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Milano tra utopia e rivoluzione

di Gino Marchitelli (edito attraverso crowdfunding)


Chiacchierata e colazione con Gino Marchitelli – febbraio 2018
Siamo al tavolino di un bar nella piazza principale di San Giuliano Milanese, con Gino Marchitelli, l’elettro-giallista, si chiacchiera di molte cose, ma soprattutto parliamo del libro “Milano tra utopia e rivoluzione” secondo libro con protagonista Lidia, una giovane ragazza del Sud che nel 1969, si trasferisce al Nord e vive appieno la trasformazione della società. Abbiamo conosciuto Lidia nel primo libro, “Il barbiere zoppo, una ragazza alla scoperta della Resistenza”, uscito nel 2015. Marchitelli, fa scoprire alla protagonista la propria storia e ci racconta la storia italiana, quella minore, che non si trova sui libri di scuola, ma non per questo meno importante.
“Milano tra utopia e rivoluzione”, prosegue nella narrazione di fatti storici che si intrecciano nella vita della protagonista, accompagnandola nella sua crescita e maturazione.


Partiamo quindi con la prima domanda:

D:“Perché hai sentito il bisogno di scrivere una storia con protagonista una donna e perché hai scelto quegli anni? (le vicende narrate si dipanano tra il 1969 e il 1974 n.d.r.)

R: Ho scelto una protagonista donna perché ritengo che le donne abbiano sensibilità e capacità di analisi nettamente superiori agli uomini. La mia sensibilità sui temi trattati era quindi più facilmente rappresentabile da una protagonista donna. Nel primo libro con protagonista Lidia ho raccontato una vicenda molto personale che ha le sue radici durante il fascismo. Ho proseguito la storia della protagonista in anni più recenti, per quanto lontani da noi, per raccontare la scoperta di una nuova visione del mondo. Sebbene fossi bambino ho ricordi nitidi di alcuni avvenimenti e quel periodo storico in particolare mi permetteva di sviluppare alcuni temi a me cari.

D: “Il romanzo è ambientato a Lambrate cosa puoi dirci al riguardo?”

R:Sono cresciuto a Lambrate, che era come un grande paese, scrivo di cose e luoghi che conosco, di personaggi realmente esistiti. La mia formazione è avvenuta lì. Ricordo cortili con 50/60 bambini. A 200 m da casa mia abitavano il comandante Visone, Giovanni Pesce e sua moglie Onorina Brambilla, ricordo gli operai che lavoravano nei cantieri che avrebbero cambiato il volto della città. Ricordo l’Università e i cappelloni, il fermento che c’era. Ricordo le bandiere rosse. Sono partito da Lambrate facendo l’autostop. Lambrate nel romanzo è una porta aperta sulla vita. Man mano che passa il tempo mi viene voglia di riappropriarmi delle fasi della mia crescita, di ritrovare il mè stesso bambino e poi adolescente.

D “La musica nel libro, nei tuoi racconti in generale, ha molta importanza, perché?”

R: Sono rimasto agli anni ‘70. La musica è la colonna sonora della mia esistenza, crea apertura di cuore e di mente, mi rende più attento e sensibile, stuzzica appetiti. Ascoltare la musica crea una condizione particolare per me quando scrivo e penso valga anche per le mie lettrici, per i miei lettori quando mi leggono.

D: “Alla fine del libro ci sono delle note molto dettagliate. Perché questa scelta?”

Per limitarci a Milano, succedevano 1000 cose al giorno, ho voluto aiutare il lettore a capire cosa succedeva e per me è stato difficile sintetizzare tutto il fermento culturale e politico in poche pagine, avrebbero potuto essere molte, molte di più.

D:“ La vicenda di Lidia proseguirà?”

R: Sì, senza svelare nulla della trama, Lidia vivrà la sua vita, farà scelte apparentemente diverse ma in linea con il suo personaggio, la sua figura di donna si arricchirà di sfumature e per il resto, dovrete aspettare il prossimo libro.

D: “Perché hai fatto la scelta del crowdfunding?”

R: L’editore dei miei libri gialli, Marco Frilli (scomparso nel 2016 n.d.r.) al quale avevo sottoposto il primo libro, si era mostrato molto interessato ma mi aveva chiesto di togliere le schede che riteneva troppe e troppo lunghe, ero e sono convinto, invece che le schede fossero e siano importanti per contestualizzare gli avvenimenti. Abbiamo discusso un po’ e non ho ascoltato la sua richiesta. Credevo fortemente nel libro e cercando una soluzione, ho pensato di ricorrere al crowdfunding per la stampa, anche come test sulla disponibilità della gente. Mi sono confrontato con Daniele Biacchessi e i Gang che avevano già fatto ricorso al crowdfunding, che mi hanno incoraggiato in questa scelta.
Il crowdfunding, per quanto molto impegnativo, consente un’indipendenza che non si potrebbe avere con un editore. Ho proseguito nella stessa scelta anche per il secondo libro.

Grazie per la chiacchierata, Gino.


redazione recsando /mb



per approfondire il sito di Gino Marchitelli: http://www.scrittorefelice.it/
FB: https://www.facebook.com/gino.marchitelli
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