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venerdì 10 febbraio 2012 Ore: 04:06 |
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Per non dimenticare Per non dimenticare ...Tino
La Wehrmacht vista dai giovani
(tedeschi). Durante i miei viaggi effettuati
in Germania, avevo notato, in questi
ultimi tempo che ogni qual volta con degli estranei, ad esempio durante un
viaggio in treno, si veniva a parlare dei Lager nazisti, la risposta non era
più quella che per decenni noi avevamo sentito dire: “das haben wir nicht gewusst” (questo noi non lo
sapevamo). Ora ci sentivamo dire immancabilmente: “quelle malefatte erano opera
delle SS”, oppure “anche il nostro popolo ha sofferto per la brutalità delle
SS”,od ancora “ i miei genitori mi hanno raccontato cosa combinavano le SS”.Nel
corso di un dibattito in una università tedesca un giovane studente mi disse
che aveva letto parecchie pubblicazioni sui “crimini delle SS”. Inizialmente, nel ricevere
risposte del genere non ci feci caso; successivamente, invece, nel constatare
(come direbbe uno statistico) una cosi alta concentrazione di risposte,
discorsi ed osservazioni che tendevano a fare ricadere sulle SS tutte le
malefatte, eccidi e delitti avvenuti nei dodici anni di nazismo, la cosa mi
costrinse a riflettere anche perchè questo tipo di risposte provenivano da
persone di giovane età che non
avevano vissuto quel periodo. In molti di loro non vi era in queste dichiarazioni nessun tentativo di
difendere il nazismo o i suoi attuali epigoni; spesso risposte del genere erano
di una onestà assoluta( ad esempio quelle dei soci della nostra associazione
che si ripromette di tramandare il ricordo del nostro Lager e di conservarne la
memoria ricercando documentazioni, ricordi personali e loro stessi dedicano con
significativi risultati parte del loro tempo libero in queste opere di
ricerca). Così negli ultimi tempi ho voluto ricercare con loro stessi e con le
altre persone con cui venivo a contatto
cosa li spingesse a credere che le sole SS si fossero comportate in una maniera
che definire criminale è poca cosa. Durante una riunione che abitualmente ogni anno teniamo nel salone del
nostro Museo-ricordo del nostro Lager, quello di Langenstein-Zwieberge ritenni
opportuno avviare il discorso con i giovani che partecipavano alle nostre
giornate-ricordo portandolo sull’esercito, sulla Wehrmacht. “Ah, la Wehrmacht è
stata una cosa diversa; non era formata da fanatici nazisti”, “la Wehrmacht era
il popolo tedesco”, “nella Wehrmacht ha prestato servizio mio padre, mio
nonno”, “vi erano moltissimi religiosi nella Wehrmacht”; ecc. ecc.” “La Wehrmacht non poteva macchiarsi di crimini, di delitti contro le
popolazioni, era comandata da ufficiali di carriera che avevano un alto senso dell’onore militare” mi
raccontò una giovane laureata in storia a Berlino e per convalidare la certezza
delle sue affermazioni passò subito a parlarmi del complotto del 20 luglio 1944
con il quale un folto gruppo di alti ufficiali della Wehrmacht aveva tentato di
liberare la Germania da Hitler e dal suo feroce regime. Quando le chiesi se era proprio sicura che il comportamento dell’esercito
fosse stato irreprensibile e che lo stesso non si fosse macchiato di crimini
nefandi durante la guerra sui vari fronti lei mi rispose di esserne
assolutamente certa. Non aveva mai sentito dire e non aveva mai letto
pubblicazioni le quali raccontassero che le forze armate tedesche, al di fuori
delle SS, avessero partecipato ad
azioni tali da far ricadere su di loro il disonore. Questa sua affermazione
venne condivisa dagli altri giovani che, seduti intorno a noi nella sala
convegni del nostro museo-ricordo del Lager, seguivano attentamente il nostro
dialogare. Anche per loro valeva quanto aveva detto Lisa, così si chiamava la nostra
“storica”. Nessuno aveva sentito parlare di fatti criminosi addebitabili alla Wehrmacht. Dei crimini
delle SS sapevano molte cose; molti di loro avevano letto il libro di Kogon, la
storia delle SS di Reitlinger ed altre pubblicazioni che trattavano i Lager e
quindi di riflesso le SS: della Wehrmacht, però, non sapevano niente. Durante la nostra discussione il gruppetto iniziale seduto vicino a me
era aumentato considerevolmente. Da sei o sette che eravamo all’inizio, ora
passavamo la ventina ed accanto a noi, a seguire la nostra discussione vi erano
anche degli anziani che però non si intromettevano. Ascoltavano noi due in
silenzio. Venimmo informati che la cena era pronta. Alzandomi dalla poltrona dissi
a Lisa ed ai ragazzi:”continuiamo questo discorso dopo cena, se siete
d’accordo”. Dopo aver mangiato ci ritrovammo tutti seduti nel salone, ancor più
numerosi in quanto si erano aggregati a noi anche alcuni elementi del paese (
fra cui due anziani che nei giorni della liberazione ci avevano detto di non
sapere che esistesse un Lager a poche
centinaia di metri dalle loro case!)e riprendemmo il discorso. “Lisa”, cominciai, ”hai mai saputo qualcosa dell’operazione Nacht und
Nebel”? “Si, ho letto da qualche parte
qualcosa, ma riguardava i campi di concentramento, le SS, se non erro”, mi
rispose. “Vorrei fare una breve premessa prima di continuare il discorso che
avevamo iniziato prima di cena. Forse voi non lo saprete, ma il codice militare
germanico era sempre basato sul vecchio “Rechtstaat”, quello guglielmino, e in
uno degli articoli che veniva di peso riportato, era contenuto il famoso §
47(paragrafo 47) il quale autorizzava i soldati a resistere agli ordini dei
superiori se essi contraddicevano i codici morali e penali. L’obbedienza era dovuta non ad ordini che andassero contro la morale, ma
doveva sempre essere soggetta alla legge, pena il suo annullamento. Ovviamente il § 47 riguardava i soldati, la Wehrmacht, non le SS che non
erano un esercito dello Stato tedesco, ma semplicemente il braccio armato del
Partito nazista. Ma vediamo come si comportò la Wehrmacht”. Iniziai a parlare del decreto “Nacht und Nebel”( Notte e Nebbia) e
raccontai cosa quel decreto prevedesse per coloro che nei territori occupati
avessero commesso delle azioni contro le forze armate tedesche o addirittura
fossero sospettati di averle commesse. Il decreto prevedeva un fermo di sicurezza dell’arrestato che avrebbe
dovuto protrarsi per tutta la durata della guerra e raccontai pure che lo scopo
di quel decreto era quello di lasciare i familiari dell’arrestato ed i suoi
conoscenti senza alcuna notizia sulla sua sorte agendo così da deterrente verso
le popolazioni per indurle a miti consigli. Anche in caso di morte del
deportato i parenti non dovevano esserne informati. In sostanza chi fosse
rientrato nella categoria di deportato “Notte e Nebbia” era un vivo che i
parenti ed i familiari potevano piangere per morto. Il 19 maggio 1941 vengono impartite delle direttive che riguardavano la
futura operazione “ Barbarossa”, cioè l’invasione della Unione sovietica che
suonavano così: “ Questa lotta richiede un drastico ed energico intervento
contro gli agitatori bolscevichi, gli irregolari, i sabotatori e gli ebrei con
la totale soppressione di ogni resistenza attiva e passiva”. “Lo sai, Lisa, chi emise quel decreto e quelle direttive? Il comando supremo della
Wehrmacht (OKW) a firma del Generale Keitel”. “Keitel non si limitò ad emanare solo
il decreto “Notte e Nebbia”, ma prima dell’attacco all’Unione Sovietica,
il 6 giugno del 1941, emise il
famigerato “Ordine dei Commissari” per cui moltissimi prigionieri di guerra
russi vennero uccisi appena catturati, altri deportati nei Lager e non nei
campi per prigionieri di guerra ed un numero enorme di costoro vennero in
questi Lager sterminati senz’altra colpa che non fosse quella di aver difeso la
loro Patria da un esercito invasore. Voglio quì ricordarvi gli oltre 8.000
prigionieri di guerra russi sterminati, nel mese di ottobre 1941 al ritmo di
uno al minuto nel Lager di Buchenwald, quelli lasciati morire di fame nei campi
della Polonia, quelli sterminati ad Auschwitz e così avanti”. Dovetti con molta calma spiegare al mio attentissimo uditorio come la
leggenda della “pulita Wehrmacht” (sauberen Wehrmacht) fosse nata cinquant’anni
fa sulla scia dell’attentato o complotto dei generali del 20 luglio, quando
poca gente conosceva globalmente le barbarie compiute dai tedeschi in tutta
l’Europa. Esisteva una conoscenza frammentaria, ogni paese o al massimo ogni
regione conosceva le tragedie che si erano abbattute su di loro e piangeva le
proprie vittime, ma quasi sempre l’abitante di un paese, ad esempio istriano,
non conosceva gli avvenimenti e le stragi compiute dalla Wehrmacht in altre
parti d’Italia o dell’Europa. Così prese piede quella leggenda( di cui si era fatta portavoce prima
della cena la dottoressa Lisa) che voleva una Wehrmacht pulitissima, con
l’intendimento e la speranza di ridare dignità ed onore alla nuova Germania e,
nel contempo, creare un contraltare da opporre ai crimini delle SS, tentando di
rimuovere dalle coscienze tedesche quel passato che aveva terrorizzato l’Europa
e ricordare così al mondo che non tutta la Germania si era afflosciata ai piedi
del despota Hitler. “ Le cose non stanno così,” dissi
continuando la mia esposizione, “e non sono solo il decreto Notte e Nebbia e il
Kommissarbefehl che pesano sull’onore della Wehrmacht per cui non si può far
risalire al solo Keitel le feroci barbarie e le distruzioni operate dalla
stessa sui vari scacchieri della guerra. A prescindere dalle stragi commesse da soldati tedeschi
della Wehrmacht e quindi non facenti parte delle SS ( mi è facile citare la
strage di Caiazzo in Italia, 23 civili uccisi di cui parecchie erano donne e
bambini, quella di Filetto 17 civili trucidati ed il paese dato alle fiamme per
ordine dell’allora capitano della Wehrmacht Martin Defregger che nel 1969 venne
nominato vescovo in Baviera, quella di Capistrello, 30 uomini ed un ragazzo di
12 anni uccisi con un colpo alla nuca e di tante altre che non sto quì ad
elencare). Nel dopoguerra lentamente attraverso testimonianze di soldati
tedeschi ed in seguito al ritrovamento di documenti dei reparti militari, come
ad esempio il diario giornaliero del reggimento o della divisione, gli storici
sono riusciti a darci un quadro esatto per moltissimi episodi nei quali si
trova implicata la Wehrmacht e quello che conta di più i fatti che emergono da
questi documenti, che hanno un valore enorme, sono suffragati da testimonianze
o di soldati appartenenti a quella formazione o di superstiti, testimoni
diretti, di quell’azione dell’esercito tedesco che loro avevano vissuto con
l’angoscia nel cuore.” “Con tutta questa documentazione è possibile tranquillamente sfatare la leggenda della Wehrmacht pulita, come
è stato sostenuto per anni e ricordare come la stessa Wehrmacht dal 1941 al
1945 condusse una vera e propria guerra
di distruzione, di annientamento, sia nei Balcani che nell’Unione Sovietica
contro popolazioni civili, contro gli ebrei e contro i prigionieri di guerra
che generò milioni di vittime. Il Generaloberst Loehr responsabile delle stragi di partigiani ed ebrei
in Serbia, tanto che nel dopoguerra fu estradato in Jugoslavia, processato,
condannato a morte ed impiccato; il Generalleutnant von Krenzki, comandante
militare di Salonicco che ordina la prima retata degli ebrei della città; il
Generalleutnant Ulrich Kleemann, comandante della 999° divisione di fanteria
nell’Egeo, si darà da fare sia nel respingere gli attacchi degli inglesi, sia
nel preparare il raduno degli ebrei da deportare ad Auschwitz; il generale
Reinecke, capo dei campi di prigionieri di guerra per conto della Wehrmacht,
firmò assieme a Heydrich già nel luglio del 1941, ad invasione della Russia
appena iniziata una convenzione con la quale la “Wehrmacht decideva di
liberarsi di tutti i prigionieri di guerra russi in grado di diffondere il
comunismo”, ecc. ecc. La Wehrmacht, volente o nolente
fece parte di quell’organizzazione nazista che seminò morte e distruzione;
sappiamo che in alcuni casi, pochi per la verità, generali della stessa
Wehrmacht si opposero a fucilazioni e stragi, protestando con l’OKW, cioè con
il comando supremo dell’esercito per le stragi che le SS effettuavano al seguito
dello stesso esercito, col solo risultato di vedersi trasferiti su un’altro
fronte mentre le stragi proseguivano indisturbate. Una serie di esempi che si possono citare, senza tema di smentita,
riguardano la guerra partigiana in Serbia, i tre anni di occupazione della
Russia Bianca e l’avanzata della Sesta Armata su Stalingrado. Non si vuole da nessuno, e neanche da me, oltraggiare genericamente
l’onore del soldato tedesco, si desidera soltanto precisare alcuni particolari
che servono a sfatare la leggenda che per cinquant’anni ha imperversato in
Germania e che forse qualcuno pensava potesse in qualche modo servire per
rimuovere dalle coscienze tedesche gli efferati crimini nazisti. Invece accanto
ad Auschwitz, purtroppo, la storia tedesca dovrà fare i conti anche con le
distruzioni, i crimini e gli eccidi perpetrati dalla Wehrmacht. Gran parte della memorialistica tedesca sulla seconda guerra mondiale,
film e romanzi compresi, rappresentano le azioni di guerra come fossero
avvenimenti sportivi inducendo il pubblico a tifare ovviamente per il proprio
esercito. Non troviamo però in questi film, in questi romanzi, in queste
testimonianze di chi vi ha partecipato, nessun accenno alle sofferenze che la
guerra, l’occupazione di stati, regioni, paesi, da parte delle forze armate
tedesche ha provocato. Talvolta, in modo del tutto inadeguato al fatto che
viene raccontato si parla del numero dei morti. Dei fucilati, degli impiccati,
degli ostaggi trattenuti nelle carceri e successivamente fucilati ed impiccati
non si parla. Attorno a questi episodi, anche da chi li ha vissuti in prima
persona, viene creato il vuoto assoluto. Non un cenno, non uno scritto, non una
testimonianza. Tutti tentano e tendono a raffigurare la guerra come una
esigenza patriottica, se non addirittura, morale. Ponete un momento di attenzione, ad esempio, ai film che raccontano le
avventure dei sommergibili tedeschi. Come sapete l’ammiraglio Reder aveva
dichiarato una specie di guerra totale: i sommergibili non lottavano solo
contro il naviglio di guerra nemico, ma anche contro le navi mercantili del
nemico e dei paesi che rifornivano di generi alimentari o materie prime, ad
esempio, l’Inghilterra. Vennero affondate anche navi passeggeri. Non una
lacrima, non un commento od un ripènsamento per quegli episodi che gettavano
nel lutto ogni volta centinaia o migliaia di famiglie. Così successe con la
Luftwaffe: finchè la stessa bombardava l’Inghilterra in maniera indiscriminata,
senza distinguere gli obbiettivi militari dalle case civili di abitazione,
dagli ospedali e dalle scuole i giornali fascisti acclamavano plaudendo quelle
azioni e come se ciò non bastasse inventarono anche dei neologismi. Per chi
essendo troppo giovane non lo sapesse o non l’avesse mai sentito dire uno di
questi neologismi è “coventrizzare”, che vuol dire radere al suolo una città
(Coventry) con una serie di bombardamenti a tappeto. Successivamente anche gli alleati seguirono l’esempio tedesco e man mano
la rappresaglia divenne sempre più terrificante perchè l’aviazione alleata si
era rinforzata con il contributo americano e quella tedesca, un tempo padrona
assoluta del cielo, era scomparsa: non riusciva, non dico attaccare ancora
l’Inghilterra, ma nemmeno difendere il territorio tedesco dagli attacchi aerei
alleati. Così in risposta al bombardamento di Coventry si ebbero i bombardamenti
alleati delle città tedesche con ben altri e pesanti risultati. Ritorniamo ora con il nostro discorso sulla leggenda della “sauberen
Wehrmacht” (la Wehrmacht pulita) ed osserviamo per prima cosa il comportamento
della Wehrmacht in Jugoslavia e precisamente in Serbia. Nel periodo che va
dall’estate del 1941 sino all’autunno del 1944, quando i tedeschi dovettero
ritirarsi da quella zona sotto l’incalzare delle bande partigiane di Tito,
l’esercito tedesco comandato dal generale Franz Boehme seminò un terrore di
tali dimensioni da non essere secondo neanche ai famigerati Einsatzgruppen che
operavano nei territori orientali e di cui parleremo poi. Le “misure espiatorie” a cui era costretta la popolazione serba per
ordine del generale Boehme erano le seguenti: 100 civili serbi per ogni caduto
tedesco per mano dei partigiani, 50 civili per ogni soldato tedesco ferito.
Questo rapporto 1:100 ed 1:50 doveva essere rispettato dai comandi inferiori e
i plotoni d’esecuzione della Wehrmacht era incaricati di eseguire gli ordini. Per queste stragi, nel dopoguerra, il generale Boehme verrà estradato in
Jugoslavia dove verrà processato ed impiccato. Nella pubblicistica di lingua tedesca la 6. Armata, quella comandata da
von Paulus e che si sacrificherà nella difesa di Stalingrado, è diventata un
mito ed è stata e lo è tuttora soggetto di memorie, film, romanzi e racconti.
Un mito, una leggenda tragica, che però il popolo tedesco ama profondamente
perchè il sacrificio di quegli eroi assediati a Stalingrado lo compensano di
tante delusioni che ha dovuto subire nel dopoguerra. Direi che la 6. Armata e
la eroica e vana difesa di Stalingrado riesce a conciliare i tedeschi qualunque sia la fazione o il partito
politico nel quale oggi militino. Si parla dunque della difesa
eroica di questa armata a Stalingrado, ma non si dice niente sulla strada
percorsa dalla stessa per arrivare a Stalingrado, delle innumerevoli vittime
tra la popolazione civile che ha lasciato lungo la strada e dei massacri
compiuti da quei soldati tedeschi da soli o in combutta con l’Einsatgruppen 4
comandato dal famigerato Ohlendorf. Questa cooperazione è documentata in vari
episodi dei quali posssiamo citarna qualcuno. Anzitutto l’uccisione, sarebbe più esatto dire lo sterminio, degli ebrei
ucraini, ai quali partecipano unità della sesta armata a Luck, Zitomir e
Tarnopol nell’estate del 1941 come azioni di rappresaglia a fianco delle SS;
inoltre, sempre unità della sesta armata partecipano assieme alla SD nel
periodo che va dall’agosto al novembre 1941 agli eccidi di Belaja Zerkov a
Lubny ed al massacro di Baby Jar. Un’altro aspetto, non meno importante da segnalare sul comportamento
della sesta armata riguarda le requisizioni di viveri ed indumenti compiuti
dalle sue unità nell’inverno del ‘41-42 nelle zone di Charcov e Bielgorod. La
popolazione delle città corsero in folla nelle campagne a cercare viveri,
coperte e vestiario. Migliaia di cittadini
vennero accusati di essere dei trafficanti, dei borsari neri e come tali uccisi
dai soldati di quella armata. Nella Russia Bianca l’occupazione tedesca durò più a lungo che nelle
altre repubbliche dell’Unione Sovietica. La popolazione venne esposta ad
indicibili sofferenze. In quella zona operavano unità partigiane mentre
l’esercito tedesco puntava su Mosca:
per cui, ogni scusa, ogni attacco partigiano consentiva al comando della zona
occupata per decidere deportazioni in Germania ed uccisioni di ostaggi facendo
rientrare in questa categoria anche vecchi, donne e bambini. Dei 10.600.000 abitanti che aveva la Russia Bianca prima della guerra,
oltre 2.600.000 persero la vita: a costoro vanno aggiunti i soldati dell’Armata
rossa, catturati dai tedeschi che morirono come le mosche nei Lager istituiti
dalle truppe di occupazione causa la denutrizione oppure vennero passati per le
armi. In alcuni casi ufficiali della
Wehrmacht si rifiutarono di collaborare con il SD (servizio di
sicurezza). Conosciamo ad esempio la
presa di posizione dell’ammiraglio Canaris capo dell’Abwehr, controspionaggio,
che già l’8 settembre comunicava al generale von Stuelpnagel capo del Quartier
Generale 1 che le SS si vantavano di fucilare giornalmente 2-300 polacchi.
Qualche giorno dopo nel treno del
Fuehrer, a Illnau, Canaris informava del fatto il generale Keitel aggiungendo:
“ Un giorno il mondo riterrà responsabile di ciò anche la Wehrmacht, sotto i
cui occhi avvengono tali cose”. Dei tanti generali tedeschi,
quello che si oppose fermamente agli eccidi in Polonia ricordo il generale
Johannes Blaskowitz che fece raccogliere tutta la documentazione possibile sui
misfatti delle SS e con il materiale disponibile elaborò un memorandum che
inviò al Comando supremo dell’esercito. Il capitano Engel, aiutante militare di
Hitler copiò nel diario il contenuto di quel memorandum e accennò alla
“grandissima apprensione che arresti, fucilazioni, confische e pure ale
preoccupazioni per la disciplina delle truppe che vivono queste cose con i
propri occhi..... preghiera di ripristinare la legalità e soprattutto far
eseguire fucilazioni solo in caso di sentenze giudiziarie”. Hitler considerò tali “atteggiamenti puerili” ed imprecò dicendo di non
aver mai avuto fiducia nel generale Blaskowitz e che era giunta l’ora di
sostituirlo. Blaskowitz non desistette e nel mese di febbraio presentò un’ulteriore
documentazione sui crimini delle SS concludendo così il suo memorandum “ L’atteggiamento delle truppe verso la polizia e le SS oscilla tra
ripugnanza ed odio. Ogni soldato prova nausea e disgusto per questi crimini
perpetrati in Polonia da appartenenti al Reich e rappresentanti della Pubblica
autorità”. Il generale, con parte delle sue truppe fu in seguito trasferito sul
fronte occidentale. Queste due denunce sono tutto quello che sono riuscito a
trovare sulla netta opposizione e denuncia dei feroci crimini della polizia e
delle SS da parte di esponenti della Wehrmacht. Però, vi devo dire che mancò una opposizione chiara dei generali e degli
alti ufficiali a questi crimini nazisti. D’altronde l’ufficialità tedesca è
stata succube del nazismo: è stato quel regime a violare le clausole del
trattato di pace che imponeva alla
Germania di avere un esercito limitato a centomila uomini. Se l’eserito fosse
rimasto di così piccole dimensioni, quanti generali avrebbe avuto? E senza la
guerra nazista, quanti di quegli ufficiali assurti agli alti gradi sarebbero
finiti in qualche polveroso ufficio a riempire scartoffie e formulari invece di
paludarsi in signorili divise, con il petto pieno di onorificenze ed essere
riveriti e complimentati ovunque? Hitler ed il nazismo li avevano tolti dall’oscurità ed avevano dato loro
una ragione di vita: la guerra. Era chiaro che essi conducevano, senza guardare
per il sottile una guerra nazista che inizialmente passava di vittoria in
vittoria. Il costo di quella guerra in vite umane, in eccidi, in genocidi e
massacri non li riguardava: era un costo politico. A loro interessava solo fare
carriera, tanto la guerra la vinceremo, pensavano. E così, cara Lisa, si allentarono i freni inibitori stimolati da queste
riflessioni e fu così che la “sauberen Wehrmacht” finì anch’essa con molti suoi
ufficiali nella sporca guerra nazista operando stermini, e distruzioni,
rendendosi responsabile di eccidi e facendo cadere nella polvere il cosidetto “
onore militare tedesco “. Aprile 1945, Langenstein
Zwieberge. Alberto Berti
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