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"Lo zio Tom è morto" è un libro di Fernanda Pivano, pubblicato postumo,  molto attuale, naturalmente se si tiene conto che è stato scritto circa 60 anni fa e quindi prima di Rosa Parks, Malcolm X, Martin Luther King e Barack Obama, in sostanza prima delle grandi lotte per i diritti civili e prima della Presidenza nera degli USA.

Il libro è diviso in due parti: la prima traccia una storia dei negri (e li chiama proprio così, NEGRI, perchè allora il termine non era considerato offensivo nemmeno dai negri stessi) dalle prime deportazioni agli anni '40 circa, mentre la seconda parte si occupa della vastissima produzione letteraria negra, partendo dai primi tentativi di scrittura, che scimmiottavano la scrittura dei bianchi, passando attraverso la produzione dei cosiddetti "mockingbirds", che appunto cercavano di imitare lo stile letterario bianco, dando vita, a volte, a delle bruttissime imitazioni, piene di luoghi comuni, di negri sorridenti e che parlano in maniera buffa (l'equivalente, in inglese, di "si badrone", tanto per intenderci) e di "mamies" grasse e bonaccione, sempre impegnate a fare torte per i bambini bianchi e a vestire le signorine delle famiglie bianche e così via, fino ad arrivare alle opere di Frederick Douglass o Langston Hughes, considerati tra i primi, veri scrittori negri di un certo spessore.


Il libro, nonostante l'argomento non proprio "leggerissimo" e nonostante la vastità del periodo storico e della produzione letteraria presi in considerazione, scorre  veloce e piacevolmente e disvela a poco a poco la presa di coscienza di un popolo che a fatica è riuscito ad affrancarsi, almeno in parte, dalla condizione di schiavo sottomesso.

Certo, come dicevamo, il libro è stato scritto prima dei grandi eventi storici che hanno segnato la progressiva liberazione dei negri (secondo chi scrive non ancora completata) e quindi non si trovano, in esso, tracce di alcun movimento, per così dire, "rivoluzionario". Semplicemente Fernanda Pivano porta in primo piano la storia e la cultura negra viste da una prospettiva diversa dal solito, e cioè, dal punto di vista dei negri appunto.

Leggendo questo libro, ci si rende conto del fatto che la liberazione degli schiavi negri è il risultato di un lento processo di elaborazione della propria identità prima di tutto come singoli individui, esseri umani con dei diritti, e poi come comunità e che senza questo processo non sarebbero state possibili le grandi lotte per i diritti civili degli anni '50 e '60.

L'affrancamento degli schiavi è stato, prima ancora che politico e sociale, "mentale": i negri hanno finalmente smesso di voler assomigliare ai bianchi ed hanno pian piano sviluppato una propria coscienza individuale e collettiva, diversa da quella bianca.

E tutto questo risulta ancora più evidente in campo letterario. A partire da "La Capanna dello Zio Tom" di Harriet Beecher Stowe, ufficialmente il primo romanzo con protagonisti negri, ma comunque scritto da una bianca, Fernanda Pivano percorre la letteratura negra successiva, a cominciare da "Dodici Anni Schiavo" di Solomon Northup forse la prima autobiografia di un negro, scritta un anno dopo La Capanna dello Zio Tom " e recentemente portata sugli schermi cinematografici dal regista nero Steve Mc Queen (niente a che vedere con l'omonimo attore bianco, naturalmente) , e proseguendo poi fino agli anni '40.

Non possiamo qui riportare tutti i titoli di romanzi, articoli e opere teatrali citate dall'autrice, che sono veramente numerosissimi e, crediamo, difficilmente reperibili in Italia. Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, rimandiamo all'enciclopedia Wikipedia, alla voce "Letteratura Afroamericana" e naturalmente vi invitiamo a leggere i romanzi scritti da bianchi e soprattutto da neri.


 

Alcuni titoli:

Alice Walker "Il Colore Viola"
Alex Haley  "Radici"
Kathryn Stockett "L'Aiuto"

Circolo Letterario 6x4 - Piera Scudeletti

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