con gli altri paesi europei per quanto riguarda l’innovazione tecnologica. I digital Champion vengono nominati da ciascun Stato membro dell’Unione Europea e hanno come compito quello di affiancare il proprio Stato membro a rendere ogni europeo digitale. Aiutano cioè le persone a diventare digitali, promuovendo le competenze digitali in materia di istruzione e di servizi e-government incoraggiando anche le imprese ad applicare nuove tecnologie.

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Psoriasi, una campagna social per cancellare le discriminazioni


 
Psoriasi, una campagna social per cancellare le discriminazioni.
Oggi tutti possono avere una pelle da mostrare in pubblico grazie alle nuove terapie biologiche. Ma per raggiungere l’obiettivo e i risultati è meglio affidarsi a dermatologi esperti.

Non abbiate più paura di andare in piscina, giocare a calcetto o indossare un vestito scollato perché avete il corpo cosparso di pustole. La psoriasi, oggi, si può curare purchè seguiate i consigli del dermatologo e vi atteniate strettamente alla terapia. In realtà, con farmaci e soluzioni diverse, la psoriasi era curabile anche in passato, ma troppo spesso chi era colpito da questa forma si rifugiava in se stesso, evitava il contatto con gli altri, diventava eremita perché nell’immaginario complessivo la psoriasi era ritenuta una forma inguaribile. Lo dimostra un sondaggio di Novartis, una casa farmaceutica impegnata sul fronte dei farmaci innovativi, dal quale emerge che l’84% degli 8.300 malati di psoriasi intervistati in Europa ha riferito di essere vittima di umiliazioni e discriminazioni, che il 43% si sente osservato in pubblico e che il 41% che la malattia è contagiosa.

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9 Marzo: Giornata Mondiale del Rene

9 marzo 2017: Giornata mondiale del rene

Un’occasione per prendersi cura di questi organi silenziosi ma preziosi per la vita

 

In occasione della giornata mondiale del rene, che si celebra giovedì 9 marzo in tutto il mondo, la Fondazione Buccianti Aspremare per la prevenzione delle malattie renali e cardiovascolari, sottolinea la necessità di focalizzare l’attenzione non soltanto sull’adulto, ma su tutto il percorso di crescita dal bambino all’adulto. Nel nostro paese, infatti, esiste una prevalenza di sovrappeso e obesità nei bambini delle scuole primarie segnalato nel 2012 e confermato, sia pure con una lieve riduzione nel 2014, dal Ministero della Sanità. Questo perché i bambini in sovrappeso rischiano più facilmente di diventare adulti in sovrappeso e obesità. E se a queste due sindromi si aggiungono ipertensione e diabete, i soggetti sono più a rischio di eventi cardiovascolari e di malattia renale cronica. L’argomento, infatti, era stato sollevato nella Giornata mondiale 2016 nella quale la Fondazionene Aspremare sottolineava, in collaborazione con l’Associazione bambino nefropatico (ABN) della clinica De Marchi di Milano, la necessità di una maggior attenzione per le malattie renali dei bambini. Seppur meno frequenti che nell’adulto, le malattie renali del bambino sono spesso patologie gravi, con necessità in alcuni casi di ricorrere alla dialisi cronica ed al trapianto renale. Si tratta dunque di patologie croniche che determinano un importante cambiamento dello stile di vita del bambino e della sua famiglia. Sono necessarie frequenti visite ospedaliere, l’assunzione di molti farmaci, restrizioni dietetiche. Si correlano spesso a difficoltà di crescita e bassa statura e non è infrequente che possano rientrare in quadri sindromici più complessi. Di conseguenza le vite di questi piccoli pazienti e delle loro famiglie ne risultano inevitabilmente segnate.

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Detenuti in libera uscita per azioni di volontariato

Detenuti in libera uscita per azioni di volontariato
Continua nel carcere di Bollate il progetto di rieducazione dei reclusi.
Dopo le iniziative sporadiche all’Idroscalo e per l’emergenza profughi ora gli “articoli 21” lavorano all’oratorio di Bruzzano.


Il carcere di Bollate si rivela sempre più un luogo di rieducazione piuttosto che di costrizione. Lo dimostrano le numerose attività alle quali partecipano i detenuti, non soltanto all’interno dell’ospedale, ma anche all’esterno.
A confermare la tendenza di questo carcere modello è stata la visita di uno chef stellato come Carlo Cracco al ristorante gestito dai detenuti che si chiama “In Galera”, che ha conquistato le pagine di giornali di tutto il mondo, oltre a migliaia di commensali che in un anno hanno frequentato e gustato i cibi del ristorante dietro le sbarre.

Ma poiché lo spirito di chi dirigeva prima il carcere (Lucia Castellino) e ora (Massimo Parisi) è di imparare un lavoro dentro per costruirne uno fuori, alcuni detenuti, grazie alla libertà che concede loro l’art. 21, hanno fondato l’Associazione articolo 21 e gestiscono all’esterno attività di solidarietà. I beneficiari sono i parrocchiani della chiesa della Beata Vergine Assunte nel quartiere Bruzzano di Milano. Grazie all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, infatti, i detenuti nel percorso di rieducazione, possono svolgere attività lavorativa fuori dal carcere, in seguito a una verifica dei requisiti da parte del direttore del carcere e del giudice di sorveglianza. E a Bollate questa possibilità è una prassi e ormai i detenuti che ne usufruiscono dicono “sono un articolo 21”.

La scoperta del volontariato l’hanno fatta alcuni detenuti che l’anno scorso sono andati a pulire l’Idroscalo.

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SpecialmenteDonna: per la Festa della Donna una settimana di prevenzione

Dal 6 all’11 marzo visite, esami, test ed incontri gratuiti
SpecialmenteDonna: per la Festa della Donna una settimana di prevenzione
 
In Humanitas San Pio X a Milano, la Festa della Donna dura una settimana, dal 6 all’11 marzo. Per l’occasione nasce SpecialmenteDonna, una settimana rosa ricca di opportunità per regalarsi, ad ogni età, salute e prevenzione. Tra le novità, tutte gratuite, la misurazione dell’adiponectina, per valutare il grasso addominale, un viaggio alla scoperta di allergie e intolleranze alimentari e i consigli per un sano invecchiamento.

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La “non cura” che cura il tumore alla prostata

La “non cura” che cura il tumore alla prostata
La rete oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta ha avviato uno studio per fotografare e diffondere tra medici e pazienti la cultura della scelta dell’intervento più adatto contro il cancro della prostata a basso rischio.


Una regione italiana, il Piemonte, ha avviato, il primo studio sulle modalità di affrontare un tumore di lieve entità. E’ il caso del tumore della prostata, una condizione che spesso rimane silente per decenni prima di dare segnali di pericolo. Finora l’approccio dei medici a questa malattia dipendeva dalla loro specialità: l’urologo dava indicazioni chirurgiche, il radiologo propendeva per la radioterapia. Tutto ciò senza una vera motivazione. Eppure, date le conoscenze internazionali, era già noto che i tumori di grado lieve della prostata potevano, nella maggioranza dei casi, essere inoffensivi per anni e decenni e potevano quindi essere monitorati prima di passare alla cura vera e propria. Spesso il paziente moriva per altre cause.
La rete oncologica piemontese - E’ da questi presupposti che la rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta e il Centro di riferimento per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica hanno avviato il primo progetto di ricerca e intervento in Italia per diffondere la “Sorveglianza attiva”, con il progetto START. “E’ un progetto che coinvolge tutte le urologie e radioterapie del Piemonte e della Valle d’Aosta – dice Oscar Bertetto, direttore del dipartimento internazionale e interregionale della rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, Città della salute e della scienza di Torino -, chiamate a valutare nel tempo la qualità di vita dei pazienti affetti da carcinoma della prostata a basso rischio, che scelgano una delle tre opzioni che si sono dimostrate uguali nella capacità di controllare la malattia nel tempo, per la sopravvivenza dei pazienti: la prostatectomia o la radioterapia o la sorveglianza attiva”. Per sorveglianza attiva si intende quella procedura per la quale il tumore non viene asportato né trattato, ma lo si sorveglia con biopsie e se non cambia la sua aggressività il paziente può convivere con la malattia senza problemi per tutta la vita. Se durante la sorveglianza il tumore dovesse dimostrare di aumentare la propria capacità di aggressione, la progettazione prevede che il paziente venga sottoposto a trattamento che il paziente ritiene più opportuno tra la chirurgia e il trattamento radiante.
Il team multidisciplinare -E’ d’accordo anche Riccardo Valdagni, direttore della radiologia oncologica dell’Istituto dei tumori di Milano. “Lo studio Start – spiega l’esperto - è un approccio moderno alla terapia del tumore alla prostata e avrà un grande futuro, perché permette al paziente di scegliere, dopo aver capito le proposte terapeutiche e la differenza fra le diverse proposte di trattamento. Infatti esiste anche la possibilità di non trattamento per la cura del tumore della prostata di grado lieve. Il paziente in pratica riceve informazioni in un contesto strutturato, che in Piemonte si chiama GIG, da noi, all’Istituto tumori di Milano, team multidisciplinare, dove ogni specialista coinvolto fa un passo indietro rispetto alla sua specialità e, nell’interesse pieno del paziente, promuove l’intervento pro e conto la sua specialità: intervento chirurgico, radiante e sorveglianza attiva. In questo modo il paziente viene coinvolto nel processo di cura non è un oggetto ma è una persona ed è lui che decide fra due terapie valide, efficaci, in realtà profondamente diverse per i rischi che comportano e gli effetti collaterali, effetti collaterali che intervengono sui valori di vita della persona e la qualità di vita del malato e soltanto lui può stabilire questo valore. Il paziente diventa quindi giudice della sua scelta, in base al suo stile di vita. Preferisce valutare l’importanza dell’erezione oppure evitare terapie invasiva o non è importante; vuole togliersi il problema e privilegiare la chirurgia”.
Leggere i vetrini - In questo studio, come negli altri a livello internazionale, è importante il lavoro dell’anatomo patologo che deve selezionare con estrema precisione l’aggressività del tumore per individuare quelli a basso rischio. “Noi sappiamo che sistemi di sorveglianza attiva per il cancro della prostata non aggressivo – aggiunge il patologo Enrico Bollito, dirigente medico dell’Azienda San Luigi Gonzaga di Orbassano - esistono da molto tempo, in contesti internazionali ma anche nella pratica clinica degli urologi. Ciò richiede una serie di regole precise, sviluppate molto bene da una organizzazione come la rete oncologica, per garantire maggiore sicurezza”.
Il progetto START - Non è stato facile, infatti, approntare lo studio, come spiega Giovanni Ciccone, responsabile del servizio di epidemiologia clinica e valutativa della Città della Salute di Torino, impegnato e coinvolto da molto tempo nella valutazione e miglioramento dell’assistenza oncologica: “Sul tumore della prostata avevamo già predisposto una Linea guida regionale che indicava con altre possibilità anche l’opzione della sorveglianza attiva per tumori a basso rischio. Tuttavia il numero di specialisti che si sono sentiti di offrire questa opzione era limitato e con il collega Bertetto abbiamo pensato a un ulteriore passo, fatto attraverso una progettazione di uno studio e raccolta dati sistematica, con più garanzia per i medici e per i pazienti e di intraprendere una strada nuova non priva di rischi e incognite, sia pure in un contesto controllato. START è stato pensato per favorire una doppia finalità: diffusione della sorveglianza attiva, in ambiente controllato e con elevate garanzie di qualità e raccogliere informazioni preziose utilizzabili per la ricerca. Lo studio è cominciato a metà del 2015. Tutti i centri delle due regioni hanno aderito allo studio e in un anno e mezzo sono stati reclutato 250 pazienti ai quali è stata sottolineata la natura benigna della loro condizioni di salute e prospettato tre condizioni: monitoraggio stretto della situazione oppure trattamenti radicali. Considerati i pro e i contro, i pazienti scelgono la sorveglianza attiva nel 75 %. I 250 pazienti che si sono resi disponibili sono un dato importante, anche se di numero limitato, per rispondere alla ricerca. Per questo prolungheremo lo studio in modo sensibile con numeri 3- 4 volte più grandi”.
Le Associazioni - Anche le associazioni dei malati sono favorevoli a questo studio e in particolare all’opzione sorveglianza attiva. Franco Napoletano è il presidente di Vita continua, (011.6334387), associazione di volontariato che si occupa dei pazienti che sono stati operati per tumore della vescica e della prostata. L’associazione si muove con tre finalità: seguire e affiancare il paziente quando ti dicono che hai un cancro; quando il medico ti dice che ti devono operare; e al terzo livello, che non è da meno degli altri, il mantenimento della qualità di vita, perché il malato, dopo l’intervento demolitivo deve riprendere la vita e continuare a vivere come prima. Questa associazione sta vicino a questi cittadini pazienti per far sì che riprendano la vita al massimo delle possibilità.
Europa uomo (tel. 02.58.32.07.73) è per definizione l’associazione che si occupa degli uomini e delle malattie che si riferiscono al loro apparato genito urinario. Il rappresentante del Piemonte. Pietro Presti, racchiude in poche parole il loro obiettivo: garantire i diritti dei pazienti attraverso diffusione di informazioni, sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni e impegno a individuare la migliore terapia per garantire la migliore qualità di vita non soltanto dei malati, ma anche dei loro familiari. E la sorveglianza attiva è una di queste opzioni che può far evitare trattamenti più importanti, ma invasivi. Per noi è importante che la persona malata venga seguita come paziente ma anche come uomo. Ed Europa uomo rappresenta il tratto d’unione tra il mondo scientifico, i pazienti e la società e la sinergia fra questi mondi serva per dare un futuro migliore ai malati.
Edoardo Stucchi




 

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