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venerdì 10 febbraio 2012 Ore: 04:24 |
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Per non dimenticare Per non dimenticare ...Tino
BREVE STORIA DELL’ EUTANASIA (1939-1945) Con
l’operazione eutanasia, indicata negli ambienti e nei carteggi nazisti con il
nome di copertura T4, le prime e maggiori vittime furono dei cittadine
tedeschi. Questa operazione ebbe inizio subito dopo lo scoppio della guerra ed
aveva lo scopo di eliminare delle bocche inutili(bambini handicappati, malati
mentali, ecc.ecc. ma poi col passare del tempo si estese ed arrivò a
comprendere un numero non ancora
precisato di cittadini tedeschi. Le stime degli assassinati con il compiacente
aiuto di medici, infermieri, giudici e poliziotti sono varie. Noi le citiamo,
ricordando al lettore che si tratta di stime non essendovi da nessuna parte dei
dati reali. Si va dalla stima di 80.000 assassini, ai 230.000 (cifra che
secondo alcuni è la più vicina alla realtà) ai 600.000 enunciata da un gruppo
di studiosi.(Vedi Henry V Dicks, La libertà di uccidere - Milano 1975 pag.66 ). L’OPERAZIONE EUTANASIA. (Una breve
storia) L’operazione eutanasia, o meglio l’insieme delle operazioni che fecero
capo a questo triste e mostruoso capitolo della storia tedesca di questo
secolo, quali la ricerca del personale, la ricerca delle località ove
effettuarla, dei mezzi da adoperare, dei luminari della scienza che si
prestassero a giustificarla, dei teologi che garantissero sulla sua liceità
morale, ecc. ecc. furono condotte nel più assoluto segreto sin dall’inizio. Nella storia della Germania durante il Terzo Reich, l’0perazione
eutanasia assume una importanza notevolissima: con questa operazione venne
preparato e scelto il personale, sperimentati i mezzi che successivamente nei
Lager della Polonia parteciperanno e dirigeranno l’operazione Reinhardt che
avrà lo scopo di sterminare gli ebrei europei. Parleremo anche di questa che possiamo chiamare una seconda fase in cui
furono impiegati i più diligenti esecutori dell’operazione eutanasia, ma occorre prima che noi si vada ad
esaminarla in profondità, dalle sue origini alle sue conclusioni. Le prime avvisaglie sulla necessità - per la società moderna - di
liberarsi dai malati inguaribili, dagli handicappati, ecc. apparvero negli anni
venti in un libro di Josef Pilsuski[1].
Questa teorizzazione lasciò il tempo che trovò e non venne presa da nessuno in
considerazione. Successivamente, dopo la prima guerra mondiale apparve in Germania una monografia[2]
che riguardava gli individui giudicati ritardati mentali, inabili, persone non
autosufficienti che venivano considerate come cellule malate o nocive nel corpo
sano della nazione e si propugnava la necessità di aiutarle a morire in quanto era
prevalente l’idea tra gli autori che non valesse la pena di continuare a vivere
“un’esistenza indegna” In Germania la distruzione delle vite inutili (ossia l’eutanasia) fa
capolino sin dai primi mesi dell’attività del governo nazista. Seguiremo questa
sua evoluzione sulla scorta di un libro interessantissimo pubblicato
dall’istituto di Storia Contemporanea di Monaco di Baviera frutto del lavoro di
un suo ricercatore il dottor Lothar Gruchmann[3]
il quale racconta che durante una riunione del Gabinetto del Reich, alcuni
giorni prima della firma del Concordato con la Santa Sede, venne discusso un
disegno di legge che prevedeva, non l’eliminazione di uomini e donne
considerati malati incurabili, ma solo la sterilizzazione forzata di coloro che
erano affetti da malattie ereditarie. Mancavano sei giorni alla firma del Concordato con il Vaticano: von
Papen, esponente del Centro cattolico si oppose decisamente contro questo
disegno di legge in quanto lo riteneva contrario alla morale cattolica e
propose invece che la sterilizzazione fosse concessa solamente a coloro che ne
facessero espressa domanda. Hitler preferiva il progetto originario della
sterilizzazione forzata, ma consentì a ritardare la pubblicazione della legge a
dopo la firma del Concordato che avvenne il 20 luglio 1933. La legge venne promulgata il 25 luglio e scatenò le reazioni di
moltissimi ecclesiastici cattolici. Qualche settimana dopo, un gesuita padre Robert Leiber che era anche il
suo confessore scrisse un’accorata lettera al Cardinal Pacelli esprimendo le
sue preoccupazini per ciò che stava accadendo in Germania e traendo lo spunto
dall’osservazione del marasma che regnava negli ambienti cattolici che non
reagivano alle iniziative naziste le quali tentavano di convincere la popolazione
che tra la Chiesa ed il regime nazista era stato raggiunto anche un accordo di
carattere permanente, e quindi non avevano più il coraggio di esporre e di
mettere in evidenza le differenze ideologiche e dogmatiche tra la Chiesa ed il
nazismo. Continuando nella sua esposizione di quella che era la situazione dei
cattolici in Germania dopo la firma del Concordato, faceva rilevare al suo
illustre destinatario che , benchè l’ultimo articolo del Concordato lasciasse
alla Chiesa cattolica il diritto di propagandare senza alcun vincolo il suo
pensiero religioso, non era possibile pubblicare nemmeno sui giornali cattolici
articoli o scritti che in qualche modo esprimessero opinioni contrastanti con
l’ideologia nazista. Oltre a considerazioni di prammatica su queste
informazioni, padre Leiber inviava al suo amico cardinale Pacelli un articolo
uscito sulla rivista cattolica “Germania” ( che faceva capo a von Papen a quel
tempo vicecancelliere del Reich ) di qualche giorno prima in cui un noto
professore cattolico di teologia morale all’Università di Paderborn Josef Mayer
propagandava la nuova legge in materia eugenetica pretendendo di interpretare
il punto di vista cattolico. Pur essendo certi che il cardinale Pacelli avrà certamente risposto al
suo amico e confessore, padre Leiber, non abbiamo trovato al cun documento in
proposito. Due anni dopo, l’8 ottobre 1935, venne emanata la “Erbgesundheitsgesetz”[4]
la quale ampliava notevolmente la legge precedente legalizzando l’aborto quando
uno dei genitori era affetto da malattia ereditaria. Sempre in quell’anno Hitler aveva informato il ministro della Sanita del
tempo, Gerhardt Wagner[5],
un acceso sostenitore dell’eutanasia che in caso di guerra sarebbe stato più
facile introdurla in quanto le Chiese sarebbero state in tutt’altre cose
affacendate e non avrebbero potuto opporre alcuna resistenza. Dalla
testimonianza del suo medico personale, Karl Brandt[6],
a Norimberga abbiamo appreso che da molti anni Hitler pensava all’eutanasia e
che allo scoppio della guerra passò decisamente a promulgare i decreti
sull’argomento. Una nota firmata da Hitler per Philip Bouhler[7]
che a fine ottobre 1939 venne trasformata in un decreto stabiliva: “ Il
Reichsleiter Bouhler ed il dottor Brandt sono ufficialmente incaricati di
estendere l’autorità dei medici, che dovranno essere indicati nominativamente,
affinchè ad ammalati che secondo il più scrupoloso giudizio siano da
considerarsi affetti da un male incurabile venga data una morte
misericordiosa”.
Secondo quanto Albert Hartl raccontò in una intervista le cose andarono
in questo modo: egli prete spretato, arruolatosi nelle SS divenne Capo delle
informazioni per il culto al comando dell’SD[8]
a Berlino. Nell’estate del 1938 il suo Capo, Heydrich, gli diede l’ordine di
presentarsi alla Cancelleria del Fuehrer da Brack che gli chiese di sondare se
la Chiesa cattolica avrebbe fatto una grande opposizione ad una legge
sull’eutanasia che avrebbe avuto per oggetto l’eliminazione misericordiosa dei
pazzi incurabili. Brack aggiunse nel corso del colloquio che avendo ricevuto alcuni mesi
prima manifestazioni di sostegno dalla Chiesa cattolica in occasione
dell’occupazione dell’Austria, Hitler voleva avere delle informazioni precise per
non provocare conflitti o tensioni con la Chiesa. Hartl spiegò che un’opinione su questo argomento per avere un certo
valore anche propagandistico doveva venire espressa da un uomo di scienza e,
con l’accordo di Brack, andò a parlarne col professor Josef Mayer insegnante di
Teologia morale nell’università cattolica di Paderborn il quale accettò
l’incarico di preparare un lavoro “sull atteggiamento della Chiesa cattolica
nei riguardi dell’eutanasia”.
Un lungo studio del Mayer, consegnato alcuni mesi dopo allo Hartl,
terminava dicendo che l’eutanasia dei malati mentali era difendibile. Qualche settimana dopo Brack informò Hartl che Hitler aveva superato la
sua indecisione ed aveva dato l’ordine di iniziare l’operazione.Era venuto il
momento di informare le Chiese, evangelica e cattolica, e
Hartl stesso consegnò una copia dello studio del Mayer a Josef Roth, un
prete che era a capo della sezione cattolica del Ministero del Culto il quale provvide ad informare sia
l’arcivescovo Berning che il nunzio apostolico di Berlino. Mentre Berning
osservò che alcune pagine del documento erano “molto imbarazzanti per la
Chiesa” il Nunzio Apostolico non commmentò e si limitò a dire che riceveva
“informalmente” nota dell’informazione consegnatagli. Per i protestanti fu informato un pastore[9]
che era a capo di un manicomio il quale non avanzò alcuna protesta, ma richiese
che il suo ospedale fosse escluso da quell’operazione. Successivamente venne dato incarico a Hartl di contattare un gruppo di
medici ed uno di giuristi ai quali illustrò il documento e richiese la loro
opinione. Non vi furono voci contrarie: si limitarono a stare zitti. Sin quì il racconto che Hartl fece alla scrittrice Gitta Sereny che io ho
riassunto. Il commento a questi lunghi colloqui con Hartl che la Sereny fa e il
seguente:”Se questo racconto è vero, esso apre ancora un’altra dimensione ai
dubbi esistenti già, circa la guida morale della Santa Sede durante il periodo
del governo nazista in Germania.”[10] Le stesse dichiarazioni che sul problema eutanasia Hartl fece alla Sereny, le aveva fatte quando fu citato a testimoniare a Norimberga
nell’immediato dopoguerra al processo contro i medici ed a quelli svoltisi nel
1965 e 1967 contro i partecipanti all’operazione eutanasia. Quando nel 1967 al
processo di Francoforte Hartl venne chiamato a testimoniare si trovò in
compagnia del professore Joseph Mayer il quale non solo negò di conoscere lo
Hartl, ma disse anche che della famosa “Opinione” che Hartl sosteneva di
avergli commissionato lui non sapeva
niente. Nel controinterrogatorio il Mayer, incalzato dalle domande della
pubblica accusa e delle precisazioni dello Hartl dovette vergognosamente
ammettere che aveva avuto l’incarico di preparare l’”Opinione” che aveva poi consegnato allo Hartl e,
aggiunse, che di ciò erano stati informati anche tutti i suoi colleghi. Si
ricordi che i suoi colleghi, come del resto lui stesso, erano professori di una Università
cattolica, quella di Paderborn, che operava sotto la sorveglianza delle
autorità ecclesiastiche. Queste testimonianze costituivano chiaramente una vergogna infamante per
le Chiese tedesche e da parte cattolica non potevano venire supinamente
accettate, pena la perdita di credibilità e la disaffezione dei cattolici
tedeschi verso il loro clero e i loro vescovi. Perciò il vescovo Neuhaeusler,
con un passato di antinazista e di ex deportato del Lager di Dachau dov’era
stato rinchiuso per parecchio tempo, ritenne opportuno e necessario scendere in
campo e difendere il clero tedesco e la posizione della Chiesa cattolica. La difesa della Chiesa cattolica intrapresa dal vescovo Neuhaeusler non
riscosse risultati tangibili: cominciò col dichiarare che tutti coloro che
erano stati informati dell’operazione eutanasia era preti spretati, scrisse che
il professor Mayer aveva negato di essersi mai pronunciato a favore
dell’eutanasia[11], citava
personalità della Chiesa e documenti che secondo lui avrebbero dovuto ridare
una verginità alla Chiesa ed all’episcopato tedesco. Raccontò, durante la sua
testimonianza al processo di Francoforte, che lui stesso fece delle indagini in
due località dove si svolgeva l’operazione eutanasia, ma che nessuno dei popolani
che aveva avvicinato sapeva niente di quell’operazione, tanto essa era coperta
dal segreto di Stato. Per questo motivo mancarono sino a guerra inoltrata le
proteste del clero tedesco.
Nè la Chiesa cattolica, nè il Papa elevarono proteste nemmeno dopo la
vigorosa ed indignata lettera che un vescovo protestante inviò all’allora
Ministro dell’interno. Dopo oltre un anno ci fu la prima debole e prudente
dichiarazione di una Congregazione Vaticana (in latino) che riteneva la
“estinzione di vite inutili per pubblico mandato incompatibile con la legge
divina e naturale”.[12] Dovettero trascorrere ancora sei mesi, dopo la protesta del vescovo
protestante Wurm, prima che una voce cattolica si facesse sentire.
Ormai siamo nel marzo del 1941 e l’operazione eutanasia stava avviandosi
verso la sua fine. Il vescovo di Berlino, Preysing, pronuncia una sua dura
omelia nella cattedrale di Sant’Edvige che però non viene recepita nè dal clero
catolico, nè dalla pubblica opinione. Saranno invece i sermoni del vescovo von
Galen, pronunciati nella chiesa di San Lamberto a Muenster che avranno un’eco
vasta e profonda anche per gli argomenti che andrà a toccare. Dopo aver
accennato al fatto che anche nella sua regione vengono preparati gli elenchi
delle persone che sono da ritenersi improduttive e che dovranno esere
trasferite per essere soppresse a breve scadenza, racconta alla popolazione
accorsa nelle chiese attratta dall’importanza dei suoi sermoni, che gli è stato
riferito che nel ministero degli interni e nell’ufficio del capo dei medici
tedeschi, dottor Conti, non si fa alcun mistero del fatto che
molti malati di mente sono stati deliberatamente uccisi molti altri saranno ancora uccisi nel futuro.
Proseguendo nel suo sermone, il vescovo von Galen si chiede cosa sarà dei”
nostri bravi soldati, che ritorneranno alle loro case gravemente feriti? La
Commissione li metterà nelle liste degli improduttivi che in base alle sue
decisioni sono dichiarate “lebensunwert”, cioè vite che non valgono la pena di
essere vissute?”[13] L’operazione eutanasia non cessò definitivamente dopo l’omelia di von
Galen che generò costernazione e sbigottimento tra la popolazione della
cattolicissima Vestfalia, cambiò semplicemente il nome. Da T4[14],
quale era il suo nome di copertura divenne l’operazione “14 f 13” che servì al
nazismo per eliminare migliaia di ebrei, politici, BV[15]
ed altri deportati nei Lager dichiarandoli malati mentali e gettandoli nelle
camere a gas. Lo svolgimento dell’operazione assunse aspetti diversi da quelli che la
stessa in un primo momento si riprometteva. Mentre inizialmente si pensava di
usarla solo per quei tedeschi che erano considerati affetti da malattie mentali
e dichiarati da commissioni mediche incurabili, essa finì per essere estesa
anche a categorie diverse. Furono così eliminati, possiamo dire semplicemente
assassinati in quanto di un vero e proprio assassinio si trattò, le seguenti
categorie che si trovarono incorporate d’ufficio nel programa: -Tutti i neonati e ragazzini mongoloidi, microcefali, handicappati o
malformati per decisione di commissioni di medici senza che le famiglie
venissero a conoscenza di queste decisioni. Questi bambini (parecchie migliaia)
vennero trasferiti dalle famiglie o dagli istituti in cui si trovavano in quel
momento ad apposite unità istituite espressamente (alcune decine) dove medici
compiacenti ed in linea colle direttive del regime si incaricavano di dare loro
“la morte misericordiosa”; -Tutti gli ammalati residenti nei vari ospizi, nei reparti di
lungodegenza, nei manicomi criminali, ecc. che presentavano sofferenze dovute a
senilità, epilessia, labilità mentale, disturbi vari di carattere neurologico,
criminali considerati affetti da malattia mentale, altri accusati da delitti
contro la morale, pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici da almeno
cinque anni, ecc.; Negli anni ‘40 e ‘41 vennero cosi
asfissiate col monossido di carbonio decine e decine di migliaia di tedeschi
selezionati da psichiatri che attingevano i nominativi da apposite liste
fornite dai centri di ricovero; -Nel 1940 l’operazione venne estesa
e con i gas di scappamento di appositi camions vennero assassinate
alcune migliaia di malati mentali della Prussia orientale e dei territori
polacchi incorporati nel Reich tedesco; -Dopo il sermone di von Galen e sino alla fine della guerra venne
praticata in molte “case di cura” la cosidetta eutanasia selvaggia con la quale
medici ed infermieri eliminarono pazienti incapaci di proficui lavori o
semplicemente fastidiosi per l’organizzazione che li aveva in carico; -L’inizio della campagna di Russia (giugno 1941) coincise con l’inizio
della operazione 14 f 13[16]
che consistette nell’eliminazione dei
deportati nei campi di concentramento dichiarati dagli psichiatri troppo
deboli per lavorare o troppo ingombranti per l’organizzazione del Lager. Questa
operazine di sfollamento dei Lager durò sino a fine guerra. Dall’interrogatorio del generale Morgen[17]
a Norimberga apprendiamo che ogni istituto in cui si praticava l’eutanasia
aveva il suo bravo direttore medico e che a capo di tutti questi istituti era
il professor Werner Heyde[18].
Altri medici che parteciparono all’Operazione decidendo della vita dei loro
compatrioti furono il prof. Nitsche, il prof Fritz Menneke ed il dr. Gorgass[19]
del corpo delle SS. Altri medici come Karl Theiner, Otto Heidl e Hermann
Fischer che esercitarono le loro attività nei Lager di Mauthausen, Strutthof e
Flossenburg furono arrestati appena nel 1954. Di altri ancora non si è saputo
mai niente.Probabilmente saranno ritornati indenni alla loro professione[20]. Le località in cui venivano effettuate le uccisioni programmate dai
medici erano diverse. Accanto agli ospedali e alle unità pediatriche che
vennero approntate per la bisogna (Kinderfachabteilungen),circa una trentina,
non mancarono i centri particolari allestiti per questi assassinii di massa:
quali Grafeneck e Brandenburg. I centri vennero creati nelle seguenti località: Grafeneck e dopo la sua
chiusura Hadamar, Brandenburg e dopo la sua chiusura Bernburg, Sonnenstein ed
il castello di Hartheim in Austria. Sul reclutamento del personale ci sono versioni diverse, da qualche parte
si scrive che furono reclutati tra personale di polizia senza particolare
attenzione, altri invece sostengono che si trattava sempre di volontari. Da
quanto è emerso dai vari processi e testimonianze si è indotti a ritenere
eccetto casi particolari si sia scelto l’individuo per questa operazione in
base a caratteristiche precise controllando i fogli matricolari di ognuno. A
questa operazione vennero comandati circa 500 soggetti delle categorie più
diverse a cui furono affidate mansioni che il più delle volte non avevano
niente a che fare con il lavoro che gli
stessi avevano svolto in precedenza. Tra questi 500, un numero limitato,
soltanto una novantina, parteciperà allo sterminio degli ebrei nei Lager
polacchi ed una ventina, a sterminio avvenuto proseguirà la famigerata carriera nella tristemente nota
Risiera di San Sabba a Trieste dopo l’8 settembre 1943. Inoltre bisogna sempre
tener presente che questa operazione dipendeva direttamente dalla Cancelleria
di Hitler e questo voleva dire essere iscritti nei ruoli del personale della
Cancelleria, il chè costituiva oltrechè un onore, anche migliori retribuzioni.
E’ indubbio che alcuni accettarono di partecipare all’operazione attratti dalla
possibilità di ottenere degli stipendi migliori. Per i partecipanti all’operazione eutanasia di ogni ordine e grado vi
era nel libro paga della Cancelleria un foglio rosso dell’OKW, voluto
espressamente da Hitler, che escludeva tassativamente costoro da ogni possibile
invio sui fronti di guerra e di quello russo in particolare. Hitler non voleva
che nessuno di loro rischiasse di eser preso prigioniero dal nemico. Quando terminò il programma dell’Operazione[21]
tutti i partecipanti vennero inviati in Russia, ma solo per essere adibiti a
compiti ospedalieri nelle retrovie in attesa che fosse predisposto il nuovo
programma eutanasia che allora si stava studiando e che doveva esse applicato
al resto d’Europa. Il Kriminalkommissar Christian Wirth[22],
un cattolico, che provenendo dall’operazione eutanasia sarà successivamente il
capo dell’organizzazione di quattro campi di sterminio in Polonia[23],
alle dipendenze del generale delle SS Odilo Globocnik ed aveva alle sue
dipendenze tutto personale tedesco che proveniva dai centri dove si era
praticata l’eutanasia. In pratica possiamo affermare che l’uso della segretezza (l’Operazione
T-4 era considerata un segreto di Stato), l’utilizzazione delle persone,
l’affinamento dei mezzi usati e la ricerca dei mezzi da usare per rendere lo
sterminio degli ebrei più rapido e meno sconvolgente per chi doveva praticarlo,
costituirono una vera e propria università dello sterminio. Lo sterminio stesso degli ebrei che inizierà nel 1942 si avvarrà in un
primo tempo dei risultati che il nazismo aveva
ottenuto utilizzando i camions e via, via, andra affinandosi attraverso
varie tappe e sperimentazioni sino a quando un’azienda del gruppo IG Farben
fornirà il non abbastanza vituperato gas Zyclon B. Ricordiamoci che l’eutanasia era iniziata con lo scopo dichiarato di
eliminare dei bambini idrocefali, mongoloidi, handicappati mentali e terminò
utilizzando le stesse persone per eliminare gli ebrei d’Europa e dopo l’8
settembre 1943 partigiani italiani e
sloveni, ebrei ed esponenti politici della Resistenza di Trieste e della
Venezia Giulia nella Risiera di San Sabba.
Alberto Berti Novembre 1994 BIBLIOGRAFIA Anzitutto devo fare riferimento agli atti processuali del I° processo di
Norimberga, alle deposizioni di Victor Brack, di Karl Brandt nei vari
interrogatori ed alla deposizione di Albert Hartl. Binding A.Hoche A. Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten
Lebens Lipsia 1922 (Consultato solo estratti essendo il
libro introvabile). Dicks
H.V. La libertà di uccidere Milano
1975 Dorner K. Nationalsozialismus
und Lebensvernichtung
in Vierteljahrshefte
fuer Zeitgeschichte 1967 Galen von C.A. Predigten in dunler Zeit Muenster 1993 Falconi C. Il
silenzio di Pio XII Milano
1965 Friedlaender S. Pio XII
e il Terzo Reich Milano 1965 Friedlaender Gerstein o l’ambiguità del bene Milano 196 Gruchmann L. Euthanasie und Justiz im
Dritten Reich Stuttgart
1972 Hochhuth R. Il
Vicario Milano
1964 Hoehne H. L’ordine
nero. Storia
delle SS Milano
1964 Kogon.E. Der SS Staat Berlino 1947 Leiber R. (S.J.) Pius XII und die Juden in
Rom, 1943- 44 Freiburg
1960 Lewi G. The Catholic
Church und Nazi
Germany New
York 1964 Neuhaeusler J. Kreuz und Hakenkreuz Muenchen 1946 Scalpelli A. San Sabba Milano 1989 (a cura di ) Reitlinger G. La storia
delle SS Milano 1957 [1] Josef Pilsuski. Da rivoluzionario assieme al fratello al tempo degli
zar a presidente della repubblica polacca. Il suo piano prevedeva l’uccisione
di un terzo degli ebrei polacchi, un terzo dovevano venire cacciati dalla
Polonia ed al terzo rimanente era concesso di assimilarsi. Vedi dichiarazioni
di Hans Allers a Gitta Sereny nell’opera citata alla nota n° 10.
[2] Karl Binding e Alfred Hoche-Die Freigabe der Vernichtung lebenunswerten
Lebens(Consentire di mettere fine alle vite che non valgono la pena di essere
vissute). Lipsia,
2° ed. 1922.
[4] Definita come “legge per la salvaguardia della salute ereditaria del
popolo tedesco” la quale precederà di una settimana le leggi contro gli ebrei
le purtroppo famose “leggi di Norimberga”.
[5] Gerhardt Wagner era anche presidente dell’associazione dei medici
tedeschi e viene in moltissime pubblicazioni considerato come il probabile
ideatore del programma della eutanasia.
[6] Karl Brandt, medico personale di Hitler e commissario del Reich per la
pubblica Sanità venne giustiziato il 2 giugno 1948 per i suoi esperimenti
medici.
[7] Philip Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuehrer,è considerato il
vero responsabile dell’operazione eutanasia, anche se poi la parte operativa
rimase nelle mani di Victor Brack che si avvalse per l’aspetto tecnico
dell’opera di Christian Wirth, ufficiale di polizia di Stoccarda.Bouhler si
suiciderà nel maggio 1945, Brack verrà impiccato nella prigione di Landsberg il
2 giugno 1948 e Wirth morirà ucciso dai partigiani nel gennaio 1945 in uno
scontro a fuoco avvenuto nei pressi di Trieste.
[8] Lo SD (servizio di sicurezza) era formato dalla polizia di sicurezza
che comprendeva anche la Gestapo (polizia segreta di Stato), la Kripo (polizia
criminale) e i reparti d’informazione. A capo dello SD era Reinhard Heydrich
che troveremo come promotore della conferenza di Wannsee in cui si deciderà la
Endloesung (la soluzione finale) degli europei, ovvero il loro sterminio.
[9] Il pastore protestante che secondo Hartl non avanzò alcuna protesta,
secondo quanto scrive Gruchmann nel suo libro, invece protestò energicamente
assieme ad unaltro pastore, il Braune.
[11] Entrambe le cose non erano vere: i due preti non erano spretati e il
professor Mayer aveva ammesso durante il controinterrogatorio di aver scritto
l’Opinione e di avere informato del suo contenuto gli altri suoi colleghi
dell’Università cattolica di Paderborn.
[13] Clemens August von Galen- Predigten in dunkler Zeit. Ed.Domkapitel
Muenster, 1993.In questo opuscolo sono riportati tutti e tre i sermoni
pronunciati da von Galen nell’estate del 1941.
[14] T4 stava per Tiergartenstrasse 4, la strada di Berlino dove si trovava,
sempre sotto un nome di copertura la sede dell’operazione.Il nome di copertura,
l’indirizzo, ci dice che alla Tiergartenstrasse 4 era la sede di una
caritatevole società per il trasporto degli ammalati!
[15] Criminali abituali, denominati nei Lager i “Verdi” dal colore del
triangolo che portavano cucito sulla giacca.
[16] L’operazione venne chiamata così in quanto prendeva il nome dal modulo
che dovevano compilare gli psichiatri per certificare l’idoneità del deportato
ad essere sottoposto all’eutanasia.
[17] Georg K. Morgen generale delle SS, giudice dei tribunali delle SS,
eseguì ripetute inchieste per conto di Himmler sugli abusi, malversazioni e
ruberie, specie di preziosi, che avvenivano nei campi di Concentramento e che
avevano per oggetto gli averi sequestrati ai deportati al loro arrivo.Fu in
questa sua veste che scoprì i furti d’oro ed altre magagne che portarono sia al
trasferimento di Rudolf Hoess dal comando del Lager di Auschwitz che
all’imprigionamento ed in seguito alla sua uccisione del comandante del Lager
di Buchenwald, Koch.
[18] Werner Heyde venne condannato a morte in contumacia da un tribunale
tedesco nel 1946. Esercitò la professione sotto falso nome (dr. Sawade) nella
cittadina di Flensburg, ai confini della Danimarca. Si costituì nel 1959 e nel
1963 fu trovato strangolato nella sua cella. Si era impiccato sul calorifero.
D. Allers, che amministrò l’operazione eutanasia, parlando dei
professori Heyde e Nitsche dice “ che credevano nell’eutanasia come
scienziati e non come nazisti.
[20] Alcuni medici, come il dr.Conti, che fu il primo direttore del progetto
di eutanasia, Bouhler, Linden e qualche altro a fine guerra si suicidarono.
[21] Il 24 agosto 1941 Karl Brandt ricevette l’ordine da Hitler di porre
termine all’Operazione. Da più parti è stato scritto che l’ordine di
cessazione, fu dovuto al fatto che alcuni giorni prima mentre il treno di
Hitler era fermo nella stazione di Hof
un gruppo di malati mentali veniva caricato su dei camions e la folla indignata
lo fischiò e lo insolentì.
[22] Christian Wirth, ufficiale della polizia del Wuettenberg, fu
considerato anche dai suoi subordinati e dai suoi superiori, come persona rozza
e sgradevole. Durante la prima guerra mondiale era stato insignito di più
onorificenze, fra cui la Croce d’Oro. Fu proprio lui ad eseguire il primo
assassinio di massa con gas di
cittadini tedeschi, malati mentali, nel gennaio del 1940 a Brandenburg e dopo
di questo inizio assunse una funzione di ispettore- controllore viaggiante dei
vari istituti esistenti.
[23] I quattro campi erano Chelmo (Kulmhof), Belzec, Sobibor e Treblinka. Il primo campo di sterminio ad entrare in funzione fu quello di Chelmo che iniziò la sua terribile attività usando particolari camions attrezzati per uccidere i prigionieri utilizzando i gas di scarico del suo motore.
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